Boss Borot GX-10

Boss Borot GX-10 by Haran Banjo

Simpatia.

Questo é, e sarà sempre, il primo pensiero che uscirà dalla mente di qualsiasi collezionista di robottoni guardando la figura tozza di Boss Borot.Un mecha semplice e, magari, anche di facile progettazione. Lo si potrebbe pensare, viste le sue forme.Bandai, dopo aver affiancato a Mazinga Z e al Grande Mazinga le due rispettive controparti femminili, si lanciò nel progetto Boss Borot.Qui la frase e fu subito successo calza a pennello, vedendo a quanto è venduto il modello in questione a tanti anni di distanza dall’uscita.Ma chi è Boss Borot (o Boss Robot, come viene spesso chiamato in maniera errata da molti)?Intanto cominciamo con lo spiegare il nome.Boss, ovviamente, sta per Boss. Il bullo liceale innamorato della bella Sayaka Yumi nonché amico di Koji Kabuto. La parola Borot deriva da una frase giapponese (boro-boro), che sta un po’ come sgretolamento, sbriciolamento, smontaggio… Il che basta a spiegare con quali materiali sia stato costruito il povero Boss: parti metalliche avanzate qua e la. E infatti il povero robot spesso finisce smontato…
Veniamo al modello in questione partendo dalla confezione, che nel mio caso…. non c’è! No, non l’ho buttata. Semplicemente, per trovare a prezzo equo questo fantastico modello, ho dovuto “sacrificare” molto tempo nella ricerca e, mentre per un oggetto nuovo, inscatolato e perfetto, occorrevano all’epoca (ma anche ora) oltre 100 euro, io per un Boss esposto, senza scatola, ma con tutte le sue parti in ordine, alla fine ho pagato 37 euro. Uno di quelli affari che ogni tanto capitano. Per cui saltiamo a pie’ pari la confezione e passiamo direttamente al modello. Pesante.
Il mio primo pensiero che ebbi fu pesante. Oddio, in realtà supera di poco i 400 grammi (402), ma considerando che il modello è alto soli 12 cm……
Il corpo è interamente in metallo (con uno snodo a livello della vita che consente al busto di ruotare) e dona una solidità incredibile al modello, anche grazie alle sue “prosperose” forme. Le braccia (calamitate ad altezza spalle) sono pressoché simili al Getter 3 del GX-06 ed hanno un raggio d’azione veramente ampio. Presenti 2 paia di mani (pugno chiuso e mano aperta), che bastano e avanzano per “giocare” in maniera sufficiente col modello.
Molto buono lo snodo delle gambe, che diventa ottimo considerando quanto sono corte quest’ultime, così come i piedi, che godono di ottima mobilità. Il vero punto di forza è, però, circoscritto alla zona alta e cioè alle 3 meravigliose teste inserite nella confezione da Bandai: una “normale”, una sorridente e l’altra arrabbiata. L’aggancio avviene tramite calamita e un bottoncino inserito sulla schiena. Semplice e geniale.
Non sono previsti altri accessori, a parte il classico stand/espositore.
Come scritto la mobilità del robot, nonostante la “tozzaggine” è ottima e grazie alle varie espressioni si possono creare “quadretti” (come vedete in foto) molto buffi.
Non c’è tanto altro da aggiungere se non un paio di scritte personali, che ovviamente consigliano l’acquisto a chi ancora non ha provveduto, ma che invitano però a non fare follie per recuperarlo, perché, ricordate, la calma è la virtù dei forti.
Alla prossima ^_^

Haran Banjo
(le foto sono state realizate dall’autore dell’articolo)