King Joe GX-37

Il personaggio:

Fra i numerosi nemici di Ultraseven, seconda incarnazione del personaggio di Ultraman, spicca sicuramente King Joe. Si tratta del primo robot a comparire nel popolare telefilm degli anni ’60. Si presenta separato in varie componenti che si agganciano fra di loro per comporre la sua figura completa. Come spiegato nel libretto inserito nella confezione, in un primo tempo il robot doveva semplicemente chiamarsi “Robot degli alieni Betan”, ma quando un componente dello staff per la prima volta ne vide le fattezze esclamò la parola “kinjo” (lett: castello d’oro). Si decise quindi in base a quell’esclamazione di cercare un nome inglese che ne ricordasse la pronuncia: King Joe.

Scatola:

Dimensioni 23x20x10

La confezione di cartone contiene la classica scatola di polistirolo, per l’occasione dotata di coperchi del medesimo materiale, apposti su ambo i suoi lati. In quello superiore sono raccolti i 4 componenti del King Joe, la targhetta e l’astronave. In quello inferiore il display stand, i supporti e le antenne alternative.

Il robot:

Dato che nella scatola i componenti sono presentati separati, uno degli aspetti principali di questo chogokin è per l’appunto assemblarli nella figura finale. Estraendo le varie parti si notano subito due cose: gambe e busto sono interamente di metallo, mentre vita e testa+braccia interamente di plastica. I componenti sono già pronti per essere montati, mentre andranno trasformati per mostrare il loro vero aspetto da separati. Innanzitutto va fatto notare che più che “agganciati” i vari pezzi sono “sovrapposti”. La combinazione è semplice, dato che la vita si incastra sulle gambe, il busto sulla vita e la testa sul busto. Tuttavia questo incastro è abbastanza debole, percui se cercherete di sollevare la figura tenendola per il busto è molto facile che si separi dal resto (dato il peso delle gambe). Il modello è in grado di roteare i piedi, piegare le gambe all’altezza del ginocchio e muovere limitatamente braccia e dita. Diciamo che la sua posabilità è praticamente nulla. La combinazione fra gli innumerevoli gimmick di trasformazione e il particolare design ne fanno più che altro una statua. Ma visti proprio questi gimmick, è particolarmente interessante operare la trasformazione nei componenti separati. Innanzitutto per busto e vita si tratta semplicemente di estrarre delle antenne. La parte testa+braccia prevede invece un componente sostituivo per le mani, che le vede unite in un unico blocco. Tutta l’ingegneria del modello è disposta nelle gambe. Difatti le cosce si aprono rivelando dei vani in cui piegare all’interno le gambe. La particolarità è che la gamba non ruota usando lo snodo del ginocchio, ma attorno a un asse infilato nello stesso. Le paratie sulla cintura si aprono rivelando al loro interno delle antenne, che vengono quindi girate di 180°. Queste antenne possono essere sostituite dalle varianti presenti nella scatola. Dal punto di vista della verniciatura e della rifinitura, nessun problema da segnalare.

Il display:

Il display offre due possibilità espositive: componenti disgiunti e robot finale. Nella versione componenti bisogna utilizzare i 4 supporti di plastica trasparente dedicati ognuno a una parte del King Joe. La loro disposizione sulla pedana ne lascia scoperta la parte centrale dove, mediante un apposito pulsante, si apre una botola dentro cui riporre l’astronave degli alieni Betan. Nella versione robot invece questi viene posizionato al centro della basetta, sorretto dal più lungo dei 4 supporti precedenti, impedendo però alla botola di aprirsi.

In conclusione:

King Joe è un modello particolare, e lo si nota subito dal suo aspetto. Ovviamente, è un soggetto totalmente diverso dagli altri presentati nella linea Soul of Chogokin, ma ha dalla sua un certo fascino retrò e il peso non indifferente. Inutile consigliarlo per la posabilità (non ne ha) o per i dettagli tecnici (belli). Solo se il suo design vi dice qualcosa, potete pensare di prenderlo in considerazione. La qualità Bandai c’è, anche se magari si poteva fare qualcosa di meglio per gli incastri.