Atragon SGM-26

ATRAGON AOSHIMA SGM-26 by Mazingetter

La fine del 2008 ci ha riservato, a distanza di pochi mesi dall’uscita della stupenda Queen Emeraldas, l’immissione in commercio sempre da parte di Aoshima, ormai sempre più punto di riferimento nella produzione di spaceships ed affini, di un’altra storica nave. L’Atragon, prodotta come SGM-26, si ispira all’omonimo sottomarino noto in Giappone come Gotengo e protagonista del film Kaitei Gunkan (che tradotto in Italiano suona più o meno come: la nave da guerra sottomarina), uscito nel 1963 e prodotto dalla Toho tokusatsu film da un’idea di Shunro Oshikawa che non a caso nelle sue opere è stato sempre fortemente influenzato dai racconti di Jules Verne. Questa informazione, quando ne sono venuto a conoscenza, non mi ha assolutamente sorpreso ma ha anzi confermato i miei sospetti dal momento che è abbastanza evidente come l’aspetto dell’Atragon, nella sua semplicità quasi ingenua tipica della fantascienza vintage di quegli anni, richiami assai da vicino le fattezze del famoso Nautilus di Capitano Nemo. Aoshima ha prodotto due diverse versioni di questo modello in scala, una normale ed una limitata, differenti tra loro per tipo di verniciatura (pulita la prima, weathering la seconda) e dotazione in accessori (la normal è dotata di un paio di miniature che non sono contenute nella confezione della limited). La versione che mi accingo a recensire è la seconda, quella limited.

La scatola
La scatola è assolutamente enorme misurando 50 x 23 x 17 cm. Davanti è ritratto uno stupendo disegno in stile vintage del sottomarino che emerge dalle acque librandosi in volo, in basso a sinistra è applicato l’adesivo certificante la natura limitata del modello anche se non è specificato alcun numero progressivo ne’ mi pare che Aoshima ne abbia dichiarato la tiratura. Sulla superficie posteriore è invece illustrato il modello in varie proiezioni e ne sono indicate le parti mobili oltre ad alcune caratteristiche funzionali (luci, trivella e possibilità di trasformazione).

Il contenuto
è costituito molto semplicemente da un enorme contenitore in polistirolo con il suo bel tappo all’interno del quale, bloccato in modo assolutamente saldo nel suo alloggiamento da tre spesse stecche di polistirolo e protetto dal contatto col polistirolo stesso da un foglio di cellophane troviamo il nostro Atragon. In un più piccolo alloggiamento, all’interno di una bustina di plastica chiusa ermeticamente abbiamo invece la basetta espositiva in plastica con su indicato da un adesivo preapplicato il nome del soggetto e la scala in cui è stato riprodotto. Non manca il libretto illustrativo, in bianco e nero, molto chiaro e molto scarno come da recente tradizione Aoshima (concepito come quello della Queen Emeraldas).

Atragon
Una volta estratto dalla scatola l’Atragon, come tutte le altre navi spaziali Aoshima, impressiona subito per pesantezza. Più precisamente il modello misura 40 cm (scala 1:350) per 9 etti precisi di peso. E’ al 90% costituito da metallo, le uniche parti in plastica sono la torretta centrale, le lame seghettate nella parte anteriore, gli alettoncini anteriori e posteriori e il coperchio del vano batterie sulla chiglia; per il resto parliamo di spesso, pesantissimo metallo, trivella compresa. Il modello è essenziale nelle sue forme e nei dettagli, esattamente come nel film, e questa sua semplicità ne costituisce a mio avviso (almeno per chi lo gradisce) il vero punto di forza. Il numero assolutamente esiguo di pannellature, la forma poco complessa e affusolata e il minimalismo dei particolari rappresentano un richiamo irresistibile alla fantascienza romantica, ingenua e retrò tipica di quegli anni che personalmente mi affascina in modo incredibile.La verniciatura è assolutamente spettacolare e sono molto felice di poterlo dire dal momento che sulla recente Queen Emeraldas avevo dovuto prendere atto di alcune seppur modeste imperfezioni che mi avevano sorpreso dato l’ottimo livello della verniciatura delle navi spaziali precedentemente uscite per la serie SGM. Mi ha fatto quindi piacere constatare come, notando l’assoluta impeccabilità in tal senso dell’Atragon, i rilievi fatti sulla Queen Emeraldas fossero solo casuali incidenti di percorso. Uniche modeste imperfezioni le ho rilevate sulla trivella con qualche minima sbavatura dell’argento della filettatura sul nero del corpo della trivella stessa. Perfetta l’invecchiatura che accentuando le pannellature della nave spezza la monotonia del colore grigio che la caratterizza, e questo è anche il motivo per cui ho deciso di acquistare questa variante. Altra valutazione che mi ha spinto a buttarmi sulla versione weathering sono i colori, esattamente uguali a quelli della Space Battleship Yamato Bandai bpx-01, anch’essa dotata di pannellature che la rendono meglio accostabile all’Atragon limited piuttosto che al normal. Come da tradizione Aoshima anche questo Atragon è dotato di led luminosi. Le luci possono essere attivate previa applicazione di un paio di pile stilo nel relativo alloggiamento sulla pancia del sottomarino tramite un interruttore localizzato proprio al davanti di tale alloggiamento e sono 4 a livello dei reattori ed 8 sulla chiglia (4 per lato). Al buio la loro accensione, essendo molto luminose, offre uno spettacolo assai suggestivo al quale le foto rendono solo parzialmente giustizia. Gli interruttori sulla pancia della nave in realtà sono due, accanto a quello per le luci ne abbiamo infatti anche uno per la trivella. Ebbene si, la trivella ruota, e questo può avvenire in due sensi, orario (spostando l’interruttore indietro) o antiorario (spostandolo in avanti). La rotazione a dire il vero è abbastanza rumorosa, simpatico il sistema per cui contestualmente al movimento rotatorio della trivella il tridente sulla sua punta si sposta in avanti e indietro. Il sommergibile è in parte trasformabile, nel senso che la torretta è retraibile all’interno del ponte con un sistema ad ascensore regolato da una molla che la blocca una volta giunta a fine corsa nel suo alloggiamento. Molto bello e suggestivo il meccanismo per cui, con l’abbassamento di quest’ultima, le antenne sulla sua sommità si ritirano gradualmente all’interno di essa. Sulle pareti laterali dell’alloggiamento sono presenti due pulsanti, quello a destra permette di sbloccare la torretta facendola risalire, quello a sinistra ha invece la funzione di permettere l’avanzamento del diaframma che va a chiudere il ponte in versione sottomarino. Le lame nella parte anteriore del sommergibile sono retraibili così come gli alettoni anteriori e posteriori, dispiace un po’ che questi, una volta aperti, non abbiano dei fermi per cui maneggiando la nave tendono facilmente a richiudersi se toccati inavvertitamente, il difetto è comunque tutto sommato veniale. I cannoni si muovono in alto e in basso e le relative torrette ruotano a 360 gradi, sono in plastica semirigida e non sembrano a rischio di eventuali rotture accidentali.

Per concludere
Premesso che Paolo rimane l’unico ed inibitabile maestro nella recensione delle spaceships per cui chiedo anticipatamente venia per l’eventuale incompletezza di quanto da me riportato, chiudo con gli abituali consigli per gli acquisti. Se siete interessati a comprare il Goten Go Aoshima siatene fortemente motivati dal momento che il prezzo non è uno scherzo. Nei web shops asiatici includendo i dazi doganali si finiscono per sforare tranquillamente i 200 euro e in Italia non è così facile reperirla perchè molti dei venditori ne hanno snobbato l’uscita dato lo scarso richiamo che il soggetto ha sul pubblico del nostro paese. Credo che al di sotto dei 170 euro il prezzo sia da considerarsi buono anche se sinceramente, data l’uscita in sordina e le poche persone che qui da noi la hanno acquistata anche io ho difficoltà a fornire una cifra attendibile, per cui prendete ciò che ho detto con la dovuta cautela. Credo che per tutti coloro che amano le navi da guerra, le grosse quantità di metallo e soprattutto il minimalista stile retrò della fantascienza degli anni sessanta questo sia un acquisto imprescindibile, che se ne conosca il film da cui il soggetto è stato tratto o meno. Stefano-Mazingetter vi saluta dandovi appuntamento alle prossime recensioni a breve in uscita su queste pagine, continuate a seguirci.

Mazingetter
(le foto sono state realizzate dall’autore dell’ articolo).