Athena Cloth

Il personaggio:
Narra la leggenda che ogni volta che il male tenti di conquistare la Terra, la dea Athena rinasca per opporvisi. Nella nostra epoca è Saori Kido la manifestazione terrena della dea olimpica. Ma per affrontare Hades, il signore degli inferi, anche lei ha bisogno di indossare un’armatura: l’Athena Cloth.

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Il modello:
L’Athena Cloth rappresenta forse il vertice di tutti i myth usciti finora, essendo un personaggio molto atteso e dall’importanza fondamentale per i fan di Saint Seiya. La sua struttura è molto particolare, ma una volta tanto Bandai non si è persa in un bicchiere d’acqua, come è successo per altri personaggi importanti.
Ovviamente, non si può pretendere la perfezione assoluta perché il soggetto è di base molto difficile. Si tratta di un personaggio femminile, quindi molto più esile e con meno equilibrio di uno maschile, che si trova a indossare un’armatura molto ingombrante.
L’object rappresenta un’immagine di Athena con il classico elmo corinzio e dotata di ali, rispettando quindi la tradizione greca che vuole fra i suoi soprannomi anche quello di “dea alata”. Nella mano destra stringe il bastone che rappresenta la dea Nike, mentre nella sinistra lo scudo chiamato Egida (sebbene privo della testa di Medusa, che in Saint Seiya è ad appannaggio del Saint di Perseus). L’assemblaggio non presenta problemi di sorta, bisogna solo fare attenzione a posizionare bene i vari pezzi, che devono essere perfettamente incastrati nella loro sede.
Per quanto riguarda il personaggio, ci sono diverse opzioni. Iniziamo dalla versione anime. Innanzitutto per il problema dell’armatura ingombrante su un personaggio esile, Bandai ha risolto dosando al millimetro l’utilizzo del metallo. In sostanza le parti sacrificate alla plastica sono i coprispalle e le coperture per le braccia. Per il resto siamo nella media degli altri myth risultando di metallo avambraccia, busto, bacino e gambe. Nelle foto a corredo si nota immediatamente quali sono le parti di plastica e quelle di metallo. In realtà una differenza così marcata è dovuta all’illuminazione, infatti dal vivo la differenza è quasi impercettibile.
La caratteristica della versione anime è in sostanza solo la “gonna”. I faldoni che compongono l’object vanno staccati e sostituiti con altri più corti. Sotto di questi vanno agganciati quattro pezzi in pvc che simulano la tunica che Saori solitamente indossa. Il punto critico riguarda il fatto che i faldoni si agganciano tramite un giunto a sfera all’armatura del bacino e quindi sono liberi di muoversi a piacimento. Quindi per ottenere una bella esposizione la loro postura va curata molto bene pezzo per pezzo. Ovviamente questo tipo di esposizione penalizza il fatto che anche le gambe siano armate, ma d’altronde nell’anime appare proprio così. Le ali sono in plastica e possono muoversi in diverse posizioni. Ovviamente dato il loro ingombro, sono queste che pregiudicano la stabilità generale del personaggio. Bisogna studiare bene come disporle perché Athena rimanga in piedi senza l’aiuto di sostegni esterni. A tal proposito Bandai ha comunque incluso nella confezione un display stand con il nome della dea inciso in greco. Oltre a essere utilizzato per l’object si può anche sfruttare per il personaggio. Per aiutare alla stabilità sono quindi presenti anche delle parti per mentenere Saori in piedi e a reggere anche lo scudo. Per lo scudo, bisogna fare notare che è incluso anche un tipo di aggancio che permette alla dea di sollevarlo e usarlo come difesa, oltre che tenerlo con la mano sinistra al suo fianco.
Un’altra opzione espositiva possibile è quella di realizzare la versione manga. In questo caso i faldoni corti della gonna corazzata vanno sostituiti con quelli lunghi che si usano per l’object, mentre per quanto riguarda l’emblema di Nike è presente nella confezione anche la sua variante manga. La gonna in pvc può essere indossata (come nella battaglia contro Hades) oppure esclusa (come appare in Next Dimension). Nel secondo caso giocando con lo spazio dato dai vari faldoni è possibile valorizzare l’esposizione mettendo in mostra anche l’armatura dei gambali. Ovviamente è possibile anche usare i faldoni corti senza gonna in pvc, lasciando così le gambe completamente scoperte, ma personalmente la trovo una rappresentazione poco convincente. Il difetto del myth è che proprio per sua natura non si possono realizzare pose estremamente dinamiche, ma con un po’ di pazienza e di inventiva qualcosa di carino si riesce a ottenerlo.
Ultimo commento per la testa. Come visto per Tethis e poi per Dohko EX, anche Saori è dotata di ciocche dei capelli mobili. Per la precisione ne sono inclusi due paia: uno da utilizzare con l’elmo e uno senza. Anche qui però permane un difetto, cioè che per la testa senza elmo esiste solo una capigliatura posteriore fissa, rendendo quindi quasi impossibile la rotazione della nuca (a meno di pose particolari).

COMMENTO FINALE

Il personaggio era di difficile realizzazione, ma Bandai ha ben studiato come rappresentarlo al meglio. Permangono alcuni problemi, soprattutto per la posabilità che richiede pazienza, ma oggettivamente non si può dire che il modello non sia riuscito.