Daitarn 3 GX-53

SOC GX-53 DAITARN 3 by Watta

Bandai SoC Gx-53 Invincible Stell Man Daitarn 3
La data : 24 aprile 2010

L’evento : è l’uscita di uno dei Robottoni più attesi dai collezionisti di Chogokin…

L’oggetto : il Cinquantatreesimo modello della linea S.o.C. di Bandai … il ‘Daitarn 3’!

e noi possiamo esclamare “Finalmente!” … malgrado poi debbano passare ancora un pò di giorni per ricevere il modello a casa, almeno per tutti coloro che hanno deciso di preordinarlo all’estero senza aspettare la metà del mese di maggio 2010 e ricevere la versione “Europea”. 

Daitan 3, Daitarn 3 o Daitarn III … arrivato nell’era del massimo splendore per i robottoni giapponesi, ha fatto innamorare di sè tantissimi ‘afecionados’ delle serie robotiche, scalzando dalla “classifica” dei preferiti tanti illustri predecessori! da alcuni anni lo vedevamo spesso indicato nelle classifiche dei robot più desiderati della serie SoC ma regolarmente veniva “sostituito” da modelli a noi poco se non addirittura sconosciuti… fino ad ora; oggi il ‘Daitarn 3′(il Sole) è realtà e segue -dopo qualche anno, ndr- il primo grosso robottone della Sunrise, lo Zambot 3 (La Luna); ma bando alle ciance, non mi dilungherò con una intro al cartone animato, andiamo a scoprire questo modello!

La Scatola

Tutto sommato è di media grandezza, l’impatto frontale può far pensare anche ad una discreta profondità, il peso di quasi 2Kg senza dubbio ci fà immaginare uno scatolone ma non è cosi; il peso c’è tutto ma la scatola non è grande ed è meglio cosi.La grafica è sobria, in stile classico bandai, sul davanti viene presentato il modello, sui lati troviamo scritta ed una foto, sul retro un’insieme ben schematizzato delle possibilità offerte con tanto di scritte esaltanti.Aperta la scatola vi troviamo un sarcofago di polistirolo ben sigillato contenente il modello e due contenitori di plastica impilati contenenti gli accessori; conclude il tutto un bel librettino illustrativo protetto da un sacchettino trasparente.La scatola di polistirolo ha un coperchio di cartone; rimosso lo scotch e tolto il cartone, appare a noi il Daitarn 3 ben protetto da un sacchettino e tenuto fermo nella scatola da due tronchetti di polistirolo; estratto il modello, dovremo liberarlo dai sacchettini che proteggono la parte bassa delle gambe e le braccia; il Daitan risulta alto e pesante.Nei contenitori di plastica trasparente troviamo una discreta quantità di accessori ovvero due fregi (uno è più piccolo e richiudibile), il volto con la bocca aperta, due piastre con il perno del polso, due pugni chiusi, due mani aperte, due pugni con indice e pollici estesi, due carrelli d’atterraggio, il timone centrale, i due pezzi che formano il BackPack munito d’ali e gli stessi due pezzi senza ali da usare nella modalità Daitarn-astronave, le due lame delle spade ed i due manici, due ventagli chiusi, due ventagli semiaperti e due ventagli aperti, due catene con pesetto da unire ai ventagli, il martello munito di catena e pesetto finale, i due pezzi che compongono il giavellotto, vari pezzi -alcuni veramente piccoli- che compongono il Laccio, tre Mach Patrol in scala con il robot ed una Mach Patrol trasformabile; infine troviamo la base cingolata ed il braccio di una gru per agganciare gli accessori.Ponete attenzione nell’aprire i contenitori plastici perchè un’azione troppo forte causerà l’esplosione del contenuto e conseguente spargimento dei pezzi in ogni direzione.

Il Modello

Il Daitarn 3 è un robot molto alto e trasformabile; il suo creatore ha previsto tre modalità :

– Daitarn Aereo
– Daitarn Carro Armato
– Daitarn Corpo Base (o Daitarn 3)

Esiste anche il modulo Spaziale, praticamente è identico a quello Aereo, ne cartone animato risulta bianco, circondato da una barriera anch’essa bianca.

Ogni modalità non richiede l’aggancio con pezzi aggiuntivi provenienti dall’esterno; tutto il necessario è dotazione integrale del robot, ci sono soltanto due pezzi che si sganciano ed agganciano in posizione differente, ovvero i due pezzi che coprono le braccia quando si vede la modalità Daitarn Astronave e che vanno a formare il BackPack posto sulla schiena del robot in modalità di combattente; Bandai è riuscita a produrre un Daitarn 3 che rispetta quasi totalmente queste caratteristiche!Solo i pezzi che compongono il BackPack sono differenti a seconda della modalità d’esposizione scelta (d’altra parte la soluzione sarebbe stata quella di produrre un pezzo allungabile penalizzando il design) pertanto ritengo questo SoC un vero gioiellino d’ingegnerizzazione, qualche cosa di veramante notevole, al di là di ogni considerazione su alcune scelte fatte dalla Bandai.Una volta estratto il Daitarn dal suo sarcofago di polistirolo e liberato dai sacchettini, ci porta subito all’opzione di ammirarlo nella sua modalità di robot da combattimento : inseriamo il fregio sulla fronte, sistmemiamo le mani e, seguendo quanto mostrato nel libretto -vi suggerisco di dargli una rapida vista prima d’iniziare a fare qualsiasi cosa- montiamo il backpack sulla schiena e sistemiamo le gambe … bellissimo! e qui viene il dilemma, lo lasciamo così oppure lo trasformiamo ??? e se lo trasformiamo, in cosa lo trasformiamo ? Astronave ? carro armato ? mentre il dubbio amletico ci assale ed assedia, meglio concentrarci sulla Mach Patrol e sugli accessori.
Mach Patrol :

La Mach Patrol è l’automobile trasformabile guidata da Banjo; nel cartone animato, l’auto entra nel Daitarn, l’intero abitacolo viene estratto dall’auto e … fino alla mitica frase pre-combattimento :

« Per la pace del mondo combatterò i meganoidi con il Daitarn 3! Se non hai paura di questa potenza, combatti! »

Come anticipato, il Gx-53 prevede una Mach Patrol in metallo e plastica e fuori scala e ben tre Mach Patrol in scala con il robot:
una di queste è in modalità Automobile, le altre due in modalità aero-sistema di cui una con le ali aperte, quindi “in volo” mentre la seconda ha le ali ritratte per simulare la configurazione per l’inserimento nel robot.La miniaturizzazione rende questi pezzi soggeti ad una facile perdita, perciò attenzione, specialemnte se le esponete per rendere visibile le dimensioni del Daitarn rispetto alla normalità (un colpo di straccio per togliere la polvere sarà sicuramente miciale).La Mach Patrol fuori scala non è una novità nella Linea S.o.C. (ricordate il Leopaldon ?) ma anche qui troviamo un oggetto in metallo eplastica progettato per trasformarsi senza l’uso di parti esterne per completare l’opera; certamente la trasformazione ha portato a dei compromessi -vedi i “baffi” gialli visibili nella parte frontale bassa in modalità automobile- ma l’insieme ci rende felici possessori di una Mach Patrol! nell’abitacolo poi è stato inserito Banjo in tuta di Pilota, ogni dettaglio è stato curato; anche la trasformazione segue le parti principali visibili nel cartone animato … peccato non voli! la trasformaizone è semplicissima : dal retro dell’auto, si estrae il timone di coda e si allargona le alette rosse, quindi si fà ruotare verso l’alto sia il timone che il motore (questo compie un’intera rotazione cosi da mostrare i motori a reazione dell’aero-sistema); poi si apre il muso dell’auto tirando verso l’esterno le ruote anteriori, si estrae la punta dell’aero-sistema tirando le alette gialle e si fanno ruotare le parti con le ruote verso il retro della Mach Patrol, facendo combaciare le ruote anteriori con quelle posteriori; per finire, si abbassano ed allungano le ali rosse laterali (sono “a soffietto”, una cerniera sulla fiancata ed una in mezzo all’ala).Cosa c’è che non và ? a parte le alette anteriori gialle già citate, a mio avviso l’unico neo è il colore del tettuccio:nel cartone animato è bianco, qui è color argento cosi come il colore dei montanti dell’alettone posteriore, blu anzichè rossi; i puristi storceranno sicuramente il naso ma tant’è, fosse stata una Mach Patrol fatta per la serie Popynica (quella del Pilder per intenderci, ndr) lo storcerei anch’io ma nel Gx-53 bisogna vederla come un Plus molto gradito da esporre per completezza del modello, per far rivivere i ricordi, sia in modalità automobile che in modalità aero-sistema (sicuramente la versione più gettonata).

Accessori :

Come certamente avrete notato, nel Gx-53 non è previsto alcun Display Stand; al suo posto è stato previsto l’utilizzo della base cingolata a cui unire il braccio di una gru e due paratie tutto ha colore uniforme); la cosa può sembrare strana eppure non è la prima volta che Bandai prevede di non inserire la classica basetta espositiva nera con scritta frontale e comunque l’effetto finale è gradevole oltre a permettere di tenere tutti i pezzi ben raggruppati e vicini al Robot.L’interno della parte cingolata è stato studiato per ospitare tutti gli accessori mentre sul bracico della gru trovano posto le tre coppie di pugni/mani ed il Daitarn Martello.Gli accessori sono stati tutti curati nei dettagli, nulla è stato lasciato al caso, seppur mi possa rimanere qualche riserva che vedremo al momento opportuno.Il colore delle mani e dei pugni è uniforme con la coppia di pugni -aventi dita snodate – già collegata al Daitarn; per usare questi accessori bisogna prima di tutto far rientrare nell’avambraccio il pugno snodato spingendolo verso l’interno, poi montare la placchetta con lo snodo del polso nello spazio che si è liberato, quindi, spingendo e ruotando, inserire il pugno -o la mano- scelta; pugni chiusi e mani con le dita distese ed aperte non sono una novità, il distinguo lo fanno la coppia di mani con indice e medio aperti che permettono di riprodurre la posa del Robot nell’atto di pronunciare la frase : “E ora, con l’aiuto del Sole, vincerò! Attacco Solare! ENERGIA! “I pugni con pollice e dita mobili consentono di impugnare le varie armi; la spada (ce ne sono due) prevede l’impugnatura di colore rosso con la guardia che si apre per permettere l’inserimento della lama (nel cartone animato, avvenuta l’apertura venivano generati dei fasci d’energia da cui scaturiva la lama della spada); la spada del Gx-53 è realstica e ben realizzata.Il giavellotto, avendo un’asta molto lunga, è composto da due parti che si uniscono all’incirca verso la metà della sua lunghezza; ad una estremità troviamo le quattro lame mentre all’altra troviamo il peso di bilanciamento; l’asta è riprodotta in modo tale da sembrare realmente estensibile; l’asta viene impugnata in modo molto semplice : si allargano ed aprono le dita e si fà ruotare il pollice verso l’esterno, s’inserisce l’asta nell’incavo della mano e si richiudono tutte le dita.sia le spade che il givellotto sono realizzati in materiale plastico.Il Martello è composto da una palla chiodata alla quale è collegata una catena metallica; al lato opposto della catena troviamo un peso di bilanciamento; palla chiodata e peso sono di materiale plastico.Una catena metallica la troviamo da collegare anche ai ventagli gialli; voglio ricordare che ci sono tre coppie – chiuso, semiaperto, aperto- per simulare i diversi utilizzi fatti dal Daitarn3 durante il cartone animato; le due parti del ventaglio completamente aperto, una volta unite, formano uno schudo; questo scudo non viene imbracciato ma impugnato grazie alle catene; le catene dei ventagli sono due, collegate alla parte centrale del ventaglio; questa parte è quella che si stacca ed attacca ai vari ventagli; all’estremita delle catene c’è il consueto peso; i pesi vengono collegati quando viene creato lo Scudo; il centro dei ventagli è la parte da inserire nell’incavo del pugno con le dita articolate.Il Daitarn Laccio non ha una catena bensì una parte di plastica rigida che riproduce una frusta e tante parti da montare per riprodurre, a scelata, l’arma appena sganciata dal robot (impugnatura più punta rossa), in fase di lancio (impugnatura, frusta, punta) o in fase di aggancio (punta con le due ganasce aperte oppure chiuse intorno al Megaborg -e qui o ne usate uno oppure usate la fantasia!); le due ganasce si possono quindi togliere e sono mobili grazie ai perni presenti ad una loro estremità; da notare che ci sono ben quattro elementi che riproducono la frusta -vi rimando al libretto per vedere come usarli-, peccato che dai fianchi del Daitarn non si possano staccare le corrispondenti placche rosse per aumentare il realismo; peccato veniale seppur realizzato anni fà in giocattoli di metallo meno pretenziosi (es. il Daitarn 3 della Clover).Esiste, non si vede, è il Daitarn Missile; per vederlo è necessario premere sulla parte bassa della placca inguinale di color argento chiaro; aprendo questo sportello, viene rivelato il missile di color giallo con testa rossa; ponendo la dovuta attenzione ed agendo sulla testa del missile, lo si fà alzare sulla rampa, in posizione di sparo (ma nn c’è alcune meccanismo); carino, di solito è un elemento sacrificato.Parte simbolo e distintiva del Daitarn 3, di chiara derivazione dall’elmo dei samurai, il fregio che orna la testa del robot è presente in due versioni : un fregio presenta due metà mobili, agganciate al sole centrale rosso, da usare nelle trasformazioni ed un fregio più grande, realizzato in pezzo unico ed usabile solo in modalità robot (due fregi a forma di mezzaluna, uno richiudibile ed uno fisso erano presenti anche nello Zambot 3, ndr).Chiudono la lista degli accessori il timone giallo (vediamo in seguito), le due parti del backpack e le due parti blu -stessa tonalità di colore del modello- da usare per coprire le braccia quando lo si trasforma in Daitarn Aereo.Visto il numero di accessori, personalmente, avrei gradito almeno la presenza dei veicoli di Beauty e Reyka oppure le miniature in metallo dei quattro personaggi umani.

Veniamo ora al pezzo forte, dividendo il commento per ogni modalità.
Innanzi tutto, estraendo il Daitarn dal suo sarcofago di polistirolo, si avverte immediatamente il notevole peso;poi, una volta posato su di un piano, ci si accorge di quanto sia alto, ci si rende conto immediatamente che supera abbondantemente (in altezza e peso) lo Zambot 3, il Daimos, il Vultus V ed il Combattler V.Il metallo c’è anche se lo si nota poco; piedi, parte bassa delle gambe e parti del corpo sono in metallo; il resto è in materiale plastico; i colori dati alle parti dei due materiali è uniforme, non ho riscontraro alcuna differenza di solore, specialmente per le parti di colore blu scuro; le parti in metallo non presentano sbavature e/o segni, specialmente vicino alle parti mobili.
Gli snodi sono tutti a scatto, ad esclusione dei polsi e dello snodo sul quale ruota la testa che sono a sfera.

Daitarn Modalità Aereo.

E’ la forma più semplice, aerodinamica, si vede sempre all’arrivo del robot poco dopo la chiamata di Banjo; Bandai ha previsto -giustamente- l’hangar destinato ad ospitare la Mach Patrol.Per ottenere questa modalità dobbiamo trasformare il Gx-53; l’operazione non è complessa ma è lunga pertanto vi consiglio di far riferiemnto alle istruzioni di trasformazione del libretto, procedendo con calma nei vari passaggi; sinteticamente si procede in questo modo :chiudete le punte del Fregio (se avete messo quello fisso, sostituitelo con l’altro); se state esponendo il Daitarn con i pugni aventi le dita articolate, fate ruotare il pollice all’interno del pugno, chiudete le dita e spingete il pugno all’interno dell’avambraccio, qunidi psingete ogni avambraccio verso la spalla; aprite ed estendete le spalle (prima la parte esterna e poi le punte); togliete le parti del backpack dalla schiena, estendete verso le gambe e ruotate il timone centrale giallo; aprite lo sportellino posto sulla schiena giusto sotto il collo e portate i cingoli piccoli in posizione perpendicolare con la schiena, quindi sollevate la schiena, facendo attenzione mentre la ruotate totalmente verso l’alto; estraete le paratie blu che trovate nell’interno del robot, fate ruotare verso l’interno le due metà del bacino, unitele facendo attenzione ai dentini di tenuta; fate rientrare i cingoli per poi estenderli verso il basso (ovvero verso il petto del Gx-53) (*) a questo punto, dovendo ottenere la modalità Aereo, facciamo entrare nella posizione corretta i due cingoli (spariscono nel torace), chiudete la testa nei due spallacci triangolari (ogni spallacio và prima formato unendo i due gusci, ponete attenzione ai perni interni) ed abbassate il triangolo ottenuto verso il basso fino al click;fermate la punta chiudendo lo sportellino posto sulla schiena, abbassate le due paratie blu (sono due prese d’aria per i motori); infine, unite le gambe incastrando opportunamente ad esse il timone e montate i due pezzi blu che coprono gli arti superiori; per terminare, staccate le alette gialle dalle parti che formano il BackPack e montatele all’esterno degli ultimi due pzzi montati…Il Daitarn Aereo è completato.Per dare stabilità, è possibile collegare due carrelli cingolati ai buchi presenti nella parte inferiore dei piedi.Lo sportellino dell’Hangar che ospita la Mach Patrol è ovviamente posto sotto le cosce : abbassate lo sportelino per inserirvi la Mach Patrol in scala in forma Aerosistema con le ali richiuse.Il design è fedele al cartone animato anche se la punta è inguardabile e le prese d’aria frontali blu sono delle sottilette, non coprono le cerniere che danno mobilità ai due pezzi rossi in alto (che in form adi robot si trovano sui fuianchi del Daitarn, ndr); bella l’idea di proporre anche i due carrelli, danno stabilità quando si appoggia il Daitarn Aereo; penso che come forma espositiva, ne valga la pena se si trova una base trasparente ta quelle porposte per i gundam oppure appendendolo con un robusto filo da pesca all’interno di una vetrina.un netto miglioramento estetico si sarebbe ottenuto con due spallacci interi al posto di quelli propposti da Bandai, decisamente brutti.

Daitarn modalità Carro Armato

Avrete notato che più in alto ho lasciato un asterisco (*), questo perchè, sempre partendo dal Daitarn corpo Base, arrivati nel processo di trasformazione all’asterisco, basterà far ruotare e rientrare le paratie blu, togliere il timone giallo, far rientrare la punta che contiene la testa e chiudere lo sportellino di fermo, ripiegare le ginocchia in modo da portare i piedi sulla schiena, consentendo ai piolini di incastrarsi nel bacino, ruotare in avanti gli arti superiori e, con attenzione, estrarre dall apianta dei piedi i cannoni telescopici! et voilà, il Daitarn Carro armato è teminato! se poi volete dare maggior spessore e mobilità al Carro Armato, fate ruotare verso il petto i due cingolini ed inserite il Daitarn sulla base cingolata : i cingoli della base sono in gomma e le ruote -tre per lato- girano (mentre i cingolini sono totalmente in plastica dura); la resa finale è molto carina, la pianta dei piedi non è liscia ed anonima, presenta delle griglie ed un anello intorno al foro d’uscita dei cannoni;peccato che l’accostamento dei due pezzi che formano il piede lascia una bella linea centrale che guasta un pò la visione; l’errore che ho rilevato è nei cingoli, le ruote dovrebbero essere cinque – due interne e tre esterne- invece sono solo tre; anche qui la punta formata dai due gusci-spallaccio rimane brutta, ma d’impatto visivo inferiore rispetto alla modalità Aereo.Mostrare il Daitarn Carro Armato ritengo sia una valida alternativa espositiva, tanto per cambiare un pò!

Daitarn 3 (Corpo Base)

Veniamo infine al pezzo forte, il Daitarn 3 in modalità “Corpo Base”;come anticipato, non è un modello con alta percentuale di metallo, ritengo sia un giusto mix tra zama e materiali plastici, considerando l’eccezionale trasformabilità; una volta montato il backpak sulla schiena, il fregio sulla testa e deciso quali mani/pugni montare, il risultato finale è un robot alto, possente, massiccio ma anche posabile! eh si, ormai Bandai ha imparato dagli errori commessi in passato e dalle innovazioni introdotte negli ultimi due anni e cosi noi ci ritroviamo tra le mani un SoC degno di questa sigla.Gli snodi a scatto, le articolazioni inserite a livello del femore, del ginocchio e della caviglia fanno saltare l’ostacolo della posabilità da baccalà tipica dello Zambot 3 (sarebbe ora il caso di rivedere questo Robot da parte di Bandai, ndr); l’effetto provato dop averlo tolto dal sacchetto protettivo è stato “calma, finiscilo e poi giudica”…ed infatti cosi è stato e devo dire che il Daitarn 3 SoC mi ha piacevolmente colpito; la testa curata nei dettagli e montata su un collo che ne permette un’ottima posabilità oltre ad essere parte attiva nel gioco delle trasformazioni, tant’è che c’è uno sportellino per il blocco/sblocco dell’intero pezzo “invisibile” che forma il collo; il volto montato di fabbrica è quello con la bocca chiusa, un volto inespressevi e talmente incastonato nella testa da far subito pensare “ma la bocca si apre o il mio modello è difettoso ?” – e si, perchè a prima vista mai verrebbe da pensare che il volto si “sfila” dalla testa spingendo sulla barbettina gialla in stile Egizio! il volto è tenuto in sede da due perni; rimosso il primo, è possibile inserire il secondo, quello con la bocca a aperta; ovviamente per tale operazione non deve essere montato il fregio sulla testa; anche l’aletta posta sulla nuca è mobile, si estrae quando mostriamo il Robot e scompare quando si effettuano le trasformazioni in Carro armato o Aereo; per quanto riguarda le proporzioni, penso che alla fine sia corretta anche se l’avrei preferita un pochino più grossa.Le spalle argentee sono in plastica, composte da DUE pezzi (anteriore interno e posteriore esterno) che si uniscono tramite un dente corto posto internamente al pezzo esterno -fate attenzione, ce ne sono due di denti, il più grande si usa quando ogni spallaccio deve assumere la forma di punta e nascondere\proteggere la testa; la parte esterna degli spallacci è poi chiusa da una paratia con tanto di grata in stile saracinesca (è la parte che sparisce nel torso quando si spinge la punta formata per l’aggancio al modello)…insomma, questi spallacci sono orrendi!tra l’altro si agganciano al robot mediante due dentini, ma nel momento in cui dobbiamo far ruotare la spalla, PRIMA ci si deve ricordare di sganciare i dentini, altrimenti si produce un attrito tra la spalla blu e lo spallaccio con conseguente -e sicura- rimozione di vernice da uno dei due pezzi! l’orrore ha però un’altra faccia:il meccanismo studiato per muovere ogni pezzo che compone gli spallacci è stato studiato in maniera da non dover ricorrere a pezzi aggiuntivi o sostitutivi…se non addirittura alla rimozione della testa! la trasformazione in puntale è buona, purtroppo l’effetto estetico ne risente in ogni modalità prevista.Il petto è imponente, la vernice rossa è perfettamente stesa e contrasta perfettamente con l’azzurro ed il blu che la circondano altre alla croce gialla (di materiale plastico) posata nel centro del petto.Il torso non è mobile cosi come non abbiamo alcun movimento in vita (beh, ovviamente, all’interno di questo blocco monolitico trovano posto alcuni pezzi delle varie trasformazioni), cosa per altro sopperita dalle articolazioni poste nel bacino; queste articolazioni permettono vari movimenti, per prima cosa però dobbiamo tirare verso il basso coscia della gamba da posare, dopo di che è possibile allargare verso l’esterno oltre che spostare in avanti o indietro la gamba; a ciò si aggiunge la possibilità di far ruotare la gamba sull’asse verticale, cosa dovuta essenzialmente all’impossibilità di realizzarlo come di consueto a livello di articolazione del ginocchio;la coscia non è un blocco unico come nel cartone animato ma è stata sagomata; i puristi ringhieranno, però non stà male, anzi, slancia il modello e s’integra con le forme delle braccia; forse Bandai avrebbe fatto meglio a creare dei pezzi con la linea di giunzione posta sui lati anzichè frontale; anche i tappini rettangolari lasciano perplessità, però si deve tener conto delle articolazioni che si attaccano alla coscia sia in alto che in basso; tirando la coscia li libera completamente lo snodo, rendendo perciò possibile al 100% il posizionamento della gamba (se non tiriamo, il movimento è assai llimitato);il ginocchio -appunto- presenta un articolazione a scatto che permette posabilità e trasformabilità (vedi Daitarn Carro Armato); la parte bassa della gamba, blu, in metallo, presenta il bordo superore e la parte frontale rinforzate con uno schiniero di colore giallo; da poco sotto il ginocchio, in posizione centrale, parte e si estende fino alla pianta del piede una lama di materiale plastico a forma di L uncinata (una per parte) : questa lama funge da arma ma anche da ala posteriore quando il robot assume la forma d’Aereo; Bandai ha fatto in modo che tali lame possano spostarsi all’interno di una rotaia, garantendo così una mobilità mai vista prima d’ora; la chicca arriva con l’articolazione della caviglia; di base il piede è bloccato alla gamba ma basta tirare il piede verso il basso che si rivela a noi l’articolazione che è posta nella parte interna e posteriore della gamba; questa scelta permette una notevole escursione e gioco dell’articolazione; l’eventuale spazio libero viene riempito dalla canna del cannone che è alloggiato internamente alla gamba; le lame posson abbassarsi e seguire il posizonamento della gamba e del piede, simulando perfettamente quanto si vede ne cartone animato.i piedi ovviamente sono di metallo, blu e rossi; da notare una piccola differenza tra il giallo del metallo e quello delle plastiche gialle (di TUTTE le plastiche gialle visibili del robot), molto strano.La parte opposto delle gambe è pulita, si vedono solo le righe di giunzione ed i perni d’aggancio posti sulla parte esterna del ginocchio ed al centro della parte superiore della caviglia (i perno è a sx mentre a dx troviamo il corrispondente punto d’aggancio).Forse qualche d’uno se l’è chiesto: ma la parte frontale del corpo del Daitarn 3 non presenta alcuna riga d’accostamento di pezzi? eppure la schiena s’apre e il bacino ruota verso l’interno! ebbene, risposta semplice!la parte frontale, dalla base del collo all’inguine, è un unico pezzo! la stella gialla sul petto non si stacca, lo sportellino del Daitarn Missile è ben mimetizzato ed anche le spalle s’integrano perfettamente, tanto da sembrare un pezzo unico (almeno, nei modelli che ho visto è così) con il corpo. Sulle spalle si nota un accenno di forellino, è corretto.il braccio -argenteo e di forma simile a quella della coscia- è diviso in due pezzi; uno è collegato alla spalla (movimento di rotazione + movimento di alza/abbassa) mentre il secondo ad una estremità è collegato in modo da ruotare sul primo ed all’altra estremità è collegato al meccanismo del gomito; l’avambraccio blu, anche’esso di materiale plastico, presenta sulla parte esterna una stella gialla; l’avambraccio è cavo -ospita il pugno con le dita ed il pollice mobili e si sposta verso la parte superiore dell’arto- ed è composto in totale da ben quattro pezzi, cosa che comporta la visione di alcune righe di giunzione di troppo (sempre a mio parere, ndr) ma nel complesso è in linea con quanto proposto da Bandai in altri modelli.Guardando il Gx-53 di lato, si nota qunto sia massiccio, imponente, ben roporzionato; peccato la presenza di due fori posti in vita (si vedono da quasi tutte le angolazioni); posteriormente vediamo un modello pulito, anche grazie al Backpack posto sulla schiena; le altre parti in metallo sono inserite nel corpo del robot.quasi dimenticavo! le due “borsettine” rosse poste sui fianchi del Gx.53 sono mobili ma non staccabili.

Conclusioni

Senza dubbio Bandai è riuscita a produrre un Daitarn 3 trasformabile come mai prima d’ora; ricordiamoci che solo due pezzi devono essere tolti ed aggunti, il resto fà parte del modello; la posabilità è molto elevata, sia per gli arti superiori che inferiori, tant’è che l’immobilità del torso viene ampliamente sopperita da tutto il resto. E’ un gioiello.Gli accessori possono sembrare pochi ma c’è quasi tutto il necessario, manca solo la Rete e la Stella del Daitarn 3.Purtroppo ci sono da rilevare degli errori e delle omissioni; il giallo posto sul metallo non è uguale a quello delle parti in plastica e si nota; la Mach Patrol ha il tettuccio argento mentre dovrebbe essere bianco e i tiranti dell’alettone sono blu anzichè rossi; la stella sul petto è fissa ed il missile non è sparabile (e ce ne è solo uno!); gli spallacci sono quanto di più brutto potesse venir realizzato ma è quanto si deve pagare per avere un modello quasi totalmente trasformabile e comunque alla forma che assunomo una volta posto il modello in forma “Corpo Base” ci si abitua ben presto e poi, ai pignoli, rispondo che così come l’han fatti vien permessa massima posabilità alla testa! basta capire bene come incastrare i due pezzi che compongono ogni coprispalla; a tutto ciò s’aggiunge la mimica facciale che il Daitarn 3 può assumere! purtroppo però c’è un solo volto con la bocca aperta, ma volete mettere posare il nostro modello nell’attimo di esclamare “Ed ora, con l’aiuto del sole vincerò!” ? non ha prezzo!Nell’insieme, per la tecnica realizzativa il Gx-53 merita un bel 9 mentre, per la parte estetica, prendendo in esame tutte e tre le modalità, si merita un buon 7,5 benchè, al primo impatto, si possa pensare diversamente (scusate il voto basso ma certi errori non si dovrebbero commettere).Malgrado abbia ancora il dente avvelenato per la realizzazione dello Zambot 3, non mi son fatto influenzare e devo onestamente dire che nell’insieme il Gx-53 risulta essere un bellissimo modello, una piacevolissima sorpresa, senza dubbio costoso, specialmente in questo momento poco favorevole per la nostra valuta sullo yen, ma i soldi spesi per il suo acquisto ci stanno tutti, pertanto questa volta non critico la bassa percentuale di metallo presente e mi sento di consigliarne l’acquisto, badando soltanto a dove lo acquisterete perchè ci sono ancora -e purtroppo- parecchi venditori che sparano cifre assurde; ne consiglio l’acquisto anche ai puristi, tranne a quelli che vogliono assolutamente il bianco al posto del metallo, a questi consiglio d’acquistare il Daitarn 3 in Pvc della Banpresto! e se poi volete un ripiano a lui dedicato, beh, ve ne servono tre! approfittate quindi della vendita della versione appositamente fatta per il mercato europeo, non cambia nulla ma almeno ha un prezzo allineato a quello del mercato Giapponese.
Questa recensione é lunga, se siete arrivati fin qui vi faccio un applauso! ha richiesto diverse riletture e sistemazioni – oltre a qualche distrazione legata al tripl…al TRE ^__^ – e sicuramente mancherà qualche cosa ma spero vi sia d’aiuto unitamente alle foto del buon Paolo “Shin” per farvi una vostra idea di questo modello.

Non mi resta altro da fare che rimandarvi alle prossime recensione, sempre qui, sempre su JapanRobot!
un caro saluto, il vostro M.”Watta” Pellegrini. (Ritorna alla prima parte).

Watta
(le foto sono state realizate da SHIN-PaoloMK2)

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