Shin Getter 1 Ex-Gokin

Shin Getter 1 Ex-Gokin n°14 by Mazingetter

Giugno 2011: la madre di tutti i Calvari modellistici giunge al suo ipersudato e supersoffertissimo epilogo, l’Ex Gokin Shin Getter 1 Fewture, rielaborazione in stile “gotico” a firma del mai abbastanza compianto Taku “Prof. Robo” Sato (e già su questa affermazione qualcuno potrebbe avanzare più di un legittimo dubbio visti i tratti non propriamente “satiani” dei bozzetti sulla base dei quali è stato progettato e successivamente sviluppato il gokin)  dell’omonimo mecha principale dell’anime “Shin Getter Robo, Armageddon”, viene finalmente lanciato sul mercato con un ritardo di oltre un anno sulle cui cause non è mai stato possibile fare chiarezza in modo definitivo, ma che più di una illazione addebitava a problemi strutturali relativi alle ali. Fin qui poco male, il problema si sarebbe limitato al solo, seppur notevole, ritardo di ingresso in vetrina del pupazzone se non fosse stato per i soliti giochi sporchi di lucro dei vari distributorucoli/venditorucoli che facendo leva sull’incredibile attesa creata da più di 12 mesi di ritardo hanno pensato bene di far lievitare a cifre assurde i prezzi dei preorders (anche per coloro che già avevano pattuito la quota) adducendo quale scusante un fantomatico taglio delle fornitura da parte di Fewture, mai confermato dalla casa produttrice e con prezzo del modello rimasto peraltro sempre immodificato sulla relativa pagina web di Artstorm. Già quanto appena riferito potrebbe essere ampiamente sufficiente ad inquietare anche gli animi più pacati, se a questo aggiungiamo che molti di coloro che hanno sborsato i sonanti euro richiesti si sono visti recapitare un modello con una od entrambe le ali spezzate (per la serie: un anno di ritardo per non risolvere il problema che lo ha causato) credo che le credenziali appena presentate possano bastare per tenere definitivamente alla larga dal tunnel Fewture chi poteva anche avere una lontana idea di entrarvi e per farvi uscire seduta stante chi già vi era dentro (a poco servono in tal senso le rassicurazioni di Fewture sulla fornitura di ali sostitutive a tutti coloro che le abbiano ricevute danneggiate, mossa peraltro discutibile e che già sta prestando il fianco ad operazioni di lucro)! Eppure non è così, per motivi che spesso risiedono nell’irrazionalità dell’animo del collezionista non è così, in molti comprano e continueranno a comprare questi prodotti. Lungi da me dare giudizi in tal senso, ma data l’Odissea che ha accompagnato l’uscita di questo Ex Gokin era il minimo che la sua recensione venisse preceduta da certe, a mio avviso doverose, premesse. Procediamo comunque con la valutazione di un gokin che, prezzo e difetti alle ali a parte (cose che sarebbero più che sufficienti per una stroncatura netta, diciamocelo…), mi ha sorpreso in positivo per più di un aspetto, soprattutto se rapportato alle soluzioni tecniche e all’accuratezza di dettagli e verniciatura dei suoi predecessori Ex Gokin.

La confezione
Non è grande, è decisamente enorme….. ma che dico enorme?!! Mastodontica! Ricalca in tutto e per tutto il packaging dei precedenti Ex Gokin Fewture, infatti la scatola vera e propria, in cartoncino spesso e rigidio, è alloggiata (protetta da un bustone di plastica trasparente) all’interno del suo brown box (misure 51 x 40 x 26 cm, presenta stampati, sulle superfici laterali più lunghe, nome e codice del modello), assicurata e bloccata in posizione dagli 8 classici angolari in polistirolo a protezione degli spigoli. Misura 46 x 32 x 20 cm ed è inguainata nella abituale fascetta di cartone lucido che ne riveste le superfici superiore, inferiore e laterali maggiori, presenta la riproduzione della testa del robot “spaccata” in due metà (quella demoniaca a sinistra e l’altra mascherata a destra) e, sotto di essa, il nome del modello. Molto bello il colore di fondo, nero centralmente, con graduale sfumatura e viraggio verso il rosso scuro/bordeaux nella parte superiore ed inferiore del frontale. Anche il coperchio della scatola, una volta “sguainata” dalla fascetta, non si discosta come artwork da quanto già visto in passato, essendo illustrato dal dettaglio fotografico in filtro rosso del petto del robot privo delle placche di rivestimento. Nulla di nuovo sotto il sole quindi, almeno per quanto riguarda questo aspetto, si conferma l’indiscutibile eleganza del packaging dei gokin targati Fewture.

Il contenuto
Rimosso il coperchio ed aperte le due alette di cartoncino che lo ricoprono si accede al contenuto che è costituito da:
– Una busta di plastica trasparente contenente 3 fogli, due più piccoli (uno illustra il funzionamento dello stand espositivo e la modalità di aggancio del supporto di questo alla schiena del robot, l’altro non è altro che il modulo per la richiesta a Fewture degli stand espositivi per le getter machines del trio getter prima stampa e dei vari jet scrander, great booster e scramble dash dei Mazinger e Great Mazinger 1969 normal ed anniversary) ed uno più grande, stampato in bianco e nero su ambo le facce, contenente le istruzioni del modello, anche in questo caso come nelle precedenti occasioni molto, troppo essenziali e prive di fronzoli. Anche se chiedere un vero e proprio libretto corredato da illustrazioni in stile SOC Bandai riconosco che potrebbe essere anche troppo, è altrettanto vero che l’eccessiva semplicità e spartanità del foglio illustrativo degli Ex Gokin continua ad essere un neo di questi modelli ed un aspetto che stride parecchio al confronto con l’eleganza del resto della confezione.
– Due grossi contenitori di polistirolo impilati l’uno sull’altro, di questi:
– Il superiore contiene, in alloggiamenti separati e ciascuno riposto nella proprio bustina protettiva in plastica trasparente: il modello privo di testa, lame sugli avambracci e ginocchiere,con pugni chiusi preapplicati ed assicurato in posizione da 4 fermi in polistirolo, le due ali (con le punte piantate nel polistirolo dell’alloggiamento che tradiscono spazi un po’ troppo risicati per quello che è il vero tallone di Achille del modello), 4 paia di mani (un paio a dita estese, un paio con sole 4 dita semiflesse ad artiglio, un paio di pugni bucati per l’impugnatura di falce ed ascia ed un paio con il manico del fucile preapplicato per l’impugnatura dell’arma), 2 maschere (una con ed una senza pupille), la getter machine eagle tenuta in posizione da 3 blocchi di polistirolo, le due ali della getter machine, la piastra pettorale, la piastra addominale, il generatore getter (da incastonare nel petto del robot), le 6 lame da applicarsi, 3 per lato, sugli avambracci del robot e contenute insieme in un’unica bustina, un piccolo contenitore di plastica trasparente (adattato all’alloggiamento dell’ala di destra e che comprime la stessa quasi a far piovere sul bagnato dell’accessorio più fragile del modello) contenente la testa e le due ginocchiere marroni. Lo stesso contenitore di polistirolo, sul versante opposto, da alloggio (tenuti in posizione nelle relative nicchie da striscie di scotch e rivestiti da bustine di plastica) alla base dello stand espositivo, allo stand della getter machine, a due bracci di diversa lunghezza regolabili in tezza ed al gancio applicabile alla schiena del robot.
– l’inferiore da alloggio alle armi del modello e cioè ascia, falce e fucili, variamente scomposti. Troviamo quindi qui contenuti: l’asta, la punta e la lama dell’ascia, l’asta, la punta e la lama della falce, i due fucili ed una basetta per evitare sverniciature alle basi di falce ed ascia nelle pose che ne prevedano l’appoggio a terra.

Mazingetter

(le foto sono state realizzate da SHIN-PaoloMK2)

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