Godsigma GX-60

Soul of Chogokin gx-60 Godsigma by Mazingetter

Marzo 1980: Tokyo 12 Channel trasmetteva per la prima volta la serie tv in 50 episodi Uchu Taitei Goddo Shiguma (God Sigma, l’imperatore dello spazio), anime che, ambientato nel 2050, si snoda attraverso le imprese firmate nella lotta per la difesa della terra dal popolo invasore alieno degli heldiani, dal gigante di acciaio (altezza 66 metri) God Sigma, enorme automa formato dalla combinazione di 3 robot antropomorfi ispirati a cielo, mare e terra: Kuraioh (Tuono), Kaimeioh (Nettuno) e Rikushinoh (Terremoto). Un anno più tardi l’anime raggiungeva i nostri lidi segnando i ricordi d’infanzia di un’intera generazione, non tanto per una trama a dire il vero nel complesso abbastanza banale e noiosa, quanto per l’indubbia bellezza dei mecha che lo caratterizzano e la suggestività della loro combinazione in God Sigma, magistralmente riprodotta in uno dei più famosi godaikin dell’epoca, giocattolo tra i più ambiti di quel periodo e per il quale a più di uno di noi sarà certamente capitato di pregare innumerevoli volte il papà o la mamma a turno perché aprissero il cuore, ma soprattutto il portafogli, alle richieste del loro pargoletto implorante.
Luglio 2011: a distanza di 31 anni e spiccioli in pochi avrebbero mai immaginato che due pezzi da novanta come Daltanious e God Sigma, dopo anni di vacche magre (almeno per noi italiani) sarebbero stati riprodotti in versione Soul of Chogokin come modelli consecutivi nell’arco di appena 3 mesi. Aggiungiamo pure che nel bel mezzo di queste due produzioni CM’S Corporation ha dato il suo contributo con la commercializzazione del Jeeg per la serie Brave Gokin. Credo che alla luce di quanto appena scritto il 2011 possa essere considerato a ragione e senza tema di smentita sin da adesso un anno d’oro per i chogokin, almeno per gli appassionati del bel paese. Ma è tutto oro ciò che luccica? Bandai ce l’avrà fatta con questo modello a fugare le perplessità suscitate da alcune (seppur apprezzatissime) recenti release della serie Soul of Chogokin? L’imperatore dello spazio sarà anche l’imperatore dei chogokin? Lette le relative recensioni del Daltanious e del Jeeg CM’S non resta che farvi la vostra idea sull’ultimo arrivato in casa Soul of Chogokin, il controverso gx-60, modello sul quale si sono scritti fiumi di parole sul nostro forum e che, come sempre, anche stavolta non è riuscito comunque a mettere tutti d’accordo. Come al solito l’augurio è che le mie considerazioni possano guidarvi obiettivamente e correttamente nelle vostre valutazioni e nell’eventuale acquisto. Avanti dunque con l’ultimo mostro sacro dell’animazione robotica giapponese: ”Combinazione sigmaaaa!!!”.

La scatola
Già la confezione denota, sia per dimensioni (44 x 30 x 16 cm) che per pesantezza (2190 grammi) un contenuto decisamente sontuoso, degno dunque di un vero imperatore. L’artwork è come al solito ben curato seppur non eccezionalmente suggestivo, sull’anteriore l’immagine del robot assemblato, a destra, è affiancata a sinistra, contornato da fulmini, dal quadretto di gruppo Kuraioh, Kaimeioh e Rikushinoh, ciascuno dei quali nell’atto di brandire una delle relative armi in dotazione. In basso a sinistra il nome del robot ed il relativo codice. Dallo stesso lato, in alto, l’abituale logo Soul of Chogokin e della serie nonché della casa di produzione dell’anime. Sul retro la spettacolare immagine centrale dei 3 robot in fase di combinazione è contornata, a sinistra dai riquadri illustranti questi ultimi e le armi in dotazione a ciascuno di essi e, a destra, dalle foto che mostrano gli accessori ed i gimmicks del God Sigma nonché l’abituale basetta portaccessori. Tutte queste immagini, in combinazione variabile, sono riproposte sulle 4 superfici laterali del box.

Il contenuto
Come da tradizione, anche in questo caso Bandai ha posto una grande attenzione nella cura del packaging. Nella scatola troviamo un grande contenitore in polistirolo e, al di sopra di esso, due blisters di plastica trasparente e l’abituale libretto illustrativo. Vediamo nel dettaglio come i suddetti si compongono:
il contenitore in polistirolo è chiuso da un grande cartoncino, mantenuto in posizione da 4 larghe strisce di scotch che lo bloccano per tutto il suo perimetro. Rimosso questo tappo lo spettacolo che si presenta agli occhi è decisamente invitante, anche in questo caso infatti le nicchie in polistirolo sono contornate da una maschera di cartoncino colorato in classico stile vintage con su riportati i nomi dei mecha e degli accessori in corrispondenza dei relativi alloggiamenti nonché il logo dell’anime e, ovviamente, quello della serie Soul of Chogokin. Tutti e 3 i robot sono accolti in bustine di plastica trasparente, ciascuno a sua volta con gli avambracci foderati da sacchettini di plastica per evitare contatti indesiderati con il tronco. Centralmente, nella parte alta, con mani chiuse a pugno preapplicate, è stato piazzato Tuono, assicurato in posizione da due stecche di polistirolo, rispettivamente all’altezza del torace e delle ginocchia. Nettuno e Terremoto sono stati invece accolti nella parte inferiore del contenitore, rispettivamente a sinistra ed a destra, bloccati in sede da un’unica grande stecca comune di polistirolo all’altezza del torace e due stecche separate in corrispondenza delle gambe e con un paio di mani aperte preapplicate. Negli altri alloggiamenti, anch’essi rivestiti da buste di plastica, troviamo gli avambracci del God Sigma (per questi non c’è finestrella sulla maschera di cartoncino e si trovano ai lati delle gambe di Tuono), la spada di God Sigma (alla destra di Tuono), la spada di Tuono (alla sua sinistra), l’arpione squarciante (water gun) di Nettuno (alla sua destra) ed il fucile a trapano di Terremoto (alla sua sinistra).
Il più grande dei blister, largo e lungo quanto il contenitore di polistirolo, contiene invece: le 6 parti di plastica nera con cui comporre lo stand portaccessori, l’arco e la relativa freccia (kuurai kyuu) di Tuono, un paio di cannoncini intercambiabili sulle spalle di Tuono (per il lancio del colpo di tuono), il maglio gigante (rikushin hammer) di Terremoto, un paio di funi con rampini (double chains) per Nettuno, la grande ala (che compone pettorina ed ali del God Sigma), 2 supporti di plastica trasparente per la composizione di una basetta in grado di accogliere in alternativa la grande ala o le parti intercambiabili/removibili (snodi ginocchia e cannoni sulle spalle di Tuono), l’adattatore per simulare l’estrazione della spada dalla grande ala.
Il blister più piccolo è incassato al di sotto di quello grande ed accoglie esclusivamente le mani intercambiabili dei 3 robot piccoli e del God Sigma, per la precisione: un paio per l’impugnatura dell’arco e della spada per Tuono, due paia a testa (chiuse a pugno e per l’impugnatura delle armi) per Nettuno e Terremoto, 3 paia per il God Sigma (chiuse a pugno, per l’impugnatura della spada e dello scudo ed a palmo aperto con dita semiflesse).
Il libretto di istruzioni è come al solito completo, ricco di informazioni sulla serie tv, con riferimenti anche al modello vintage, belle illustrazioni ed istruzioni chiare ed esaurienti supportate da disegni tecnici (sembra ormai una sfortunata, infelice parentesi del passato quella delle foto a supporto delle istruzioni nei modelli del trio Tobikage).

I moduli

1-Tuono (Kuraioh)
Altezza 210 mm, peso 368 grammi. Il componente principe del God Sigma è costituito da metallo a livello di coscia, articolazione della spalla, sistema articolare dell’anca, supporto articolare della caviglia, inserti neri nella parte superiore della gamba e parte esterna dell’articolazione del ginocchio (quella che poi andrà a formare l’articolazione dell’anca del God Sigma), tutto il resto è in plastica. La veriniciatura è assai ben curata, se dovessi citare difetti sotto questo aspetto avrei seri problemi a trovarne. Dei tre componenti è quello visibilmente più penalizzato dal punto di vista estetico dal momento che le necessità di trasformazione hanno reso necessario riprodurlo con sproporzioni abbastanza vistose di alcuni segmenti corporei, in primis le gambe, decisamente sovradimensionate rispetto al resto del corpo e con aspetto quindi simil-elefantiasico. Quanto a mobilità la caviglia, ad attrito, ha discreti movimenti di inclinazione laterale, flessione nulla ed estensione estrema (necessaria per effettuare la trasformazione) così da scoprire la gamba liberandola per l’aggancio. I piedi possono essere sganciati per permettere, dopo la trasformazione, l’esposizione del God Sigma in alternativa senza di essi o con la bruttura di questi ultimi appesi al di dietro della parte superiore della gamba (secondo la più estremista mentalità ispirata alla dottrina dell’“all in one”). Bella la possibilità di alloggiare all’interno dei piedi di Tuono gli avambracci del God Sigma con un semplice sistema ad incastro simulando così nel modo più fedele possibile quanto visto nell’anime. La flessione delle ginocchia (anch’ esse ad attrito), è modesta e non supera i 45 gradi. Le anche hanno discreta abduzione e modesta rotazione, buone escursioni in flessione ed estensione, tutti movimenti governati da un sistema a resistenza. Le spalle, a scatto, ruotano a 360 e si abducono a 90 gradi, non hanno la possibilità di piegarsi in avanti o estendesi indietro. Gli avambracci ruotano completamente poco al di sopra dello snodo del gomito il quale, a scatto, consente flessioni non superiori ai 90 gradi. La testa, regolata da una articolazione a sfera, ruota a 360 gradi, ha modesti movimenti di flessione e discrete escursioni in estensione. Queste ultime sono consentite da un sistema localizzato alla base della testa. Qui la parte dello snodo che ne costituisce la femmina è articolata alla zona posteriore della testa ed è parzialmente mobile. Questa cosa, oltre a permettere l’estensione, consente di allungare il collo di Tuono (e soprattutto di God Sigma) di quel mezzo centimetro che nel robot assemblato risulterà di importanza fondamentale per non dargli un aspetto eccessivamente incassato tra le spalle. La trasformazione è veramente semplice ed intuitiva, se non altro perché scorre via in modo regolare ed assolutamente fedele all’anime. Per effettuarla è necessario “svuotare” ginocchio e coscia dallo snodo che le articola tra loro, operazione elementare, resa possibile dalla semplice digitopressione di un tastino posto sulla faccia posteriore della coscia. Ma la cosa più stupefacente è l’originalità del sistema articolare dell’anca del God Sigma, costituito da quella parte metallica, esterna, dell’articolazione del ginocchio di Tuono (priva di funzionalità in tale modalità) che si libera nei suoi movimenti con la rimozione dei blocchi articolari del ginocchio di quest’ultimo. E’ questa, probabilmente, la vera chicca tecnica del modello, l’aspetto che suscitava gli interrogativi di molti e su cui si potevano nutrire dubbi, se non altro relativamente al grado di mobilità che un sistema articolare con determinate necessità tecniche avrebbe potuto avere. Ed ancora una volta Bandai ha fatto centro fugando tutte le perplessità in materia e stupendoci in positivo. Sufficiente la dotazione in mani (un paio di pugni chiusi ed un paio di mani per l’impugnatura delle armi), accettabile l’arsenale (spada ed arco con freccia). Si segnala un unico, neanche troppo appariscente, segno di distacco dalle sprue sull’arco.

2-Nettuno (Kaimeioh)
Alto 195 mm per un peso di 325 grammi, Nettuno presenta nei piedi, nel sistema articolare di anche e spalle e nella struttura alla base del collo (che andrà poi a supportare l’articolazione del ginocchio del God Sigma) le uniche parti in metallo. La verniciatura è complessivamente molto buona, l’azzurro, di colore tenuemente metallizzato e senza particolari differenze tra parti in plastica ed in metallo, è forse leggermente troppo chiaro rispetto a quanto visto nell’anime, ma il difetto è tutto sommato modesto. Piacevole la realizzazione, in alcuni punti, di pannellature che ne aumentano il dettaglio, anche a livello della pianta del piede nella cui zona posteriore sono state riprodotte le bocche dei reattori. Curioso, ma nel complesso piacevole, l’aspetto in stile “catarifrangente” dell’inserto rosso sul petto, in parte ripreso in Terremoto. Ottima la sensazione relativa alla cura dei dettagli, non ho notato, almeno su di esso, alcun segno di distacco di sprue nonostante le molte parti in plastica. La posabilità è complessivamente accettabile e supportata da una articolazione della caviglia ad attrito con ottime escursioni laterali ma totalmente incapace di movimenti di flesso-estensione. Il ginocchio, a scatto (un solo scatto a dire il vero), non si flette oltre i 30 gradi e l’anca ha movimenti modesti in rotazione ed un po’ più ampi in abduzione (tali se non altro da non vanificare le buone inclinazioni delle caviglie). Il tronco non è articolato mentre le spalle, ad attrito,  ruotano a 360 e si abducono a 90 gradi. Gli avambracci sono liberamente ruotabili al di sopra dell’articolazione del gomito la quale, ad attrito, permette invece flessioni pari a 90 gradi. I polsi sono regolati da snodi a sfera, lo stesso dicasi per la testa la quale presenta totale libertà di movimento in rotazione e possibilità limitate in flesso-estensione. La fedeltà alla controparte animata è globalmente abbastanza buona, uniche pecche, dettate abbastanza chiaramente dalle necessità di trasformazione, le braccia troppo esili rispetto al resto del corpo (in qualche modo si doveva farle rientrare all’interno del tronco), ed i piedi forse sovradimensionati, soprattutto quando il modello viene osservato di ¾ o di profilo (pena avere un God Sigma “sogliola”). Soddisfacenti sia la dotazione in mani quanto l’arsenale (water gun e double chains erano quanto lecito attendersi  a meno di non proporre particolari effetti di laser/sparo più tipici dei SRC che non dei SOC). Le armi sono peraltro ben curate nella verniciatura, non hanno imperfezioni ne’ segni di distacco da sprue. La conversione per la successiva trasformazione in God Sigma è semplicemente elementare e chi abbia visto la serie animata sarà in grado di praticarla senza la minima difficoltà ed evitando il supporto del libretto di istruzioni per un banalissimo motivo: è esattamente analoga a quanto visto nell’anime e rappresenta il primo, vero, grande punto di forza di questo modello. I rischi di sverniciatura sono peraltro minimizzati dall’intelligente impiego dei materiali nei punti di contatto/attrito (vedi la plastica di durezza intermedia delle piastre a protezione della testa), anche a livello degli spinotti di innesto (2 sull’interno piede sinistro ed 1 sull’interno gamba sinistra, un po’ troppo sporgenti a dire il vero). Un unico appunto: nella serie anime i 2 suddetti pannelli, fuoriuscendo dal torace e dalla schiena del robot, presentano lo stesso colore azzurro della sua livrea, in questo caso sono stati realizzati in plastica grigia, un peccato visto che soprattutto il posteriore, quando ripiegato sulla schiena del robot, si distacca cromaticamente da tutto il resto trasmettendo un contrasto complessivamente non piacevole seppur poco appariscente data la localizzazione. Un consiglio: quando assemblate il modello staccate la testa dei 2 robot che compongono le gambe (la cosa è facile, basta tirare), questo vi permetterà di eliminare possibili (seppur modesti) rischi di sverniciatura dettati, con le flessioni del ginocchio, dall’attrito tra le piastre e la testa (comunque minimizzati dal tipo di materiali scelti) e, per Nettuno, di rimuovere quelle antiestetiche antennine (intelligentemente realizzate in pvc morbido per ridurre i rischi di rottura accidentale) che altrimenti sporgerebbero alla base della coscia destra del God Sigma, il tutto senza inficiare minimamente la tenuta delle ginocchia, garantita esclusivamente da un sistema ad incastro in cui le teste dei robot non partecipano assolutamente.

3-Terremoto (Rikushinoh)
Per Terremoto valgono in linea di massima le stesse considerazioni, sia in termini di vernicitura quanto di posabilità, appena fatte per Nettuno. Alto 195 mm per un peso di 337 grammi è strutturalmente realizzato in modo analogo al compare controlaterale (stesse parti in metallo: piedi, articolazioni di anche e spalle e sistema articolare alla base della testa) fatta eccezione per l’aspetto esteriore anche se a onor del vero nel mio esemplare ho dovuto constatare una maggior resistenza del sistema telescopico per il rientro delle cosce nelle gambe al momento della trasformazione. Verniciatura anche in questo caso assai curata, lievissimamente metallizzata e priva di particolari pecche, senza significative differenze tra metallo e plastica. Il colore grigio della piastra sulla schiena, pur non essendo il massimo, in questo caso si armonizza con il nero del robot certamente più di quanto non avvenga sul Kaimeioh. Nessuna differenza in termini di movimento articolare rispetto a quanto già detto per Nettuno. Anche in questo caso considero nel complesso soddisfacenti tanto l’arsenale (peraltro ben curato in dettagli e verniciatura) quanto il numero di mani in dotazione, lo stesso dicasi per i difetti già citati (braccia esili e profondità eccessiva).

4-Grande Ala (Big Wing)
E’ il jet che, lanciato dalla base di Trinity City, viene fatto decollare al momento della trasformazione del God Sigma di cui va a comporre il tronco (calando sul robot come una vera e propria armatura di potenziamento) e le ali. E’ quasi totalmente in plastica, unica eccezione la sua parte superiore (quella che si va ad appoggiare sulle spalle del robot per intenderci). La sua conversione è semplicissima, è sufficiente allontanare le ali dalla superficie ventrale aprendo la cerniera che articola in due metà il piano per l’appoggio della pettorina sulle spalle. Le ali sono a scatto e posizionabili in 3 modalità differenti: allineate (assetto di volo della grande ala), rivolte in alto (come quando agganciate al robot) e rivolte in basso (movimento introdotto per consentire la posizione diametralmente opposta che, con l’abbassamento di una delle due, le ali vengono ad assumere al momento dell’estrazione della spada laser dalla grande ala). L’inserto azzurro tra le due ali è sganciabile e costituisce lo scudo usato nell’anime dal robot. Bello il dettaglio delle pannellature sulle superfici dorsali delle ali e degli sportellini apribili sul loro versante ventrale. La cura della verniciatura anche in questo caso è complessivamente molto buona anche se dispiace dover segnalare forse l’unica, vera imperfezione del modello, un paio di chiari segni di distacco da sprue sul margine inferiore dell’ala destra, presenti (ma meno evidenti) anche a sinistra.

God Sigma
Preparati i quattro componenti alla loro combinazione finale la trasformazione diventa un gioco da ragazzi ed è praticabile attraverso pochi, semplici steps senza necessità di forzature (leggi: se stai forzando hai sbagliato qualcosa quindi fermati e riguarda i passaggi effettuati). Terremoto e Nettuno si agganciano alle cosce (gambe di Tuono) con un semplicissimo e solido sistema ad incastro (liberabile premendo lo stesso tasto sulla faccia posteriore della coscia impiegato per rimuovere il blocco articolare del ginocchio di Tuono). L’aggancio è estremamente scorrevole, esente da forzature e da rischi di frizione tra le parti. Gli avambracci di God Sigma sono applicabili ad incastro al di sopra di quelli di Tuono. Bello il sistema per cui una delle facce dell’avambraccio è costituita da uno sportellino apribile così da far fuoriuscire il pugno ribaltato al suo interno. Per ovvie ragioni di spazio questi pugni risultano relativamente piccoli e sottodimensionati rispetto alla mole del robot ma fortunatamente sono rimovibili e sostituibili con un altro paio più proporzionato. La grande ala è anch’essa applicabile molto facilmente, anteriormente viene bloccata a pressione ai fianchi del robot e posteriormente con un perno che si aggancia in un alloggiamento ricavato nella parte bassa della schiena di Tuono. Intelligente l’idea di minimizzare le frizioni tra materiali lasciando la pettorina lievemente distanziata dal torace e dalla schiena di Tuono. Il risultato finale della trasformazione non potrà lasciarvi indifferenti, impagabile lo spettacolo di un massiccissimo mostro del peso di 1080 grammi per una altezza di 28 cm (30 al culmine delle ali). Ma come già detto altrove nell’ambito di questa recensione, non è comunque tutto oro ciò che luccica, in questo caso specialmente per gli amanti del metallo. Se infatti il peso risulta nel complesso assai soddisfacente, altrettanto non si può dire delle parti in zama a vista, veramente pochine: piedi, inserti neri alla base delle cosce e fianchi. Le restanti parti esposte del modello risultano infatti composte da plastica. Ancora una volta, come nel Daltanious, si ripete il paradosso di un modello con peso più che invidiabile ma esteriormente del tutto (o quasi) in plastica. Non che personalmente la cosa mi tocchi più di tanto, ma posso comprendere come questo aspetto possa infastidire, e non poco, gli altri appassionati. Se infatti l’uso della plastica ha in questo caso un valore per gran parte funzionale e teso a minimizzare i rischi di sverniciature, graffi ed amenità simili, è innegabile come certi segmenti, anche se realizzati in metallo (di primo impatto mi vengono in mente le spalle), non avrebbero comunque comportato particolari problematiche (forse di bilanciamento?). Ad ogni modo, come ottima era la cura e la verniciatura dei singoli componenti, prevedibilmente risulta altrettanto soddisfacente quella del robot assemblato. Un cenno a parte deve essere dedicato all’effetto “catarifrangente” che Bandai ha voluto dare alla grande V delle grande ala sul petto del robot (che nell’anime è di color rosso fuoco uniforme). Anche se la cosa risulta decisamente poco fedele debbo dire in tutta sincerità che la trovo azzeccatissima e che l’effetto tridimensionale che trasmette ben si amalgama con il resto della struttura sposandosi a meraviglia con gli analoghi effetti realizzati sui toraci di Nettuno e Terremoto. Le linee sono complessivamente abbastanza fedeli all’anime anche se, dalla cintura in giù il mostro strizza l’occhio al godaikin vintage presentandosi un po’ troppo massiccio e sproporzionato, soprattutto rispetto ad un paio di braccia forse sin troppo esili, tributo in parte obbligato e dovuto alle necessità imposte dalla combinazione e compromesso a mio modo di vedere tutto sommato accettabile. L’aspetto risulta, quanto ad armonia delle linee, buono anche sul versante posteriore dove (a patto che non si abbia il cattivo gusto di lasciare appesi i piedi di Tuono) non si rilevano particolari brutture…… chi ha detto Daltanious?! Un modello così imponente e monolitico nella sua struttura tende a trasmettere inevitabilmente un’idea di staticità e scarsa posabilità. Ebbene, mai ci fu sensazione più sbagliata! Le caviglie hanno discreti movimenti di inclinazione, sia mediale che laterale e, così come quelle dei robot nativi, non hanno escursioni sul piano sagittale non potendo quindi flettersi o estendersi. Le ginocchia hanno mobilità assai limitata, la flessione non supera  i 30 gradi. In realtà la vera sorpresa del modello sono le anche, in grado non solo di assecondare, ma addirittura di superare in prestazione i limiti delle caviglie allargandosi in modo più che sufficiente e comunque oltre la capacità di queste ultime di inclinarsi. L’impossibilità delle caviglie di fare in modo che le piante dei piedi poggino per intero in terra quando le gambe sono molto allargate sono però in parte sormontabili sfruttando il movimento di rotazione delle cosce, anch’esso molto ampio ed imprimibile ancora una volta a livello dell’anca dove l’arto inferiore ruota fino a 180 gradi arrivando a girarsi completamente all’indietro. Intelligente l’introduzione di una piccola cerniera che permette lo spostamento in avanti della parte anteriore del gonnellino in modo da evitare che, con la rotazione dell’anca, i movimenti possano essere limitati dal contatto con l’angolo interno della coscia. Così facendo è possibile liberare l’arto inferiore da questo ingombro sterico sfruttando tutte le potenzialità dello snodo. L’anca (che agisce come articolazione ad attrito in tutti i suoi movimenti) presenta pure escursioni complessivamente buone in estensione e modeste in flessione. Gli arti superiori, essendo gli stessi di Tuono, quanto a movimenti registrano tutti i pregi e difetti già segnalati parlando di quest’ultimo. Lo stesso dicasi per il collo, sempre sottolineando come in modalità God Sigma la possibilità di allungare anche solo leggermente questo segmento come già detto sia di fondamentale importanza per non far apparire la testa eccessivamente incassata tra le spalle e per questo motivo anche meno sottodimensionata di quanto in realtà non sia. Gli unici due accessori del robot sono la grande spada laser (veramente bella) e lo scudo. Quest’ultimo, sganciabile dalla faccia posteriore della grande ala proprio come nell’anime, sembra decisamente troppo piccolo e sottodimensionato per un bestione di queste dimensioni. Se è vero che anche nella serie tv lo scudo non era poi così voluminoso, è altrettanto innegabile come metterne a corredo uno più grande e proporzionato di quello sganciabile sarebbe stata certamente un’idea assai apprezzata. Bella, anche se non fedele a quanto visto, l’idea di simulare l’estrazione della spada dalla grande ala con un semplice adattatore applicabile su quest’ultima. Carina anche la riproduzione sulla faccia ventrale delle ali dei pannelli apribili per la simulazione delle bocche di emissione dello scudo di sigma (un insieme di potenti raggi laser usati dal robot come arma di attacco). Nessuna novità significativa invece sul versante delle basetta portaoggetti, dell’abituale colore nero, è certamente carina, funzionale e tale da permettere l’esposizione di tutti gli accessori in dotazione, senza comunque discostarsi troppo da quelle dei componibili che l’hanno preceduta. Nella fattispecie Bandai ha peraltro corredato il modello di un secondo piedistallo espositivo di plastica trasparente che può essere alternativamente usato come basetta per la Grande Ala (quando si espongono i 3 robot separati) o per gli snodi rimovibili del ginocchio e le antenne intercambiabili delle spalle di Tuono (se si espone il modello assemblato).

In conclusione
Anche se, come detto, almeno esteriormente il modello si presenta quasi totalmente in plastica, è innegabile la bontà del lavoro svolto da Bandai  nella realizzazione di questo gx-60 che, rispetto ai suoi predecessori, segna alcuni importanti punti a favore tra cui la maggior cura di verniciatura e dettagli (a parte quelli segnalati sulla grande ala e sull’arco di Tuono non ho rilevato altri segni di distacco da sprue nonostante le molte parti in plastica) ma soprattutto una trasformazione che riproduce in modo estremamente fedele in ogni suo passaggio quanto osservato in video (con buona pace di alcuni precedenti, seppur tecnicamente validissimi, stravolgimenti, tipo Daimos…), il tutto con l’accorta scelta di materiali e soluzioni tecniche finalizzati a ridurre al minimo le eventuali frizioni/sverniciature/graffi. Se a questi aggiungiamo una dotazione in accessori soddisfacente, un grado di posabilità più che dignitoso ed un peso di tutto rispetto il giudizio finale non può non essere più che positivo. Insomma, per me è e rimarrà a lungo uno tra i migliori Soul of Chogokin mai prodotti. In questo caso la conclusione finale è una sola: comprate non appena ne avrete l’occasione questo gioiello e non ve ne pentirete. Perfetto, a questo punto credo di aver esaurito il mio compito ragguagliandovi su tutto ciò che di veramente importante c’era da comunicarvi sull’imperatore dello spazio, adesso tocca a voi stabilire, non appena potrete toccare con mano, quali siano le risposte ai quesiti da me sollevati in apertura di recensione. Fatemi sapere che cosa ne pensate sulle pagine del nostro forum dove vi attendo numerosi! Un affettuoso saluto a tutti ed un arrivederci alla prossima recensione da Stefano-Mazingetter!

(le foto sono state realizzate da SHIN)

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