Aquarion GD-99

Aquarion GD-99 by Guitar Hero 78

Aquarion (Sōsei no Akuerion) è una spettacolare serie anime di fantascienza i cui 26 episodi sono andati originariamente in onda in Giappone nel 2005, ma che abbiamo avuto la fortuna di vedere anche dalle nostre parti per la prima volta nel 2006 su MTV. In estrema sintesi, Aquarion è il nome del robot antico e leggendario che viene ritrovato e riattivato dagli esseri umani per contrastare gli attacchi degli Angeli delle Tenebre, una specie misteriosa che rapisce e sfrutta gli uomini per estrapolarne la bioenergia. Il robottone è formato da tre astronavi più piccole (Vector Sol, Vector Luna, Vector Mars), pilotabili unicamente da chi ha particolari predisposizioni fisico/mistico/psicologiche, gli Element, e in base a come si assemblano i Vector esso ha tre configurazioni diverse.

E da questo anime di buon successo trae ispirazione il GD-99 Bandai, modello in plastica/die cast che riproduce molto fedelmente il trio robotico protagonista della serie. Uscito inizialmente nel 2005, come vedete non fa parte della prestigiosa linea Soul Of Chogokin bensì della DX Chogokin, che ha radici molto più antiche e che vanta nelle sue file uscite estremamente variegate (da Gundam a Godzilla). I perché di questa scelta probabilmente erano allora da ricercarsi nella giovane età dell’anime, troppo recente per annoverarlo tra i classici e quindi tra i SOC, in un contenuto die cast piuttosto limitato e da una serie di motivi che, come vedremo, rendono questo Aquarion un’uscita davvero unica, nel bene e nel male.

LA CONFEZIONE

Abbiamo uno scatolo che misura 43 x 27 x 15 cm, quindi abbastanza grande ma non esageratamente ingombrante per un modello così imponente. Davanti appare in tutta la sua maestosità l’Aquarion Solar (gli altri due appaiono invece ai lati della confezione) e le tre navi che sfrecciano lasciandosi alle spalle un sole che squarcia le nubi. Molto evidente il logo DX Chogokin. Sul retro abbiamo i tre robot scomposti nelle tre parti, cosa che evidenzia all’istante come questo sia un modello trasformabile, una foto del contenuto, tre foto estrapolate dall’anime e una miriade di scritte in giapponese stretto. Un po’ di confusione a mio avviso, ma anche tante informazioni estrapolabili dalle foto.

IL CONTENUTO

Tutto è alloggiato in un unico box di polistirolo, con una apertura davanti e una sul retro, quindi quando lo maneggiate fate attenzione a non aprire inavvertitamente la parte sottostante.
Nella parte superiore troviamo:
– le tre navi.
– le armi un po’ ammassate le une sulle altre (tre frecce, una freccia dorata, tre spade).
– tre coppie di pugni alternativi (per un totale di due paia per robot, uno a pugno chiuso e uno per impugnare le armi).
Nella parte inferiore si trovano:
– gli elementi per formare lo stand espositivo per il robot.
– 4 parti riflettenti da applicare alle Ali del Sole.
– un paio di talloni più funzionali per l’Aquarion Solar.
– due supporti per bloccare e tenere compatti il Vector Luna e il Vector Mars.
Naturalmente c’è anche il libretto, tutto a colori, pieno di chicche su quello che penso sia uno degli autori della serie, con uno spazio dedicato ad un modello di Aquarion trasformabile in Lego (!), poi le pagine sui tre Vector , sulla trasformazione e infine sul contenuto del box.

AQUARION DX

Diciamo subito che ciò che da sostanza, anima e che caratterizza l’approccio ingegneristico di questo bel modellone è l’incredibile trasformazione: anime perfect, all-in-one, chiamatela come volete, ma Bandai è riuscita nell’impresa di ricreare fedelmente e senza ricorrere a parti aggiuntive ciò che le tre navicelle portano a termine con la fusione. L’idea può senz’altro riportare alla mente il leggendario trio di navicelle Getter che, a seconda di come si combinavano tra loro, davano vita ad altrettanti super robot, ma la differenza sostanziale sta nel fatto che mentre nell’anime nagaiano la trasformazione si risolveva grazie ad un fantasioso morphing, in Aquarion grazie alla modellazione 3D e alla computer grafica le tre navi fisicamente operano una realistica fusione meccanica. E questo fa anche il nostro gokin, probabilmente rifacendosi agli stessi modelli CG: semplicemente impressionante il numero di punti di snodo, aperture, perni ed elementi a comparsa/scomparsa presenti nelle tre astronavi, potrei affermare che queste non presentano un solo centimetro della loro superficie che non sia interessato dalla presenza di una qualche diavoleria. E’ davvero una trasformazione lunga, complessa e ricchissima di passaggi da effettuarsi assolutamente seguendo passo passo il libretto allegato che, tuttavia, poteva dimostrarsi meno avaro di foto chiarificatrici a questo proposito. Siamo al livello di qualche transformer piuttosto ostico – mi viene in mente il Masterpiece Takara 05, Megatron, ecco, siamo lì– però ricordiamoci che qui le trasformazioni sono ben TRE! Ammetto che inizialmente son rimasto di stucco, oltre ad essermi divertito non poco e per un considerevole lasso di tempo… comunque se può esservi di qualche utilità, nelle foto che vedete ho provato a rendere più chiaro almeno come si arriva all’Aquarion Solar. Trasformatelo con calma! Non è delicato, ma senza pazienza ed attenzione è un attimo sbagliare un passaggio e forzare parti che in realtà non andrebbero toccate.
Altra cosa che differenzia questo modello da un transformer medio qualsiasi è la verniciatura di molte delle parti in plastica (piuttosto spessa e precisa tra l’altro, anche se caratterizzata da una gamma cromatica non troppo vasta) e all’utilizzo del metallo in parti abbastanza cruciali per potenziale delicatezza, ma parliamo di quantità limitate. E sicuramente è meglio così, perché purtroppo il nostro Aquarion è colpito da un difetto strutturale macroscopico che ne condiziona inevitabilmente il giudizio globale, e che demolirà l’euforia per la vostra prima trasformazione riuscita con successo: semplicemente, i tre mecha non si reggono in piedi. E non sto parlando di banali problemi di stabilità che magari si possono camuffare con una posa particolare, niente affatto, qui senza l’utilizzo degli appositi stand è difficile contemplare anche la “posa soldatino”. Questo lo dovevate sapere!
Il problema è dovuto al fatto che in tutte e tre le fusioni (per dirla come nell’anime) una vasta porzione di una delle tre navi va a posizionarsi a mo’ di zainetto sulle spalle o sulla schiena del robot di turno, che è sempre piuttosto alto, e a causa del proprio peso non può che trascinarlo rovinosamente a terra. Ciò sarebbe stato evitabile studiando un qualche espediente per rendere più pesanti gli arti inferiori per ancorarli a terra e al contempo alleggerire la zavorra sulle spalle. Ma capite bene che le trasformazioni sono tre e che quindi le navi possono avere tre posizionamenti diversi, pertanto immagino che meglio di così non si potesse davvero fare, se non cambiando completamente l’approccio all-in-one senza compromessi. Ma così è, prendere o lasciare appunto.
Per i motivi sopra riportati non ha molto senso parlare della posabilità: le potenzialità ci sarebbero pure, gli snodi sono sempre numerosi e in qualche caso si possono sfruttare i giochi della trasformazione per conferire movimenti “non previsti”, ma ribadisco che tutto ciò è inutile se non si può nemmeno accennare un passo in avanti, pena il rovinoso crollo di tutto l’ambaradan.
Già che ci siamo, puntiamo il dito contro un altro difettuccio: la grande quantità di plastica unita alle dimensioni considerevoli dei robot (vedi sotto) conferisce all’estetica un sapore un po’ giocattoloso, anche questo penso fosse inevitabile, ma in verità non è così evidente grazie alla già citata verniciatura di molte parti e al più che discreto livello di dettaglio. Ma il marking è modesto e se siete pignoli lo noterete subito. Personalmente, trovo in ogni caso molto belli e fedelissimi i 3 Aquarion e anche le tre navi separate, tant’è vero che non saprei darvi un consiglio sul come esporli nella vostra vetrina: anche nel secondo caso si fanno apprezzare sicuramente per la loro particolarità. “Particolare” è in effetti il termine che sceglierei se dovessi scegliere un solo aggettivo per descrivere questo prodotto Bandai…

I VECTOR E GLI AQUARION

Le Vector Machines sono davvero ben fatte e dall’estetica accattivante: fedelissime all’anime, forse solo leggermente meno affusolate, ben colorate e dettagliate, caratterizzate però da jimmick pressoché inesistenti, se si escludono le ali a scomparsa. Per quanto riguarda le caratteristiche, abbiamo il Vector Sol (caratterizzato da motivi rossi) che pesa 300 grammi, il Vector Mars (con motivi blu) pesante 330 grammi e il Vector Luna (motivi verdi) 190 grammi. Nei primi due è concentrato quasi tutto il metallo del modello, che, dopo le varie trasformazioni, finisce sempre nel bacino e nel busto del robottone di turno.

Aquarion Solar (26 cm, 820gr) : probabilmente quello più popolare ed equilibrato, presenta come testa il Vector Sol. A sua disposizione, una spada e la possibilità di estendere “le ali del sole”, aprendo ed estendendo il Vector Luna con un’altra bellissima trasformazione, garantendo un effetto coreografico niente male, anche se così il gokin diventa veramente ingombrante, aggiungendo altri 6-8 cm buoni alla già notevole stazza, a seconda di come vengono inclinate le ali. Comunque, è un bel vedere! Assente qualsiasi tipo di altri accessori, come il Mugen Punch o qualche effetto simulante armi energetiche come raggi, onde, effetti particellari, ecc. Questo vale per tutti e 3 i robot, purtroppo.
Abbastanza buona la mobilità di caviglie ed arti inferiori, possibilità di ruotare il busto, buono anche il lavoro fatto a livello delle spalle, tutto il resto non è particolarmente degno di nota quanto a posabilità, in particolar modo gomiti e testa con i loro movimenti limitati, e inoltre vi ho già avvertito: senza lo stand (che vi consiglio di ancorare a sua volta a terra, se volete azzardare una posa con un minimo di dinamismo), tutto cade flaccidamente a terra, nonostante i numerosi snodi a scatto.

Aquarion Mars (31 cm): a testa troviamo il Vector Mars, è veramente enorme e dotato di gambe lunghissime che nell’anime abbiamo visto all’opera con il Fire Kick, ancora una volta piuttosto mobili e ricche di snodi, ma, ahimè, incapaci di sostenere degnamente ciò che è stato posto sopra di loro. Bella la trasformazione dei piedi, che portano le appendici del Vector Luna a stravolgersi e a diventare due tripodi, non molto funzionali a dire il vero. Estremamente molliccio tutto il vistoso apparato spalle-coprispalle, la mobilità non sarebbe malvagia ma è arduo riposizionare gli arti nella posizione originaria senza aver spostato qualcos’altro in modo involontario. Anche qui troviamo una spada e… nient’altro.

Aquarion Luna (23 cm): il Vector Luna è alla testa dell’elemento più tozzo del “dinamico” trio, ma anche il più compatto e stabile, nonostante sia sprovvisto di talloni degni di questo nome. Intendiamoci, lo stand è comunque quasi obbligatorio. I movimenti degli arti inferiori sono un po’ limitati a causa della trasformazione molto elaborata subita dal Vector Sol, ma comunque sono più che discreti come pure quelli degli arti superiori, nonostante le enormi escrescenze che presentano questi ultimi. Geniale il meccanismo che porta due pannelli presenti nel Vector Sol ad aprirsi, ribaltarsi e trasformarsi in gonnellino per questo Aquarion, come pure l’immenso arco che si ottiene trasformando uno dei due avambracci nello stesso modo in cui si ottengono le Ali del Sole nell’Aquarion Solar. Ovviamente l’arsenale a disposizione annovera frecce e l’immancabile spada.

LE VERSIONI

Facciamo un po’ di chiarezza anche sulle versioni disponibili sul mercato:
Aquarion DX GD-99, originariamente uscito nel 2005 è il soggetto di questa recensione.
Aquarion DX GD-99 ristampa, virtualmente identico al primo (compresi gli accessori) tranne che per l’artwork sulla confezione.
– Aquarion Forced Attack Type GE-01, che NON è una semplice black version, poiché si tratta di un modello che appare effettivamente verso la metà dell’anime: formati dai 3 Vector da assalto delle Nuove Nazioni Unite (caratterizzati esternamente dai colori nero e grigio), gli Aquarion hanno una struttura simile a quella degli originali, ma sono equipaggiati con armi da fuoco invece che dalle spade.
Aquarion Gold Final Type GD-99G, esclusiva Tamashii, pertanto piuttosto raro e mediamente costosissimo, rappresenta la fusione perfetta dei tre Vector che si concretizza in un Aquarion completamente e unicamente dorato. Anche questo appare nell’anime in molte visioni sparse in diverse puntate e, in modo più concreto, alla fine della serie. E’ accessoriato con un doppio “Mugen Punch”, con gli arti superiori allungati a dismisura.
Per il resto, ogni tanto trapelano rumors a proposito di ulteriori ristampe, ma mai nulla di ufficiale. Quello che è trapelato con certezza invece, è un ennesimo Super Robot Chogokin… l’invasione di piccoli robot Bandai, infatti, prosegue da qualche tempo anche con una apprezzabile versione dell’Aquarion Solar, naturalmente non trasformabile.

CONCLUSIONI

Questo Aquarion è da sempre un modello molto chiacchierato, curiosamente quasi permeato da un alone di suggestività, ma spero che questa recensione vi abbia aiutato a capire che l’attenzione che attira su di sé forse è dovuta ad una certa rarità del prodotto (nonostante una ristampa), più che alle sue qualità intrinseche. Se dovessi giudicarlo con parametri convenzionali, infatti, non ne uscirebbe così bene, a causa della sua totale instabilità, della limitatezza degli accessori, della plasticosità che a molti potrebbe far storcere il naso e del prezzo assolutamente improponibile a cui si trova oggi.
D’altro canto, è effettivamente un oggetto caratterizzato da una sua unicità, una trasformazione pazzesca, una bella presenza scenica e inoltre è l’unico trasformabile dedicato ad Aquarion sul mercato e penso che tale rimarrà per molto tempo. Insomma è una “chicca” che per la sua particolarità in una collezione ci può stare benissimo per arricchirla e impreziosirla. Se poi adorate l’anime ve lo consiglio anche, a patto di non pagarlo più di quanto non meriti veramente. 200 euro? Anche troppi, ma il mercato oggi sembra non essere assolutamente d’accordo… e allora cercate di non farvi spennare in modo eccessivo e ricordate che la pazienza prima o poi ripaga. Alla prossima!

Marco “Guitar Hero78” De Bon

(le foto sono state realizzate dall’autore dell’articolo)

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