Boss Palder Brave Gokin 39

Brave Gokin 39 CM’S Boss Palder by Ghitar Hero 78

Eccoli, eccoli gli Astrorobot! Blocker Corps – IV Machine Blaster è un anime robotico di 38 episodi trasmesso in terra giapponese alla fine degli anni ’70, successivamente ribattezzato nell’adattamento italiano con il ben più noto monicker “Astrorobot Contatto Y”. Forse non seguita con la stessa devozione e l’amore generato dai mecha nagaiani o dai meravigliosi componibili Sunrise, la serie ha comunque goduto del suo dignitosissimo seguito, per lo meno in Italia, dove i cavalieri degli immensi cieli si sono esibiti in più di qualche passaggio su emittenti RAI e locali. E mi ci metto pure io tra i loro fan, rammentando molto bene come mi affascinava il curioso design e la potenza dei 4 robot protagonisti, con le loro mosse combinate e i loro nomi roboanti: Terremoto Stellare (Robocules), Sfondamento Galattico (Bullcaesar), Turbine Solare (Sandaio), Tempesta Spaziale (Boss Palder)… roba da far impallidire anche il più temprato dei Moguru.

Nel panorama modellistico moderno mancava ancora all’appello una rappresentanza in die cast dei grandissimi Astrorobot, a onor del vero già riprodotti nella linea plastico-gommosa MAS della CM’S con risultati alquanto discutibili, anche se abbastanza appaganti a vedersi. Lo stesso produttore si cimenta ora nella produzione di 4 nuovi chogokin, dando ulteriore dimostrazione di grande interesse verso il gusto del mercato occidentale, in primis italiano. Dopo una gestazione che ha suscitato curiosità e feedback prevalentemente positivi, la prima uscita è dedicata al robot più carismatico e potente, il Brave Gokin 39 è infatti il Boss Palder ed è disponibile da dicembre 2012.

LA CONFEZIONE
Molto d’effetto l’artwork: frontalmente si gioca sul modello con i chiaroscuri e la penombra, in contrasto con le scariche elettriche che movimentano lo sfondo. In secondo piano, invece, domina nell’oscurità il mezzobusto del robot. Niente male, una presentazione decisamente accattivante. Giriamo lo scatolo e nella parte posteriore troviamo una decina di foto assortite, con le quali CM’S non tradisce la tradizione del mostrare sempre i medesimi scatti già visti nelle locandine pubblicitarie dei mesi precedenti… per lo meno adempiono degnamente al loro scopo illustrativo. Le dimensioni della confezione sono 28 x 24 x 8 cm.

IL CONTENUTO

Troverete all’interno:

– il robot privo di testa
– l’astronave trasformabile in testa
– due coppie di mani extra, per un totale di tre coppie (pugno chiuso, mano aperta e mano semiaperta per impugnare l’arma)
– due mazze ferrate nucleari
– set di tappini coprivite

Il tutto è imballato in un unico box di polistirolo, con i singoli elementi imbustati e ben fermi nei rispettivi alloggi. Presente anche il consueto, semplicissimo foglietto illustrativo a colori, dettagliato e chiaro, ma che non illustra, per lo meno graficamente, la possibilità di dividere in due il modello a livello dell’addome, operazione utile per togliere la plastichetta trasparente precauzionale posta in quella zona.
Devo dire che l’unboxing può lasciare leggermente perplessi, notandosi infatti un sacco di spazio libero nel polistirolo o, comunque, sfruttabile in modo ben più efficiente. Io credo che si potesse risparmiare un buon 30% nelle dimensioni della scatola, ad esempio riponendo i tappini coprivite sotto o sopra il robot o sotto il box, e concentrando meglio il resto dei pochissimi accessori: furbo sovradimensionamento o tentativo di assecondare le richieste dei collezionisti, che non amano confezioni troppo micronizzate? A voi il giudizio.

BOSS PALDER
Un prodotto come questo è perfetto per CM’S: semplice, non componibile, non trasformabile, dal design accattivante, ma non troppo articolato e che aspetta solo di essere imbottito di freddo metallo e di essere verniciato come si deve. E, una volta disimballato, le premesse sembrano ottime e confortate dalla piacevole sensazione di pesantezza trasmessa in rapporto alle proporzioni: 355 grammi per 17 cm di altezza fanno già intendere due cose stuzzicanti, ovvero che il metallo non manca di sicuro e che il nanismo modaiolo e dilagante è scongiurato. Habemus chogokin! Possiamo affermarlo senza sussurrarlo sottovoce e con malcelato imbarazzo, come purtroppo accade per troppi prodotti moderni. Sono infatti in metallo spalle, braccia, torace e bacino, cosce e piedi, gli snodi più importanti e le piccole porzioni che non si flettono di gambe e avambracci. Il resto è in plastica, compresa la pettorina blu, il gonnellino e le gambe, quindi una buona parte della superficie a vista. Come nei Brave più belli, lo sculpt generale è estremamente riuscito e fedele all’anime, almeno dal mio punto di vista, anche se qualche amico non è rimasto del tutto convinto dalle proporzioni del viso.
Per quanto riguarda la colorazione utilizzata, segnalo il consueto ottimo lavoro di verniciatura sulle parti in metallo, mentre le parti in plastica sono per lo più colorate in pasta, e si vede: lo stacco tra le due tonalità di rosso in certi punti è visibile e poco armonioso, e alcune zone come il delicato gonnellino o le gambe, intese come stinchi, avrebbero guadagnato moltissimo in estetica se opportunamente verniciate, davvero un peccato, anzi diciamolo, una carenza. In ogni caso il colpo d’occhio generale è senz’altro appagante, e immagino che il quartetto riunito in un futuro – spero – prossimo non faticherà a farsi notare in vetrina.
Vediamo ora se CM’S sia riuscita ad articolare degnamente il suo gokin, come ci si deve aspettare da un prodotto nel 2013: fortunatamente buoni sono i risultati ottenuti, si vede lontano un miglio come una scopiazzatina sia volata ad alcuni prodotti come il GX 45 Bandai et similia (tra i meglio riusciti in assoluto come bilanciamento metallo/posabilità, per non parlare di quello qualità/prezzo) e un apprezzabile passo sia stato fatto in quella direzione, pur senza raggiungerne ancora la raffinatezza. Troviamo quindi qualche soluzione interessante ed inedita per la casa giapponese, come ad esempio snodi ad estrazione a livello delle caviglie, del bacino/cosce e delle spalle, tutti molto solidi e funzionali, anche se bruttini a vedersi quando estesi, specialmente i primi (che sembrano stuzzicadenti) e i secondi (che sono molto vistosi e solo parzialmente celati dal gonnellino, che tra l’altro non sarà indossato da tutti gli Astrorobot). Presente anche uno snodo ventrale a sfera, che concede al torace piccole libertà in ogni direzione, mentre invece relegherei alla normale amministrazione o poco più la mobilità di testa (che godrebbe di ben due punti di articolazione a sfera, ma è limitata in libertà dal torace), gomiti e ginocchia, queste ultime a scatto con flessioni fino a 90°. Niente male davvero le capacità delle spalle, anch’esse dotate di snodo a scatto, grazie anche al già citato sistema ad estrazione, che consente qualche possibilità in più oltre alle classicissime movenze sull’asse verticale ed orizzontale, oltre che rendere possibile l’apertura della pettorina per scatenare i missili pettorali sfruttando due cernierine non proprio azzeccate esteticamente. E’ presente anche la gimmick dei razzi fibulari.
Passando agli arti inferiori, possono essere ruotati all’altezza delle ginocchia, mentre il già citato snodo tra cosce e bacino si occupa solo dei movimenti in avanti/indietro (a scatto) e di apertura delle cosce (ad attrito), e una volta estratto apporta vantaggi solo al primo tipo di movimento… purtroppo dico io, non tanto perché Yanosh fosse solito ad esibirsi in spaccate spaziali o piroette sub-nucleari con il suo robot alto qualche dozzina di metri, ma piuttosto perché si sarebbe potuto ottenere una posabilità davvero speciale, anziché semplicemente buona. Comunque, complessivamente, CM’S ha fornito una prova convincente e onesta, senza dubbio questo è un progetto che dovrebbe rappresentare la base per i futuri Brave Gokin, oltre chiaramente che per i prossimi 3 Astrorobot.
Ma passiamo alla disamina degli orrori del caso, ovvero i principali difetti di questo chogokin… abbiamo già parlato dell’estetica di certi snodi, ma il vero errore di CM’S sta, incredibile dictu, nella sconcertante progettazione dei pugni. A parte il fatto di essere leggermente sovradimensionati, sono inficiati da una errata scelta del materiale di cui sono composti (troppo duro) oppure non è adeguata la dimensione del foro in cui si inserisce il perno dei polsi: questa la causa di una esagerata difficoltà nel cambiare le mani, cosa che ha portato qualche raro esemplare ad essere brutalmente amputato a livello dei polsi nell’atto di effettuare una così banale operazione… per carità, metteteci pure una certa dose di frettolosità da parte degli sventurati/incauti proprietari, ma il tempo ha dimostrato che non si è trattato di un unico caso completamente isolato: non volevo crederci, ma devo confermare l’esistenza di questo difettaccio e, a scopo precauzionale, mi sento di consigliare a tutti i possibili acquirenti di scaldare preventivamente i pugni prima di toglierli o di agganciarli, in modo che si ammorbidiscano, o in alternativa allargare i fori interessati ricorrendo, ad esempio, a qualche giro di cacciavite. Fortunatamente, un difetto tanto stupido quanto semplice da rimediare, per lo meno da chi ne conosce l’esistenza… Passiamo oltre.
Seconda cosa che si deve certamente criticare, alla luce dei tanti eurini richiesti per acquistare questo Brave Gokin, è la scarsità della dotazione di accessori, veramente ridotti al minimo sindacale e rappresentati dalla carinissima e ben fatta navicella che si trasforma nella testa del robot e dalle due mazze ferrate nucleari. Stop. Cosa si poteva inserire? Un sacco di cose: una navetta extra non trasformabile, tra l’altro già presente nei MAS (e magari in metallo come insegna Fewture), qualche effetto per simulare i missili o la katiuscia termoionica, oppure ancora le braccia allungabili che erano presenti nell’anime, ma suvvia, anche una basetta per il modellino, o ancora un paio di mani extra, magari snodate. Le possibilità non mancherebbero, la volontà, invece la si può commisurare alla grande porzione di polistirolo non sfruttato nella confezione.
Terzo appunto, la mazzata del prezzo.

CONCLUSIONI
Il Boss Palder della CM’S è un buon prodotto, un’uscita che ben ricorda i modellini metallosi che prosperavano fino a qualche anno fa, aggiornandoli con qualche soluzione di certo non inedita o rivoluzionaria, ma al passo con i tempi. Prima di tirare le somme con i dovuti avvertimenti, lasciatemi dire che solo per il fatto di rappresentare una razza in via d’estinzione, come parrebbe essere quella dei chogokin doc, si è guadagnato la mia simpatia, e sono certo che chi vorrà imbarcarsi nel collezionare i quattro Astro-Brave si ritroverà alla fine con qualcosa di spettacolare in vetrina.
Bene, ora dismettiamo i panni del fanboy e recuperiamo la necessaria lucidità, perché questo oggetto viene proposto da CM’S alla cifra di listino di circa 16.000 yen, che per un modello relativamente semplice e sotto accessoriato come questo rappresentano veramente qualcosa di esagerato, come da tradizione del produttore. E anche mal calcolato, visto che già al momento dei vari preordini la ditta ha dovuto correggere il tiro in corsa abbassando le pretese, che per le nostre tasche si sono tradotte in una richiesta oscillante, nella migliore delle ipotesi, tra le 130 e le 150 euro circa, cifra comunque sempre importante. Penso sia utile ricordarlo perché è facile immaginare che i prossimi Astrorobot saranno inizialmente proposti a cifre simili. Quanto al prezzo al momento dell’uscita, ho visto come anche in questo caso esso oscilli vistosamente fino anche a lambire le 200 euro… penso non sia necessario sconsigliarvelo a tali cifre.
Forse CM’S avrebbe potuto azzardare una doppia uscita con due modelli alla volta, sfruttando tranquillamente tutto lo spazio disponibile nel packaging di questo Brave, risparmiando nel confezionamento e nelle spedizioni e proponendo al contempo un prezzo proporzionalmente più abbordabile. A conti fatti, i 4 Astrorobot vi prosciugheranno qualcosa come 550-600 euro, seppur dilazionati in un ignoto lasso di tempo. Sta a voi… e, in caso, speriamo che il cambio euro/yen possa darvi una mano.

Marco “Guitar Hero78” De Bon
(le foto sono state realizzate dall’autore dell’articolo)

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