Dragonar XD-01

Dragonar XD-01 Max Gokin n.4 Max Factory by Mazingetter

Febbraio 2010, a distanza di 4 anni circa dall’uscita del controverso Godannar, viene immesso sul mercato dopo innumerevoli rinvii il quarto chogokin prodotto da Max Factory per la serie MaxGokin. Questa volta la scelta del soggetto è stata fatta ricadere su di un real robot, il Dragonar, mecha principale dell’anime in 48 episodi Metal Armor Dragonar, trasmesso in Giappone tra il febbraio del 1987 e il gennaio 1988 e fortemente in voga sul finire degli anni 80. Il robot è stato peraltro già recentemente riprodotto in due versioni (sia quella che figura nell’opening della serie animata che quella che si vede nel corso del cartone stesso) per la linea SPEC di Bandai. Il Dragonar di Max Factory rappresenta a sua volta una terza variante del modello con in comune aspetti dei due SPEC Bandai e direttamente ispirata a una delle innumerevoli reinterpretazioni del mecha fatte dai più svariati artisti a fine anni 80. In realtà non si discosta esteticamente molto dalla versione opening silhouette e sin dalle prime immagini comparse in rete ha suscitato molta curiosità, sia per la bassissima frequenza delle uscite della serie Max Gokin che per i continui rinvii della sua commercializzazione che non hanno fatto altro che incrementare a dismisura l’interesse degli appassionati, interesse e aspettative che purtroppo sono andati in parte delusi. Insomma, come si suol dire, la montagna ha partorito un topolino. Seguitemi per qualche minuto in questa mia analisi e capirete quali considerazioni mi hanno portato ad una affermazione così categorica……

La scatola
Come da tradizione Max Factory, semplicemente enorme ed eccessivamente grande in rapporto al contenuto (42 x 29 x 17 cm). Concepita a mo’ di valigetta con tanto di manico sul dorso, è in cartoncino a coste relativamente spesso e presenta sulla superficie anteriore una stupenda illustrazione raffigurante il mecha a sinistra e l’immagine del modello a destra. Nell’angolo in alto a sinistra si trova il logo dell’anime e, dallo stesso lato ma in basso, quello della serie Max Gokin accanto al quale si estende verso destra il grosso nome del robot. Sul retro, intorno alla grande immagine dinamica del gokin in posa sul suo stand, si dispongono tutta una serie di piccoli riquadri in cui vengono illustrati i vari accessori in dotazione al modello, dalle armi allo stupendo stand espositivo (vero marchio di fabbrica dei gokin targati Max Factory) passando attraverso le ali.

Il contenuto
E’ costituito da due grandi contenitori di polistirolo impilati uno sull’altro, il superiore dei quali è chiuso da uno spesso coperchio anch’esso in polistirolo che, come in tutti i modelli di questa serie, presenta un alloggiamento centrale nel quale, all’interno di una bustina di plastica trasparente, troviamo il libretto di istruzioni, bello e completo (comprensivo di indicazioni sugli snodi e sui loro possibili movimenti) e gli ormai proverbiali guanti bianchi abitualmente forniti a corredo di tutti i max gokin per la manipolazione del modello. Togliendo il tappo si apre il primo contenitore in cui trovano alloggiamento il robot (senza antenne) protetto dal contatto col polistirolo da una bustina di plastica trasparente, la machine gun, lo scudo (con un paio di assault knives ancorati alla sua superficie posteriore) e le ali (tutti rigorosamente con la propria bustina in plastica) e infine un piccolo blister con base bianca e coperchio trasparente contenente 2 paia di antenne (uno in plastica rigida e uno in pvc morbido) e un piccolo puntello da utilizzare come attrezzo per la rimozione della placchetta dall’avambraccio quando si voglia inserire il perno di ancoraggio dello scudo così da non intaccare la verniciatura. Estraendo dalla scatola questo primo contenitore si scopre il secondo in cui troviamo l’enorme stand espositivo (che praticamente occupa questo vano per più di metà spazio) e il sostegno per dare supporto al modello in sospensione sulla basetta suddiviso in tre parti (braccio, scomposto in due parti e una piccola vite che le fa articolare tra di loro); tutti questi componenti sono rivestiti dalla relativa bustina in plastica. In questo contenitore è infine alloggiato anche un blister, anch’esso con base bianca e coperchio trasparente e contenente: un paio di pugni chiusi, un paio di pugni per l’impugnatura dei coltelli e delle spade, un paio di mani a dita aperte e piegate, una mano destra per l’impugnatura del fucile, le due beam saber, i due manici delle beam saber, il manico del beam lancer, un paio di throwing bombs, un paio di alettoni da piazzare sulla schiena del modello, un perno per assicurare lo scudo all’avambraccio, i 4 caricatori di riserva della machine gun e un paio di tappi da applicare sulla schiena del modello a seconda dell’assetto espositivo scelto (uno quando lo si espone con le ali e uno quando lo si espone senza).

Il modello
Già prima dell’apertura della scatola il peso assai esiguo a fronte di dimensioni di tutto rispetto rappresentava un presagio assai sinistro. Al momento dell’estrazione del gokin (gokin?) dal suo alloggiamento il presagio diveniva una triste certezza. In linea con l’andamento dei quantitativi di metallo impiegati nei tre precedenti modelli della serie (nell’ordine: Genesic Gaogaigar, Mazinkaiser e Godannar), si è assistito in questo Dragonar ad una ulteriore riduzione del contenuto in lega metallica. Ora più che mai le cifre parlano chiaro, 198 grammi distribuiti su una altezza di tutto rispetto di 19,5 cm (21 cm all’apice delle antenne) indicano solo una cosa: il modello, commercializzato come gokin, è virtualmente privo di metallo, anche a livello dello scheletro interno dove si pensava potesse localizzarsi. Gli unici punti in cui abbiamo zama sono il braccio (parlo del solo braccio, non dell’avambraccio che è chiaramente in plastica)dove, a una analisi più attenta, si nota sulla superficie posteriore la presenza di tappi coprivite che suggeriscono l’impiego di una seppur minima componente non plastica e la parte inferiore dello scheletro della coscia che fornisce supporto allo snodo del ginocchio. Si parte decisamente male, malissimo considerato quanto ho sborsato per l’oggetto. Nonostante ciò proviamo a proseguire serenamente e imparzialmente la nostra disamina. Vista la virtuale assenza di zama è ovvio che sugli altri aspetti che mi restano da valutare tenderò però ad essere particolarmente pignolo e intransigente. Capitolo verniciatura: bella e curata, a una prima occhiata, poi quando si vanno a usare i due faretti per fare le foto a corredo della recensione saltano fuori le magagne, piccoli dettagli su cui in altri modelli avrei soprasseduto, non in questo caso cara la mia esosa Max Factory: piccole sbavature del contorno nero al di sotto del braccio sinistro del simbolo giallo sul petto, altre piccole sbavature nel nero che contorna inferiormente l’inserto verde sull’emitorace destro e un ritocco di vernice sulla striscia blu della spalla destra ben apprezzabile con luce riflessa indicano un prodotto sì curato, ma non perfetto. Il bianco è semilucido ed appare distribuito in strato abbastanza spesso e apparentemente resistente. Molto minuziosa è invece la riproduzione di alcuni piccoli dettagli (reattori sulla schiena e dietro alle
gambe, ammortizzatori dietro ai polpacci). Il vero punto di forza di questo modello in realtà è,di fatto, la posabilità, davvero estrema dati gli innumerevoli punti di snodo. Le caviglie hanno ampie escursioni laterali, l’avampiede è snodato e si estende sul calcagno senza potersi flettere. I copripiedi sono snodati in due punti (all’aggancio col perno e all’aggancio del perno allo scheletro interno). Le ginocchiere sono parzialmente svincolate dalla gamba a tutto beneficio dei movimenti di flessione. La corazza nella parte posteriore del polpaccio è sollevabile in modo da scoprire il dettaglio degli ammortizzatori. Le ginocchia hanno movimenti di flessione soddisfacenti, di poco superiori ai 90 gradi. L’articolazione dell’anca è veramente notevole con estensione e flessione assolutamente buone, abduzione incredibilmente ampia (quasi 90 gradi) e notevole rotazione, in senso orario ed antiorario. Gli elementi laterali del gonnellino sono snodati, ruotano lateralmente a 90 gradi e in senso anteroposteriore in modo da non porre ostacolo al movimento dell’anca. Nel mio esemplare purtroppo quello di sinistra tende a staccarsi sin troppo facilmente quando si manipola il modello, un vero peccato ed un’ulteriore nota negativa. Anche gli agganci (ruotabili) ai manici dei beam saber su di essi non offrono un supporto adeguato per cui è necessario spingere i manici fino a fine corsa per evitare che si sfilino spontaneamente dall’alloggiamento. Bello lo snodo addome bacino, che permette sia movimenti di flessione che di torsione. In flessione funziona a scatto (unica articolazione a scatto in tutto il modello), in rotazione è ad attrito. Le spalle son molto mobili, possono piegarsi anteriormente favorendo la presa a due mani della machine gun, ruotano a 360
e si abducono a 90 gradi. Le braccia sono svincolate da esse in rotazione e possono ruotare totalmente, a 360 gradi. Bellissimo il gomito, concepito così da permettere una flessione a 180 gradi dell’avambraccio sul braccio. Un vero peccato che manipolando il modello i coprigomiti saltino via con una facilità che dire disarmante è poco, con lo snervante risultato di ritrovarci ogni 2 minuti, mentre lo posiamo, a doverli riapplicare. Gli spallacci sono mobili e inclinabili. La testa si estende modestamente ma si flette molto, ha discreti movimenti di inclinazione laterale e ruota completamente. Anche le antenne soffrono di una moderata instabilità tendendo a staccarsi un po’ troppo facilmente non appena le si tocca accidentalmente. Tra le due paia in dotazione è consigliabile l’impiego di quelle morbide così da evitare il rischio di rottura in caso di caduta accidentale. Sintetizzando, chi ama la posabilità non avrà certamente di che lamentarsi, in tal senso da questo punto di vista il gokin da il meglio di se anche se la facilità di distacco delle suddette parti è onestamente molto fastidiosa. Tra gli accessori spiccano la machine gun
(verniciata con una bellissima tonalità di verde scuro metallizzato) e lo scudo che al suo internofornisce sostegno a un paio di assault knives (completamente neri e non verniciati). Esso può essere fatto impugnare al robot o applicato all’avambraccio sinistro dopo rimozione del manico dallo scudo stesso e della placchetta presente sull’avambraccio sinistro (operazione, quest’ultima che è consigliabile effettuare con l’apposito puntellino di plastica fornito in dotazione se si vuole quanto più preservare la verniciatura) e applicazione del relativo perno di sostegno.Ben curato tutto il resto degli accessori, dalle throwing bombs al beam lancer. Fate solo molta attenzione alla applicazione dei 4 caricatori di riserva sugli avambracci, operazione da praticare con molta delicatezza dal momento che hanno un piccolo perno che deve essere spinto fino in
fondo nel relativo alloggiamento perchè l’aggancio sia solido e non cadano continuamente ma se si forza troppo e si perde la presa si rischia di spezzare il perno stesso. Le ali sono ben curate nella verniciatura e nei dettagli ed hanno un ingenoso e solido sistema a molla per l’applicazione alla schiena del modello in grado di minimizzare gli sfregamenti e quindi il rischio di scrostamenti della vernice. Sono pieghevoli e si mantengono aperte con un meccanismo ad incastro a onor del vero non molto efficiente (nel mio esemplare uno dei due elementi inferiori ha una certa difficoltà ad incastrarsi e tende a sganciarsi spontaneamente). Altro punto di forza per questo come per tutti gli altri max gokin è certamente lo stand espositivo, assolutamente enorme e molto, molto scenico, sia nell’esposizione degli accessori (spettacolari gli alloggiamenti per le mani, le throwing bombs, i manici delle beam saber e del beam lancer che li fanno apparire parzialmente immersi e inglobati nella basetta) che in quella del modello che grazie al supporto per le pose in sospensione e al solido aggancio al modello può essere esposto in volo nelle posizioni più disparate e dinamiche.

In conclusione
Stiamo certamente parlando di un oggetto valido e di buona manifattura, molto scenico ed
esteticamente accattivante che riconosce nella estrema posabilità il principale pregio. Detto questo non possiamo far finta di nulla ed ignorare che Max Factory abbia immesso questo modello sul mercato spacciandolo per gokin e al prezzo di un gokin quando l’esiguissima percentuale di metallo che lo compone lo rende a mio modestissimo parere meglio inquadrabile, seppur di lusso e molto curata, come action figure. In altre parole se non siamo a livello di truffa poco ci manca; da qui la logica conclusione che, sempre per quanto mi riguarda, il valore corretto del modello è assai lontano dalle medie quotazioni che si vedono attualmente sparare sul web. In molti sanno come non mi faccia particolari problemi sul contenuto in metallo e sui materiali che compongono gli oggetti che acquisto purchè questi mi appaghino esteticamente ma in questo caso il discorso è un po’ diverso dal momento che, visto come la casa di produzione ha marciato sul termine gokin e sul tipo di composizione dichiarata, la sensazione di essere stati presi in giro è molto, molto forte. Per me, questa action figure non vale più di 80 euro più le eventuali spese di spedizione, regolatevi di conseguenza: così è deciso, l’udienza è tolta….. Un caro saluto a tutti e continuate a seguirci, vi aspettiamo numerosi sul jr forum.

Un sentito ringraziamento all’amico Alessandro-Assistorti per avermi fornito i dettagli sui nomi delle armi che, non avendo io seguito la serie, non conoscevo.

Mazingetter
(le foto sono state realizate dall’autore dell’articolo)