Dygenguar & Außenseiter GX-46

Dygenguar & Außenseiter GX-46 Bandai by Mazingetter

Nel giugno del 2009, dopo un’attesa protrattasi per svariati mesi, Bandai immette sul mercato con la sigla di gx-46 un modello senza precedenti e tra i più desiderati dai fan giapponesi. Si tratta non di uno ma di una accoppiata di robot direttamente tratti dal videogame Super Robot Wars Original Generations: Dygenguar & Außenseiter. Nel videogame questi due robot combattono in coppia ed il secondo ha la possibilità di trasformarsi nel destriero del primo. Inutile dire che Bandai ha in questo gx realizzato un Außenseiter capace di trasformarsi (con soluzioni tecniche al limite dell’impensabile) in cavallo proprio come nel videogioco. Il fiorire di model kits ispirati a questi mecha nell’ultimo periodo la dice assai lunga su come questi soggetti stiano riscuotendo successo in patria. Un po’ diverso il discorso per quanto invece riguarda l’Italia dove, pur essendo stata riconosciuta dai più la notevole bellezza di questi robots, lo scarso legame affettivo, accoppiato all’alto prezzo di listino, ne ha tenuti molti degli appassionati alla larga……. purtroppo aggiungerei, visto che cosa ci si perde nel non poter godere di quello che considero a tutt’oggi uno dei soc più belli e curati se non addirittura il migliore in tal senso, tra tutti quelli sinora usciti. Le premesse da ciò che vi dico sono quindi certamente delle più rosee, e altrimenti non potrebbe essere visto che ancora oggi stento a trovare particolari difetti a questo modello. Ma procediamo con la nostra disamina…

La scatola
Semplicemente enorme. Quando mi è arrivata a casa mia moglie ha pensato che avessi comprato un climatizzatore. Come grandezza questa scatola se la gioca con quella del gx-41s essendo forse poco più bassa ma più spessa e analogamente larga rispetto a quest’ultima. Le dimensioni sono di 18 x 33 x 48 cm. Design veramente esaltante! Davanti abbiamo l’immagine centrale del Dygenguar in sella al suo fido destriero al di sopra del grosso nome in giapponese dei due robot ai lati del quale sono ritratti questi ultimi. Il retro è un
bellissimo collage di immagini che mostrano i diversi e numerosissimi accessori che corredano il gx-46 ed è arricchito da una stupenda illustrazione raffigurante la nostra bella coppia di samurai in azione nell’angolo inferiore sinistro.

Il contenuto
Allora, procediamo con calma perchè il corredo di questo modello è davvero imponente.
Nell’ordine abbiamo:
– Contenitore in polistirolo in cui nei relativi alloggiamenti trovano posto:
– i robot debitamente protetti da una bustina in plastica trasparente e una mascherina in plastica trasparente rigida (il solo Dygenguar) e assicurati nelle loro sedi dalle abituali stecchette in polistirolo (2 per robot). Su di essi sono già montati un paio di pugni chiusi
– i due scudi da applicare sulle spalle dell’Außenseiter
– i due fucili dell’Außenseiter trasformabili nelle zampe anteriori e posteriori del cavallo
– lo scudo porta-fucili da applicare sulla schiena dell’Außenseiter
– il bavero diviso in due parti distinte da montare sul collo del Dygenguar quando esponendolo in sella al cavallo gli si applica il mantello
tutti gli accessori, come i due robot, sono contenuti nei loro bei sacchettini protettivi
– Primo blister di plastica rigida trasparente contenente: 4 diverse spade (due catane più piccole una delle quali con punta uncinata, uno spadone ricurvo ed uno spadone enorme), 2 paia di mani per il Dygenguar (1 aperto e 1 predisposto per l’impugnatura delle spade), 5 mani per l’Außenseiter (1 paio aperte, 1 paio per l’impugnatura dei fucili e una mano destra con pollice indice e medio sollevati per riprodurre una posa tipica del robot), 1 faccia di ricambio per il Dygenguar (con bocca aperta), due supporti con perno per agganciare i fucili alle spalle dell’Außenseiter quando il robot li impugna, il mantello dell’ Außenseiter scomposto in 3 parti, la base del supporto per l’esposizione in posa rampante del cavallo, la criniera scomposta in due parti per la testa più piccola del cavallo, un adattatore in plastica per l’aggancio del mantello alle spalle del Dygenguar, due supporti in plastica tra loro agganciabili e attaccabili alla parte posteriore del cavallo per sostenere il mantello del Dygenguar, il cimiero da applicare sulla testa dell’Außenseiter.
– Secondo blister di plastica contenente: il braccio del supporto espositivo per il cavallo in posa rampante, le zampe posteriori ed anteriori del cavallo, la sella, le due staffe, un componente aggiuntivo per bloccare le gambe dell’Außenseiter nella trasformazione in cavallo, la testa grande con la relativa criniera e la coda del cavallo, lo stand espositivo per gli accessori.
– Due libretti contenuti entrambi in una stessa bustina di plastica trasparente: uno con bellissime illustrazioni inserito a scopo puramente informativo relativamente ai mecha e l’altro con le rituali istruzioni per l’assemblaggio dei robot e la trasformazione in cavallo. Quest’ultimo, a differenza di quanto affermato da altri, l’ho trovato molto chiaro in tutti i passaggi per cui non ho avuto particolari difficoltà nell’assemblare il cavallo nonostante abbia dovuto impiegare almeno la prima volta non poco tempo data l’indubbia complessità della trasformazione.

Il modello
I due robot hanno la stessa altezza di circa 18 cm anche se l’Außenseiter, complice l’appendice che orna la sua testa, arriva anche un centimetro più in alto. Nella valutazione dei dettagli risalta l’estrema cura posta da Bandai nell’assemblaggio di questo modello e l’impiego di accorgimenti atti a migliorarne la qualità non usati nei precedenti soc. In questo senso i tappi coprivite sulla superficie interna delle cosce del Dygenguar e sui fucili dell’Außenseiter o il dettaglio degli uncini estraibili dalla pianta del piede del Dygenguar rappresentano un chiaro segnale di come Bandai questa volta sia stata scrupolosa senza lasciare nulla al caso. Il modello era attesissimo e non poteva deludere gli appassionati, e si è fatto in modo che ciò non avvenisse. Questa sensazione di cura maniacale del dettaglio risalta più in generale in tutti i particolari del gx-46 con una verniciatura che, di base molto curata nei soc, non ha neanche quelle minime imperfezioni rilevabili in altri casi. La complessità del design, la trasformabilità ed il contatto tra i due mecha richiesto dall’esposizione di uno a cavallo dell’altro ha purtroppo comportato in modo assai sensibile il sacrificio delle parti in metallo almeno per quanto concerne le porzioni esterne soprattutto del Dygenguar che ha infatti uno scheletro strutturale in metallo e che, tra le superfici esposte, lo presenta solo in corrispondenza dei piedi e in pochi altri punti. Il suo peso è di 305 grammi. Certamente più soddisfacente la percentuale di metallo impiegata nell’Außenseiter e con un peso di tutto rispetto, per la precisione di 480 grammi. Esso ha come il suo compare uno scheletro in metallo ed esternamente è completamente in metallo dal ginocchio in giù. D’altro canto, una volta convertito in cavallo, la necessità di dare un robusto supporto al Dygenguar che per lo stesso motivo non deve gravare troppo, giustifica le scelte fatte da Bandai in relazione ai materiali e alla distribuzione dei pesi. La trasformazione dell’Außenseiter ‘in cavallo è qualcosa di strepitoso, in pratica il modello si apre completamente mostrando la sua robusta struttura e le spalle si convertono nella parte posteriore del cavallo. Tale trasformazione è effettuabile senza ricorrere all’ausilio di parti aggiuntive (risultato che Bandai ha sempre cercato di conseguire con qualsiasi trasformabile) salvo l’impiego di un supporto in plastica che blocca le gambe del robot sotto la pancia del cavallo e, ovviamente, della sella, della criniera e della coda. Il risultato finale, in questo caso, è esteticamente assai discutibile dal momento che diverse parti del ronzino (testa e zampe in primis) sono di fatto molto sproporzionate rispetto al resto del corpo rendendo il cavallo più simile a un pony che a un fiero stallone. Decisamente ingegnosa la conversione dei due fucili nelle zampe del quadrupede (ciascuno di essi fornisce una zampa anteriore ed una zampa posteriore). Per bravi che siano evidentemente neanche gli ingegneri Bandai riescono però a fare i miracoli, ecco quindi che tra gli accessori abbiamo una variante di testa (con relativa criniera) e zampe anteriori e posteriori più proporzionate e che, una volta montati, garantiscono un esito ben più soddisfacente. Davvero bello il sistema con cui sono state concepite le zampe anteriori, ricavabili nella loro parte superiore con l’estrazione del rivestimento esteno della coscia dell’Außenseiter. In posa rampante e con il Dygenguar in sella il modello esprime il meglio di se garantendo un colpo d’occhio che pochi altri gokin possono vantare. Lo stand è ben solido ed ha punti di ancoraggio per gli zoccoli posteriori sulla sua base. La stabilità del Dygenguar sul cavallo è garantita da alcuni fori sulla sella in cui incastrare le appendici del gonnellino di quest’ultimo nonchè dalle staffe, agganciabili in modo ben solido ai piedi del robot. Capitolo posabilità: eccezionale per il Dygenguar, discreta per l’Außenseiter. Nonostante la complessità di design è stato fatto un lavoro incredibile sul Dygenguar, a tutti i livelli: le caviglie si piegano moltissimo, gli avampiedi si flettono, le ginocchia (a scatto) hanno una buona flessione, le cosce si abducono ampiamente e ruotano sull’asse longitudinale, il busto si piega in avanti, le spalle ruotano a 180 gradi, le stesse braccia ruotano rispetto alla spalla. Parte di questi movimenti sono resi possibili dall’adozione di elementi mobili svincolati l’uno dall’altro di cui il gonnellino è l’esempio più evidente. Quest’insieme di possiblità consente pose estreme e permette di sguinzagliare la fantasia nel far assumere al nostro bel samurai le posizioni più originali. Un cenno a parte deve però essere fatto relativamente al piccolo capolavoro concepito da Bandai nella realizzazione dello snodo del bacino del Dygenguar. Lo spazio tra le due cosce del robot era infatti troppo esiguo per permettergli di salire in sella e si rendeva necessaria una soluzione che ne comportasse l’allargamento aumentando la distanza tra le due cosce. Ecco che sono stati quindi realizzati due snodi ruotabili lateralmente così da distanziare le cosce, il tutto associando a questo sistema lo svincolamento dei 3/4 inferiori della coscia dalla sua parte superiore così da permetterne la rotazione e il riallineamento delle gambe una volta allontanati i due snodi. Spiegata così la cosa può sembrare complicata ma vi assicuro che è comprensibile intuitivamente e, nella sua semplicità, assolutamente geniale. La mobilità dell’Außenseiter,pur essendo soddisfacente, è invece più limitata soprattutto a livello di anca dove la possibilità di abduzione è molto modesta, ed è un peccato perché le caviglie si piegherebbero anche molto,mentre molto più ampi sono i movimenti delle braccia. Leggermente instabile il gonnellino la cui copertura anteriore tende a cadere un po’ troppo facilmente quando si muovono le articolazioni dell’anca. Molto funzionali i due supporti con perno che consentono al modello una impugnatura più agevole dei due grandi fucili, e intelligente anche la localizzazione del foro di aggancio per i perni proprio sotto la spalla là dove non è visibile e non stona esteticamente. Il display stand per gli accessori è, come da tradizione Bandai, bello, grande e funzionale. Riproduce una specie di montagnola e può accogliere praticamente per intero gli accessori del modello (una parte accessoria è addirittura alloggiabile al di sotto di esso). Tra questi spiccano le 4 spade, in particolar modo le due più grandi che a differenza delle katane piccole hanno solo il filo della lama cromato. La più grande tra di esse è semplicemente enorme e con i suoi 26 cm di lunghezza si mangia in un sol boccone le varie spade di Dancouga, Godmars, Baikanfu e Vultus. Tra queste la mia preferita, soprattutto per l’originalità della forma, è quella con la lama ricurva.

Per concludere
Salvo incredibili sorprese dovrei aver già deciso quale sia per me il miglior modello di questo 2009. Credo che questa frase la dica più che lunga su cosa penso di questo gx-46. Capisco che per gran parte di noi in cui l’acquisto viene fatto col cuore e deve avere almeno un ricordo radicato nella nostra infanzia questo soc possa non dire nulla. Per chi invece fosse interessato il consiglio è quello di prenderlo se possibile, ve ne innamorerete. E’ un modello validissimo sotto moltissimi punti di vista. Il prezzo è ovviamente alto anche se si deve riconoscere che non stiamo parlando di uno, ma di due gokin, di cui uno trasformabile. E’ anche vero che di recente questi prezzi sono andati calando per cui potrebbe essere un momento proficuo per tentare l’acquisto.Entro i 200 euro tutto compreso a mio modo di vedere vale la pena di portarselo a casa, credo che per chi sia interessato il sacrificio economico fatto spendendo una simile cifra possa essere ampiamente ripagato dall’indubbia bellezza e validità del modello.Un caro saluto da Stefano-Mazingetter e a risentirci su queste pagine, continuate a seguirci.

Mazingetter
(le foto sono state realizzate dall’autore dell’ articolo).

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