Groizer X The Gn-u

Groizer X The Gn-u Yamato by Mazingetter

A cavallo tra il 1976 ed il 1977 Tokyo Channel 12 trasmetteva le 36 puntate di un nuovo anime robotico prodotto dalla Knack Animation a firma del Maestro Go Nagai e di Gosaku Ota dal titolo Groizer X. Sempre nota come una delle opere minori di Nagai, Groizer X (noto anche come Gloyzer X o Gloizer X), narra le vicende dell’enorme robot convertibile in aereo che, pilotato dal terrestre Joe Kasaka e dalla ragazza aliena Rita, combatte contro la razza aliena dei Gailariani che intendono conquistare la terra proprio a partire dal Giappone. Giunto in Italia nel 1981, quando Canale 5 ha trasmesso per intero la serie, l’anime non ha lasciato certo lo stesso segno di cartoni come i vari Mazinga, Atlas UFO Robot o Jeeg, ma si è comunque ricavato quella piccola nicchia nella memoria di noi bambini degli anni 70 per cui, quando poco più di un paio di anni fa Yamato ha annunciato la riproduzione del Groizer X come modello diecast per la serie “The GN-U ultimate super robot selection”, ci siamo comunque trovati di fronte ad una immagine a noi familiare. Il modello, immesso sul mercato nella sua prima versione coi colori tipici dell’anime a fine 2007, è stato fatto seguire a distanza di pochi mesi da una seconda, improbabile variante a tiratura limitata con parti verdi ispirata alla colorazione che caratterizza il mecha nel manga su richiesta del noto shop online nipponico Hobby Link Japan. Complice lo scarso successo inizialmente riscosso dal modello ed il conseguente, drastico calo di prezzi subìto con il passare del tempo,alcuni mesi fa, anche sotto la spinta della positiva esperienza chiamata Danguard Yamato, mi sono deciso ad acquistare una copia di questo gokin, con verniciatura rigorosamente normal. Passo quindi a riferirvi la mia personalissima opinione sul gokin….

LA CONFEZIONE:
La scatola è bella grande, forse anche troppo per quello che poi è il contenuto, ma purtroppo questo non è un difetto della sola Yamato ma di moltre altre case nipponiche produttrici di toys (e lo spazio sempre più carente per noi poveri collezionisti piange….). Le dimensioni sono esattamente di 36 x 27 x 14 cm. Sollevando il coperchio si accede ad una finestrella di plastica trasparente che permette di osservare il contenuto e in particolar modo il robot, confezionato in modalità aereo. Sul coperchio, di colore giallo-arancio, è raffigurata l’immagine nelle due conformazioni del Groizer X (aereo e robot in primo e secondo piano rispettivamente) contornata, sullo sfondo, dal grosso simbolo della serie GN-U, il cui logo figura anche nell’angolo in basso a destra. In alto a sinistra campeggia invece il logo della serie anime. Immancabile l’adesivo Dynamic. Sul retro, oltre alla foto del robot nelle due conformazioni con tanto di grandi frecce ad indicare la convertibilità del modello, sono raffigurate le miniature di G-Jet, G-Shark e G-Tank, i mezzi di supporto che nella serie anime intervengono in aiuto del robot e che sono stati riprodotti a corredo degli accessori in dotazione.

IL CONTENUTO:
Già lo si era intuito dalla finestrella trasparente, ma quando lo si estrae dalla scatola se ne ha la certezza matematica: il modello non è alloggiato nel rassicurante polistirolo che solitamente accoglie i modelli diecast proteggendone la verniciatura ma in un ben più spartano blister di plastica trasparente, degno al massimo degli eventuali accessori e quanto mai a rischio per eventuali scrostature di vernice vista la concomitante assenza di bustine o fogli protettivi di plastica trasparente. Appuntiamo la prima nota stonata, ma andiamo per ordine; il contenuto della scatola è così rappresentato e ripartito:
– Grande blister in plastica trasparente in cui troviamo alloggiato il robot in conformazione aereo, i due alettoni superiori di coda da applicare sul retro dell’aereo stesso e, in una bustina di plastica trasparente (ironia della sorte proprio là dove non ve ne era bisogno) le miniature dei tre mezzi di supporto, un piccolo missile per simularne l’uscita dal petto del robot, un missile grande, una scia che riproduce il fumo della propulsione da attaccare al missile grande stesso per simularne il lancio, un carrellino su cui appoggiare il missile grande. Nella parte inferiore di questo blister è presente un grosso scompartimento vuoto di cui sinceramente ignoro la funzione e che ipotizzo sia stato ideato per dare alloggio alle parti del papercraft di cui parleremo tra poco.
– Altro blister in plastica delle stesse dimensioni del primo in cui troviamo la basetta espositiva da utilizzare esclusivamente in conformazione aereo e scomposta in due parti (base originalmente conformata ad X e braccio con punto di aggancio al modello ad inclinazione regolabile), i tre carrellini di atteraggio da applicare all’aereo, le braccia del robot con pugni già applicati, un paio di mani aperte e il blocco formato dal bacino e dalle gambe del robot.
– Libretto illustrativo in bianco e nero, molto grande e completo delle istruzioni per la trasformazione del robot, per l’uso degli accessori e per l’assemblaggio del papercraft.
– Una busta di plastica trasparente contenente 5 fogli di cartoncino su cui sono stampate le varie parti di un papercraft da ritagliare e da assemblare con l’ausilio della scatola stessa e del contenitore in cartoncino che nella scatola accoglie i due blister. L’idea è decisamente carina anche se particolarmente poco pratica vista la cronica assenza di spazio per i collezionisti di gokin. Ad ogni modo è in questa maniera possibile riprodurre la base del Groizer che altro non è che una specie di aeroporto localizzato sull’isola di Akanè componendo così un diorama molto suggestivo, questa è certamente una nota di merito a favore di Yamato data l’originalità dell’idea.

IL MODELLO:
Nella scatola il modello è confezionato in conformazione aeroplano. Non è infrequente che
estraendolo gli alettoni postero-inferiori e i missili sulla superficie ventrale di quelli postero-superiori si distacchino spontaneamente visto che si incastrano a pressione. Poco male, si rimettono al loro posto e si prosegue, anche se la cosa non è certo positiva dal momento chei distacchi di queste parti possono verificarsi con una certa facilità anche mentre si maneggia ilmodello. Anche i missili antimateria sulla superficia ventrali delle ali sono applicati a pressione,ma a differenza delle parti di cui sopra godono di una maggiore solidità e stabilità. In questa modalità la lunghezza è di circa 15 cm per un peso relativamente esiguo (appena 200 g) condizionato dal fatto che a parte la porzione anteriore del corpo centrale per il resto l’aereo è completamente in plastica. Per completarlo è sufficiente applicare i due alettoni superiori di coda, confezionati separatamente e un po’ fastidiosi da estrarre dal blister per la sin troppo efficace tenuta dei fermi. I carrelli posteriori sono applicabili a pressione nei relativi alloggiamenti. Molto carino il sistema a molla che permette la loro estrazione semplicemente premendo lo sportellino sul dorso della parte posteriore dell’aereo tra i due alettoni superiori. Anteriormente il carrellino è facilmente applicabile rimuovendo l’appposita placchetta sul torace del robot. Il torace è apribile per simulare la fuoriuscita dell’ipermissile Xandron e, con l’accessorio simulante il fumo della propulsione, il suo lancio. Si tratta di accessori carini che non aggiungono però molto al valore del modello. I cannoni termici sul dorso sono in pvc morbido e non sono regolabili in inclinazione mentre sono ruotabili le relative torrette. La verniciatura non è quanto di meglio si sia visto ma, almeno in questo esemplare, a parte alcune evidenti imperfezioni soprattutto nei dettagli più minuti del volto e sulle ali, raggiunge la sufficienza a differenza di altre copie in cui più di una persona si sarebbe lamentata di grossolani difetti non si sa bene quanto favoriti dalla modalità di confezionamento. La basetta espositiva è originale e funzionale e permette l’esposizione dell’aereo con la possibilità di sceglierne il grado di inclinazione. L’aggancio alla carlinga dell’aereo è semplice e solido. Passiamo a questo punto alla trasformazione sempre che di trasformazione si possa parlare. In pratica per convertire il nostro Groizer in robot è sufficiente fare un semplicissimo lavoro di stacca-attacca in cui l’unica parte ad essere risparmiata è il torace del robot dal momento che le restanti parti dell’aereo devono essere rimosse totalmente potendosene tornare tranquillamente in scatola. Se è vero che è criticabile la politica dell’all in one avviata da Bandai con la pedissequa ricerca della trasformabilità senza la necessità di aggiungere o rimuovere pezzi nelle varie conformazioni (tendenza che comporta un inevitabile sacrificio del contenuto in metallo e della somiglianza alla controparte animata del robot), è altrettanto vero che se un gokin è convertibile deve pur sempre avere un minimo di convertibilità, praticamente inesistente in questo caso. Un minimo sforzo in più da parte di Yamato per limitare lo stacca-attacca non nego che mi avrebbe fatto decisamente piacere! Nella fase di distacco delle varie appendici mi sono reso conto che anche l’ala sinistra non ha un aggancio solido per cui mi è rimasta in mano applicando una trazione modestissima. Credo che si tratti però di un difetto della mia sola copia dal momento che l’ala controlaterale non soffre di questa lassità. L’unica trasformazione da eseguire è in pratica quella che permette alla testa di portarsi dal dorso al di sopra delle spalle ed è molto semplice da effettuarsi. A questo punto è sufficiente attaccare a pressione le braccia (anch’esse un po’ difficili da estrarre dal blister per effetto dei soliti fermi) ed il blocco bacino-gambe (a proposito, anche la copertura posteriore del bacino quando lo si estrae spesso si stacca ) ed avremo il nostro bel robot con un’altezza di 21 cm (al sommo delle antenne) ed il ragguardevole peso di 518 g. In questo caso il metallo non manca, sono infatti di metallo i piedi, le gambe, il blocco interno del bacino, il torace, le spalle e le braccia. In plastica abbiamo le cosce, il gonnellino, gli avambracci e la testa. Appena assemblato ho purtroppo avuto subito una brutta sorpresa: una vite (per la precisione la inferiore sulla superficie interna della gamba destra) se ne è andata allegramente a spasso per il tavolo. Munitomi di apposito cacciavite ho con pazienza riassemblato il tutto, ma decisamente non ci siamo….. Le articolazioni di ginocchio e anca sono a scatto. Le pime consentono flessioni notevoli favorite dalla presenza di appositi sportellini sulla parte superiore della facca posteriore della gamba e le seconde permettono sia movimenti laterali che in senso antero-posteriore. La notevole rigidità ed il suono emesso ad ogni scatto non mi hanno trasmesso una sensazione di particolare solidità, l’impressione è in pratica quella di rischiare di ritrovarsi con l’articolazione spezzata ogni volta che la si muove. Sopratutto a livello dell’anca l’escursione dell’articolazione è favorita dalla mobilità degli elementi (2 anteriori e 2 laterali) che costituiscono il gonnellino. Questi, in plastica, si agganciano al corpo centrale del bacino con dei pernetti che danno la sensazione di spezzarsi con estrema facilità (soprattutto negli elementi anteriori, uniti al bacino solo in corispondenza dell’angolo supero-mediale). Il consiglio è quindi quello di porre particolare cura nei movimenti delle anche, che peraltro consentono al modello di avere una posabilità assolutamente di rilievo (può essere tranquillamente posato in ginocchio). Le articolazioni della caviglia sono ad attrito e nel mio esemplare eccessivamente molli. Non permettono grosse inclinazioni essendo state concepite in modo certamente non ottimale con conseguente, parziale vanificazione della notevole lateralità dell’anca (anche se il massimo grado di apertura delle gambe con piante aderenti a terra è comunque più che accettabile). Il tronco è parzialmente ruotabile nel punto di aggancio tra addome e bacino. Le spalle sono ruotabili a 360° con uno snodo a scatto esagonale come quello delle spalle dei Mazinga Fewture. Le braccia sono abducibili a 90° grazie a uno snodo ad attrito separato. Ad attrito anche i gomiti, con movimenti di flessione di poco superiori a 90° garantiti dagli sportellini presenti sugli avambracci. I perni su cui si applicano le mani sono mobili e consentono quindi una certa libertà di movimento del polso. Veramente poche le mani: un paio di pugni e un paio di mani aperte, niente di più. La testa ruota liberamente a 360° con un soddisfacente movimento di flessione ed estensione. La verniciatura è nel complesso accettabile, i difetti sono sulle parti del robot decisamente meno evidenti che su quelle che compongono l’aereo (piccola scrostatura della vernice in una delle striscie rosse sulla gamba destra). Dal punto di vista estetico il modello è fedelissimo all’anime in versione aereo, un po’ meno in conformazione robot dove la testa appare un po’ troppo piccola e sottodimensionata rispetto al resto del corpo. Altro aspetto criticabile sono le caviglie del robot: causa il modo assurdo in cui è stato concepito lo snodo a questo livello lo stacco tra gamba e piede appare sin troppo ampio tanto da aver fatto ironizzare più di un utente sui vari forum del settore in cui il modello è stato scherzosamente ribattezzato come “il robot coi Bermuda”. Le miniature hanno una verniciatura tutto sommato buona considerate le dimensioni esigue anche se lasciano il tempo che trovano, personalmente avrei preferito che il robot venisse munito per esempio delle lame spaziali che nell’anime fuoriescono dalle ali dell’aereo.

IN CONCLUSIONE:
Penso di aver detto tutto. Come avrete capito non si tratta per il sottoscritto di un modello memorabile. Sinceramente l’abisso che c’è tra questo Groizer e il successivo Danguard lascerebbe addirittura ipotizzare che si tratti di modelli prodotti per linee diverse o addirittura di case diverse. Credo che il parziale insuccesso del gokin (non parliamo poi della variante verde di cui HLJ ha ancora difficoltà a disfarsi anche vendendola a prezzi ridicoli) oltre alla criticabile qualità realizzativa sia inizialmente stato dettato dall’assurdo prezzo oltre i 150 euro a cui veniva proposto (almeno qui da noi). Diciamo che a metà di quel prezzo (70-80 tutto compreso in altre parole) se ne può anche parlare, ma non di più, assolutamente.Conforta sapere che Yamato abbia fatto passi da gigante con il successivo GN-U Danguard ACE già recensito su queste pagine da Watta ma come spesso scrivo sul forum: se Bandaiha in simili prodotti la concorrenza se ne può dormire sognando sogni tranquilli tra mille cuscini.
Un caro saluto a tutti quanti, continuate a seguire le nostre recensioni su JR.

Mazingetter
(le foto sono state realizzate dall’autore dell’ articolo).