Big Shooter Brave Gohkin 37

BIG Shooter Brave Gohkin 37 by Mazingetter

Build up! Ed ecco che a meno di un anno dall’uscita del Jeeg nelle sue varie salse e ad appena un mese dall’immissione sul mercato del duo Pegas & Tekkaman nelle due classiche versioni, CM’S continua a battere il ferro della nostalgia finchè è caldo con l’uscita di un altro pezzo da 90, almeno per noi italiani. Stiamo parlando del celeberrimo Big Shooter, la famosa astronave appoggio di Jeeg, pilotata dalla bella Miwa e deputata al lancio, allo shooting, appunto, dei componenti del Jeeg al momento del contatto (build up). Il modello è stato prodotto addirittura in ben 4 versioni, 2 delle quali niente popò di meno che in esclusiva per shops italiani: 

Normal version (oggetto della recensione in essere, con verniciatura ispirata all’anime)
Limited metallic version (come da tradizione CM’S, con verniciatura metallizzata)
Normal limited (prodotta in esclusiva per alcuni shops italici, con veriniciatura analoga al normal ma corredata da miniature di Hiroshi a cavallo della sua moto e di Miwa)
Black version (anch’essa prodotta in esclusiva per shops italiani, con verniciatura nera e grigia, ben accostabile al precedente Jeeg black prodotto per gli stessi negozi)
Con la confortante evidenza del peso sempre più cospicuo che il mercato italiano sta giocando sulle strategie produttive di CM’S (non a caso è in uscita il set dei componenti extra del Jeeg oltre ad essere prevista la produzione per la serie Brave Gokin del Boss Palder del quartetto Astrorobot nonchè del Goldrake) direi che possiamo procedere all’attesa disamina di questo modello….

La scatola
Tutto sommato grandicella, anche più del lecito visto il contenuto, e l’ammasso sempre più ingombrante di scatole in cantina ringrazia…. Misura 40 x 30 x 10 cm. Abbastanza elementare e prevedibile l’artwork, con il nostro sparacchiatore nell’atto di lanciare i segmenti del Jeeg. Il nome del modello è riportato a grossi caratteri nella parte bassa con colorazione arcobaleno che sa un po’ troppo di giocattolone. Nell’angolo in alto sinistra il logo dell’anime, in quello opposto il simbolo della casa produttrice. In basso a sinistra il logo della serie brave gokin con il rispettivo codice identificativo. Sul retro vengono invece illustrati i vani di alloggiamento e le possibilità di impiego del modello, sia come sistemazione per le parti del Jeeg che per i suoi accessori, nonché i vari gimmicks e la possibilità di aggancio delle parti magnetiche al Jeeg stesso. Un artwork nel complesso gradevole ma, giusto per fare un confronto, secondo me case come Bandi e Max Factory (ma anche Fewture se vediamo l’eleganza dei boxes da essa prodotti) rimangono superiori tradendo in minor misura la sensazione di giocattolo trasmessa da CM’S.

Il contenuto
La scatola è interamente occupata da un grosso contenitore di polistirolo all’interno del quale, rimosso il coperchio (anch’esso in polistirolo), trovano sistemazione le varie parti del modello. Ciascuna di esse, protetta dal relativo sacchettino di plastica trasparente, è forse un po’ troppo distanziata l’una dall’altra, il tutto a discapito di dimensioni del packaging relativamente eccessive in rapporto alla reale entità del contenuto. Dimensioni che sarebbero potute essere ancor più limitate avendo l’accortezza (sempre che la cosa fosse stata possibile) di alloggiare le varie parti sui due versanti opposti del contenitore (alettoni e timoni dato lo spessore esiguo secondo me si potevano tranquillamente sistemare sul lato opposto alle altre parti).
Detto ciò, come detto, il nostro Big Shooter lo si ritrova scomposto come di seguito indicato:

Corpo centrale
Propulsori laterali
Alettoni laterali
Calottina con timone centrale
Timoni laterali
Mniatura di Miwa
Miniatura di Hiroshi
Come al solito troviamo a corredo di tutto ciò e contenuto nella relativa bustina di plastica, le istruzioni, costituite, come da tradizione, da un foglio a colori piegato in quattro parti ben illustrante l’assemblaggio e le possibili modalità di impiego.

Big Shooter
Il montaggio della navicella è semplicissimo ed immediato, affidato da agganci calamitati che almeno in parte richiamano il modello vintage. Sono infatti regolati da magneti sia l’attacco dei reattori al corpo centrale che quello degli alettoni laterali, dei timoni postero-laterali e del timone centrale. Discutibile in generale dal punto di vista estetico, nonostante la motivazione “nostalgica” dell’omaggio al vintage, la soluzione delle palle magnetiche, ancor di più quella della calottina che in pratica è un corpo unico con il timone centrale e si abbassa sulla cabina di pilotaggio sfruttando la calamita che aggancia quest’ultimo alla parte posteriore del corpo centrale. Sinceramente avrei preferito qualcosa di diverso (personalmente avrei gradito che timone e calotta venissero concepiti come due segmenti distinti e che quest’ultima fosse già agganciata al corpo della navicella con un paio di piccole cerniere) e non considero quella adottata la scelta più felice (seppur tollerabile). Nonostante la potenza dei magneti impiegati, torna peraltro a galla il più volte confermato difetto della tenuta delle articolazioni calamitate nei modelli CM’S. Nel mio esemplare in particolar modo l’alettone laterale destro è un po’ “molle” e tende a piegarsi spontaneamente in basso. Le soluzioni possono essere, per questo piccolo (e ribadisco piccolo) difetto svariate, una è quella che ho adottato e che ho già impiegato per risolvere un analogo problema nel Gakeen della stessa casa produttrice, e cioè un bel giro di cellophane intorno alla sfera in grado di aumentare l’attrito (cosa che mi ha permesso di risolvere brillantemente il problema senza che esteriormente si apprezzi niente vista la trasparenza del cellophane stesso), l’altra è la possibilità di impiegare la navicella come contenitore degli accessori del Jeeg, in tal caso uno dei timoni posteriori dei missili perforanti, accolto nel relativo alloggiamento, finisce per fare da sostegno all’alettone senza che questo possa più piegarsi in basso.
Una volta assemblato, il nostro Big Shooter, oltre ad un peso discreto (553 grammi) ha anche dimensioni di tutto rispetto (25.5 cm in larghezza, 21 cm in lunghezza, 10 cm in altezza all’apice del timone centrale) ed una fedeltà alla controparte animata decisamente invidiabile. E’ in metallo il corpo centrale (salvo le alette rosse, ripiegabili) mentre pance laterali, alettoni e timoni sono interamente di plastica. La verniciatura della navicella è complessivamente molto, molto buona in tutte le sue parti, senza imperfezioni di sorta, così come quella delle miniature di Miwa e Hiroshi, tutto sommato buone nella colorazione viste anche le dimensioni molto esigue. Non si apprezzano, in nessuna parte, segni di distacco dalle sprue. Dispiace che alcuni dettaglietti in più all’interno dell’abitacolo non siano stati curati, qualche pulsantino un po’ colorato così come sulla plancia del px-01 Bandai anche in questo caso sarebbe stato gradito rispetto a una verniciatura uniformemente e piattamente nera. Bella l’idea di rendere il cruscotto con le due cloches sollevabile così da favorire il posizionamento ad incastro delle miniature di Miwa ed Hiroshi (che presentano peraltro braccia mobili in quanto ruotabili sull’asse sagittale a 360 gradi) attraverso gli spinotti sulla loro schiena sulle femmine dei relativi sedili. Il corpo centrale ha la possibilità di essere utilizzato come basetta espositiva per mani ed accessori del Jeeg, applicabili nei relativi fori di alloggiamento sulle superfici laterali di quest’ultimo, de gustibus….. Inoltre, come detto, il modello nella sua interezza può essere impiegato per dare alloggiamento sia ai segmenti che agli accessori del Jeeg. I propulsori laterali infatti sono dotati sia di un comparto superiore (in cui si possono posizionare a seconda l’intero arto superiore del Jeeg o la lancia) che di uno inferiore (dove è possibile alloggiare l’arto inferiore o i missili perforanti). Anche il corpo centrale è apribile, ha un rivestimento interno in plastica nera appositamente concepito per evitare sverniciature derivanti dai contatti metallo-metallo e può contenere o il tronco del Jeeg o i suoi bazooka. Molto bella, e indicativa della cura con cui è stato realizzato l’oggetto, la realizzazione in bassorilievo sui rivestimenti interni delle varie parti, dei segmenti del Jeeg a livello degli alloggiamenti corrispondenti. Molto meno belli i grossi (per me evitabilissimi) fori sulla superficie mediale delle pance laterali, concepiti in modo da permettere al Big Shooter di fungere anche da espositore per gli scudi rotanti, che di fatto si possono agganciare alla parte ventrale del corpo centrale (cosa resa fattibile, appunto, dall’alloggiamento in questi fori dei “denti” degli scudi stessi). I supporti delle sfere delle gondole laterali sono mobili e scorrevoli in senso antero-posteriore e viceversa e consentono di agganciare simmetricamente tra loro queste ultime. Ridicola ed inedita la possibilità (forse ancora una volta in omaggio alla versione vintage) di agganciare i due propulsori al tronco del Jeeg all’altezza delle spalle; meglio evitare qualsiasi commento in materia, diciamo solamente che ho forti dubbi che qualsivoglia acquirente dell’articolo avrà mai il coraggio di esporlo in una simile, obbrobriosa, conformazione (per la serie: come rovinare due modelli in un sol colpo).

In conclusione
Dopo i forti dubbi generati appena un mese prima dal duo Pegas & Tekkaman, CM’S si risolleva almeno in parte con un prodotto di buon fattura, sufficientemente curato nei dettagli e senza grandissime magagne tecniche (ci si sarebbero dovuti mettere di impegno visto che non c’era da darsi da fare con snodi, trasformazioni, stabilità e posabilità). Resta come al solito il dubbio sul prezzo dell’oggetto che, seppur ben realizzato, personalmente continuo a trovare (in linea con i precedenti prodotti della stessa casa) decisamente eccessivo. In poche parole, visti sia il soggetto che la buona riuscita, il parere è certamente positivo, ma il consiglio resta quello di cercare di portarselo a casa a cifre adeguate che, seppur difficilmente conseguibili, per me non dovrebbero comunque eccedere i 150 euro tutto incluso. Le cifre richieste appaiono peraltro ancor più esagerate alla luce dell’assenza di uno stand espositivo adeguato che, soprattutto per un jet, mi sarebbe sembrato il minimo e quantomeno doveroso, pecca decisamente non da poco, anche se con CM’S purtroppo c’era da aspettarselo.
Un caro saluto ed alla prossima recensione, sempre sulle pagine di Japanrobot, dal vostro Stefano-Mazingetter.

Mazingetter
(le foto sono state realizzate dall’autore dell’articolo)