Aube Perfect ver.

BBK/BRNK (Bubuki Buranki) è un anime del 2016 che racconta di come sulla Terra esistano da migliaia di anni dei robot sconosciuti alla gente comune e con un compito misterioso. Il nome generale dei robot è Buranki e possono essere pilotati solo da chi ne possiede il Bubuki (il cuore). Il protagonista Azuma, marchiato dal fatto di essere figlio di una donna che ha un dono speciale sul controllo dei Buranki, entra in possesso del Bubuki del robot Aube (in giapponese scritto come Oubu, il Re Danzante) e insieme a quattro amici (ognuno si occupa di un arto del mecha) parte per scoprire la verità su questi giganti.

Sentinel per questa uscita particolare spinge ancora oltre la sua tecnica realizzativa.

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La scatola si presenta opaca con il nome del modello scritto con caratteri trasparenti (si vedono solo sotto illuminazione). Il robot si presta molto a pose dinamiche e quindi abbiamo una spina dorsale a placche che può inarcarsi in avanti e in indietro. Le spalle possono flettersi sia in avanti che in indietro. Le braccia si piegano fino a 90° sulle spalle. I gomiti possono essere estratti per fare compiere all’avambraccio un piegamento di 180°. Anche i polsi possono essere estratti per permettere alla mano un movimento di 90°. Gli snodi delle anche possono essere abbassati per permettere una maggiore rotazione delle gambe. Il tronco può girarsi a destra e sinistra. Infine, anche le caviglie possono essere estratte per garantire maggiore posabilità.
Tutta questa grazia però ha richiesto il sacrificio del diecast all’esterno. Seppur elencato come materiale, si trova solo nei punti interni strategici, dove uno snodo di plastica non avrebbe retto. Nella scatola sono poi contenuti diversi set di mani e i componenti cuneiformi per il volo, che vanno attaccati sulla schiena previa rimozione di piccoli tappini. Se dal punto della posabilità ci troviamo di fronte a qualcosa di incredibile, permane però un difetto già visto nel Mazinkaiser. In quello erano le parti sopra le spalle a staccarsi facilmente. Qui invece sono le coperture delle anche, agganciate sempre con uno snodo a sfera, che tendono a staccarsi al minimo tocco. D’altronde il bacino è il punto in cui viene più naturale afferrare il robot, ma quei due pezzi sono proprio lì. Per fortuna si riagganciano molto facilmente.
La testa del robot è sormontata da una lama che una volta estratta diventa una specie di enorme spada (grazie a una magica sostituzione). Il resto è solo questione di design. Se vi piace, troverete un’action figure che spinge all’estremo il senso della sua categoria. Se cercate del freddo metallo invece, questo modello non fa per voi.

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