Baldios Brave Gohkin 19

Baldios Brave Gohkin 19 by Mazingetter

Anno 1980, in Giappone la Ashi Production pubblica un anime robotico in 39 puntate la cui trasmissione, tra il 30 giugno di quell’anno e il 25 gennaio 1981, verrà interrotta dopo il trentunesimo episodio per effetto dello scarso successo in termini di ascolti. Baldios (titolo originale Uchū Senshi Barudiosu) narra le imprese dell’omonimo robot componibile derivante dall’unione dei 3 mezzi Pulser Burn, Baldy Prize e Cater Ranger.In Giappone la serie verrà ad avere un finale grazie ad un successivo film di 117 minuti edito nel 1981 da Toei Animation. Nel nostro paese, nonostante gli insuccessi in terra natia, Baldios ha avuto un discreto riscontro e molti appassionati italiani da tempo attendevano che qualche casa produttrice si decidesse a sfornare quello che a tutti gli effetti era e rimane uno dei robottoni della nostra infanzia cui ci sentiamo maggiormente affezionati.Tali preghiere sono state esaudite dalla CM’S Corporation che ha inserito il Baldios come numero 19 tra i soggetti della serie Brave Gohkin, gamma di toys in metallo che sia l’anno scorso che nel 2008 ha avuto modo di far parlare in modo assai positivo di se con l’uscita di ottime realizzazioni tra le quali spiccano bellissime riproduzioni di soggetti come Goshogun, Griffon, Ingram, Sankan Oh e Gyakuten Oh. Con queste buone premesse c’è da chiedersi se il fatto che la produzione di tale soggetto sia avvenuta da parte di CM’S e non di un’altra casa (Bandai tanto per dirne una….) sia una fortuna o piuttosto l’esatto contrario. Personalmente propenderei,purtroppo, per la seconda di queste 2 ipotesi, e con questo commento che anticipa abbastanza chiaramente il mio giudizio andiamo a scendere nel dettaglio…………. Quello di cui parleremo è la versione normal del modello,a breve entrerà in commercio una seconda versione a tiratura limitata definita anime color ma che del colore che il Baldios ha nella serie animata, a giudicare dalle prime foto in anteprima, presenterebbe ben poco.

La confezione
La scatola ha dimensioni decisamente contenute (30 x 23 x 9 cm). Davanti vediamo ritratto il nostro Baldios con la sua bella spada e il suo splendente scudo in mano e i mezzi che lo compongono. Dietro è presente una suggestiva illustrazione del Baldios in fase di agganciamento e tutta una serie di piccole immagini che mostrano il robot, i mezzi ed i vari accessori inseriti nella confezione.

Il contenuto
Nella scatola troviamo
– il libretto illustrativo costituito da un semplicissimo foglio ripiegato in 4 parti, come da tradizione CM’S
– Il contenitore in polistirolo all’interno del quale abbiamo alloggiati: le tre parti del robot in conformazione già pronta all’agganciamento, lo scudo, due pulse saber (spade a impulsi), un paio di cannoni laser, un paio di lame per simulare l’estrazione delle spade dai foderi, i cingoli applicabili al Cater Ranger, la miniatura di una navetta di Aldebaran (così venivano chiamati nella serie i caccia nemici), un’altra arma non meglio precisata ed i classici tappini coprivite di cui CM’S correda sempre i suoi Brave Gohkin.

Baldios
Premesso che lo avrei gradito più alto di almeno 2-3 cm partiamo subito col dire che questo Baldios non è poi quel nanetto che poteva sembrare a giudicare dalle prime foto, più precisamente il modello una volta assemblato misura all’incirca 19 cm, una altezza quindi contenuta per un componibile, ma comunque non è piccolissimo.Il peso è effettivamente modesto, 300 grammi tondi tondi, meno quindi di un semplice gx-01r nonostante l’altezza sia superiore. Tale peso è ovviamente condizionato da esigenze di trasformabilità, le gambe infatti sono cave per permettere l’estrazione con sistema telescopico delle restanti componenti dei mezzi che formano le gambe del robot. Le parti in metallo sono i piedi, le cosce, una piccola parte del tronco e le braccia; sono invece in plastica le gambe con i relativi inserti, gran parte del tronco, gli avambracci e la testa. La posabilità del robot purtroppo non è il massimo. Complice la bizzarra trasformazione che nell’anime caratterizza il mecha i piedi di questo modello di fatto non hanno uno snodo dal momento che non si articolano alla gamba ma restano ancorati ad essa tramite gli inserti rossi laterali rispetto ai quali hanno solo un modestissimo movimento di rotazione; le caviglie di fatto sono bloccate o quasi e in pratica non si piegano. I piedi, per effetto della modalità di trasformazione, non hanno una pianta e da sotto sono aperti. Ciò che veramente mi ha infastidito è stata la mancanza di un paio di semplicissimi tappi per la chiusura della pianta del piede, cosa fattibilissima cui CM’S non ha provveduto denotando una cura dei dettagli a dir poco modesta. Le ginocchia si piegano discretamente ma per l’asimmetricità della trasformazione lasciano intravedere dettagli diversi, se volete un consiglio è preferibile flettere il ginocchio destro dal momento che piegando il sinistro si intravede uno dei cingoli a scomparsa del Cater Ranger, effetto esteticamente osceno. Esteticamente discutibili anche le grosse cerniere che fanno bella mostra di se sulla superficie interna della cosce, una maggior miniaturizzazione sarebbe stata cosa certamente gradita da molti. Alle anche le cosce hanno possibilità di allargarsi molto ma per effetto della strampalata progettazione di questo aggancio se si abducono eccesivamente fuoriescono dal loro alloggiamento e le si devono reinserire. Il modo in cui è stato concepito l’aggancio dei 3 moduli è infatti forse il punto peggiore dell’intero modello, di fatto le cosce si attaccano al bacino tramite due pernetti a molla che si ingranano in un alloggiamento anch’esso in plastica ancorato alle paratie che costituiscono la parte laterale del bacino, roba da brividi. Ogni volta che ho agganciato e sganciato le gambe ho temuto di spaccare tutto quanto e l’insieme da comunque una sinistra sensazione di fragilità sulla base della quale il mio consiglio è quello di effettuare la manovra il meno possibile; in altre parole assemblate i vostri mezzi, guardateveli, fatevi le vostre considerazioni dopo di che eseguite la trasformazione in robot e non toccate più nulla. Purtroppo l’instabilità dell’anca e la fuoriuscita delle cosce dal proprio alloggiamento quando le si allarga troppo non sono l’unico aspetto “instabile” del modello nel quale, quando lo si maneggia è facile vedersi aprire il petto o spuntare le ali del Pulser Burn dai margini laterali del torace data la più totale mancanza di fermi per queste parti. Le spalle hanno invece una grandissima mobilità (sia in rotazione che in abduzione) dettata dalle esigenze di trasformazione in Pulser Burn e rappresentano l’unica articolazione a scatto del modello. Le braccia ruotano rispetto alle spalle e gli avambracci si flettono a 90 gradi. Altra nota dolente sono le mani. Ci lamentiamo degli ultimi gx perchè poveri in mani di ricambio ma CM’S è riuscita a fare peggio di Bandai dotando questo Baldios di un solo paio di mani con pollice fisso e restanti dita articolate. Anche la dotazione in accessori non è certo delle migliori ma a onor del vero bisogna ammettere che ben poche erano le armi che il robot usava nel cartone essendo principalmente rappresentate dalla spada a impulsi e dai cannoni laser sulle spalle (qui applicabili rimuovendo la copertura dorata di queste ultime). Il caccia nemico, minuscolo e di plastichina traslucida, simile a una razza, era peraltro evitabile non aggiungendo alcun valore al modello. I colori usati mi piacciono tanto e trovo molto bello l’accostamento del rosso e del dorato che considero migliore del giallo il quale, a mio avviso, avrebbe trasmesso una sgradevole sensazione di giocattolino. Il blu è effettivamente molto scuro, ma indipendentemente dalle critiche mosse non si allontana molto dal colore che caratterizza il Baldios nell’anime, anch’esso molto scuro. Quindi a mio avviso i colori usati sono belli, ciò che invece è veramente eccessiva è la presenza di innumerevoli segni di distacco dalle sprue delle varie parti che qua e là spiccano un po’ ovunque sul modello. Detto del Baldios passiamo ai mezzi.La trasformazione è semplice e divertente nella sua esecuzione e ingegneristicamente valida. Ho molto apprezzato il sistema telescopico per l’estrazione di parti sia del Baldy Prize che del Cater Ranger, così come la presenza di parti a scomparsa (leggi i cingoli del Cater Ranger). Il progetto di base è quindi a mio avviso buono,ciò in cui CM’S è invece clamorosamente mancata sono i dettagli finali per cui dopo aver apprezzato la tecnica impiegata nella trasformazione ci si trova di fronte a mezzi che fanno della instabilità più totale la loro caratteristica principale. Nel Pulser Burn le ali non hanno punti di blocco per cui basta un minimo spostamento perchè queste si discostino da quella che dovrebbe essere la loro sede normale. Nel Baldy Prize spesso la punta del piede tende ad alzarsi avendo difficoltà ad agganciarsi al sottostante alloggiamento e le ali sono formate da 4 elementi articolati tra loro che si piegano con estrema facilità facendo perdere la normale fisionomia dell’ala stessa. Il Cater Ranger, che sarebbe il più stabile dei tre, è dotato di un paio di cingoli che,essendo a scomparsa, sono per ovvi motivi minuscoli, spoporzionati e ridicoli, ecco perchè la confezione è stata dotata di cingoli accessori più proporzionati al mezzo. Il problema in questo caso è che una volta applicati tali cingoli il mezzo, per la sua tipica asimmetricità, tende ad inclinarsi dal lato più pesante. Se a corredo di questo ci mettiamo il dettaglio praticamente nullo dei tre mezzi e altre amenità come il cannone in plastica nera del Cater Ranger piazzato là senza un minimo di verniciatura e altri numerosi segni di distacco dalle sprue che si mostrano ai nostri occhi restando invece nascosti in modalità robot possiamo senza ombra di dubbio affermare che questo modello, se valutato come moduli, ne esce con le ossa ancor più rotte.

In conclusione
Per chiudere sconsiglio fortemente l’acquisto, anche perchè a concorrere a questo giudizio negativo partecipa non poco un prezzo assurdo, al momento attuale non inferiore ai 150-160 euro, praticamente il doppio di quello che personalmente considero il reale valore di questo Baldios. Una cartuccia sparata veramente male da parte di CM’S! Se proprio la vostra collezione soffre della assenza di un Baldios allora azzardatevi pure, magari attendendo che col tempo le quotazioni calino sotto i 100 euro o approfittando di un’asta fortunata, ma poi non venite a lamentarvi dicendo che non ve lo avevo detto, uomo avvisato, mezzo salvato. Ciao da Stefano e a presto con le prossime recensioni attualmente in cantiere.

Mazingetter
(le foto sono state realizzate dall’autore dell’ articolo).