Godmars GX 40

GX 40 GODMARS by Mazingetter

E dopo il gx-39 Baikanfu che ha lasciato l’amaro in bocca agli amanti di Gordian (per la serie: potrebbero ma non lo fanno) ecco che Bandai con il gx-40 riesce a scontentare gli estimatori del God Sigma sfornando il God Mars che oltre a ricordare il primo nel nome, lo richiama almeno parzialmente nella modalità di trasformazione dei moduli che vanno a comporre le gambe del robot assemblato. Attendendo che per noi italiani vengano tempi migliori e che Bandai si decida a produrre mecha a noi più familiari (dei quali con la produzione di gx-39 e gx-40 hanno in pratica già in cassaforte il progetto o almeno parte di esso) accontentiamoci (si fa per dire) di ciò che il colosso nipponico sta sfornando. Anche con God Mars, gigante d’acciaio non propriamente definibile aggraziato nelle proporzioni data la conformazione sostanzialmente monolitica e con una distribuzione a ragion veduta definibile arlecchinesca della colorazione, come vedremo più in dettaglio nel corso della recensione, Bandai è riuscita a svolgere un lavoro tecnicamente incredibile peraltro non trascurando il metallo, abbondantemente rappresentato in questo toy.La serie God Mars viene trasmessa in Giappone tra il 2 Ottobre 1981 e il 24 Dicembre 1982 e si compone di 64 puntate, solamente 52 delle quali hanno raggiunto il nostro paese, con il titolo originale di Rokushin Gattai God Mars (6 dei uniti in un corpo solo) e narra le vicende del gigante di metallo God Mars (50 metri di altezza per 1050 tonnellate di peso, derivante dall’unione dei sei robot Gaia, Sphinx, Shin, Ra, Uranus e Titan, localizzati in diverse parti del mondo) con una trama abbastanza complessa e apparentemente spezzata in due tronconi a cavallo del ventiseiesimo episodio.
Passiamo a questo punto all’analisi del modello

La scatola
Le dimensioni sono notevoli, precisamente di 40 x 28 x 14 cm ed è confortante la sensazione di pesantezza quando la si solleva. L’artwork della scatola è, come per tutti i soc, assai ben curato. Sulla supericie anteriore è raffigurato sulla destra il God Mars con in pugno l’immancabile spadone e sulla sinistra i sei mecha che lo compongono in assetto di volo, così come si vede nell’anime prima della loro unione con sullo sfondo l’immagine della terra. Sulla superficie posteriore è ritratto il robot in fase di assemblamento oltre alle foto ufficiali dei singoli componenti e ad altre immagini che illustrano il contenuto della confezione (il display stand, il Cosmo Crusher, il monolite di Gaia, lo spadone).

Il contenuto
La scatola contiene:
– Il contenitore in polistirolo in cui sono alloggiati i singoli componenti in conformazione robot. Molto bella la mascherina in cartoncino posta sopra al contenitore e su cui sono riportati i nomi dei singoli mecha che a mio avviso fa molto vintage richiamando alla memoria le confezioni di alcuni Godaikin degli anni ’80. Togliendo questa mascherina si può notare come sul polistirolo sia stata impressa la dicitura God Mars e, in basso, il logo GM presente sulla cintura del robot. Ogni componente è dotato della sua bella bustina di plastica trasparente per evitare il contatto diretto col polistirolo, i mecha che formano le gambe sono bloccati ciascuno da una stecchetta in polistirolo. I robot sono alloggiati secondo la distribuzione che hanno nel robot assemblato, quindi abbiamo Sphinx al centro, Ra e Shin in basso a destra e a sinistra rispettivamente, Gaia in alto al centro, Titan in alto a destra, Uranus in alto a sinistra.
– Un grande blister in plastica trasparente contenente: un paio di mani chiuse a pugno e una mano destra chiusa per l’impugnatura della spada per il god Mars, un paio di mani aperte per Sphinx, un paio di mani aperte per Gaia, i 3 velivoli di supporto unibili a formare il Cosmo Crusher, lo spadone del God Mars, le due metà per formare il monolite entro cui nella serie anime è alloggiato il Gaia (nel cartone ogni mecha fuoriesce da un monolite presente in parti diverse del pianeta), la base di appoggio per queste, la base di appoggio del display stand con un paio di bracci snodati e un paio di ganci per usare lo stand nella modalità preferita. A una prima osservazione duole constatare una certa povertà di accessori non tanto intermini di armi (nella serie God Mars distrugge tutto e tutti senza troppe difficoltà solo grazie allo spadone e ad un raggio che fuoriesce dal logo sulla sua cintura) quanto in termini di mani. Almeno per il God Mars qualche set di mani in più e con una maggiore “espressività” (basta pensare a quelle presenti nella confezione del gx-36 Ideon) avrebbe certamente fatto piacere. Come detto il display stand può essere usato in varie modalità, sia per esporre lo spadone con i vari set di mani di God Mars, Gaia e Sphinx, sia come espositore del Cosmo Crusher. Carino il monolite, con l’ausilio dei due bracci snodati se ne può simulare la fuoriuscita del Gaia.
– L’immancabile e completo libretto illustrativo.

I robot
1.Sphinx
Forma la parte centrale del corpo di God Mars, dei vari robot è senza ombra di dubbio il più brutto, sgraziato nelle forme, con un grosso tronco, la testa schiacciata e senza collo, due gambine senza piedi e braccia relativamente esili. E’ anche il componente che contiene la maggior quantità di metallo, gambe, testa e avambracci a parte, l’intero tronco è un totale blocco di metallo. E’ alto 16 cm per un peso di 366 grammi.Date le proporzioni e la conformazione è anche il meno posabile dei componenti, ad ogni modo pur non facendo miracoli, Bandai è comunque riuscita a dare almeno un minimo di dinamicità alle pose grazie alla libertà di movimento delle braccia, al movimento antero-posteriore dell’anca, alla flessione del ginocchio e alla possibilità di rotazione della gamba rispetto alla coscia. La testa è fissa, senza possibilità di rotazione. La trasformazione nel tronco del God Mars è semplice e intuitiva, conviene comunque seguire alla lettera le indicazioni del libretto per evitare brutte sorprese. La verniciatura non presenta pecche di rilievo. E’ dotato di due set di mani, un paio chiuse a pugno, un paio aperte.

2. Gaia
E’ certamente il componente più posabile. Alto 9 cm per un peso di 25 grammi, è interamente in metallo fatta eccezione per testa e braccia. Strutturalmente è snodatissimo, concepito come il Rom Stol del gx-39 con molteplici punti di snodo, può essere facilmente posizionato nei modi più stravaganti. Si va ad alloggiare all’interno del tronco di Sphinx nella trasformazione in God Mars. Da sottolineare come la sua presenza all’interno di Sphinx non sia comunque necessaria per assemblare il God Mars dando così la possibilità di esporre quest’ultimo e il Gaia separatamente. Carino il sistema a molla per cui, se Gaia viene alloggiato in Sphinx, compare il logo GM sulla cintura del God Mars. Gaia può anche essere esposto nell’atto di fuoriuscire dal monolite in cui normalmente è alloggiato, come potete vedere in foto. La verniciatura anche in questo caso è buona e i dettagli ben curati (è visibile l’alloggiamento del pilota attraverso la piastra sul petto). Anch’esso ha due set di mani, un paio chiuse a pugno e un paio aperte.

3. Uranus e Titan
Sono i robot che compongono rispettivamente il braccio destro e il braccio sinistro del God Mars.Alti 10 cm per un peso di 95 grammi sono probabilmente quelli con la minor percentuale in metallo.Tronco a parte, tutte le restanti porzioni del corpo sono in plastica, e ciò è abbastanza intuitivo visto che un eccessivo peso di queste parti le farebbe regolarmente ricadere verso il basso quando si tenta di sollevarle.
La posabilità è molto buona con la possibilità di torsione del tronco e date le caviglie con ampie escursioni laterali. Esteticamente ho gradito poco la conformazione delle cosce, incavate posteriormente nella parte alta ed anteriormente nella parte bassa, ovvio compromesso tecnico per garantire la trasformabilità del componente permettendo alla coscia di slittare all’interno della gamba. Le braccia tecnicamente, per il tipo di snodi e di sistemi telescopici usati mi hanno subito riportato alla memoria quelle dello Zambo ACE del gx-23, dal progetto delle quali gli ingegneri Bandai hanno attinto a piene mani per ideare gli arti superiori non solo di questi due robot, ma anche di quelli che vanno a comporre le gambe. La trasformazione lascia sinceramente a bocca aperta, soprattutto quando aprendo le gambe e ruotando i piedi all’interno, da una di queste (la destra di Uranus e la sinistra di Titan) fuoriesce il pugno del God Mars, ancor di più quando ripiegando le braccia e la testa nel tronco se ne estrae il perno a scatto per l’articolazione della spalla. Nella trasformazione mi raccomando di seguire minuziosamente i passaggi indicati sul libretto, ho infatti la sensazione che in caso contrario si possano rischiare raschiature delle vernici o, peggio ancora, rotture. Anche Uranus e Titan presentano una buona verniciatura, senza particolari pecche. Non hanno mani intercambiabili, probabilmente perchè il compromesso tecnico impiegato per la trasformazione non ne ha consentito l’impiego.

4. Shin e Ra
Sono i componenti che vanno a costituire rispettivamente gamba destra e gamba sinistra del God Mars e danno un contributo non indifferente al peso dell’intero modello. Alti entrambi 14 cm, il primo raggiunge i 286 grammi e il secondo arriva a 292 grammi. La trasformazione è abbastanza semplice e certamente meno complessa di quella di Uranus e Titan visto che in questo caso è sufficiente unire le gambe per trasformare la parte al di sotto del tronco. Braccia e testa a parte sono interamente in metallo ed hanno anch’essi una buona posabilità date le ottime escursioni delle caviglie e la possibilità di rotazione della coscia. Anche per Shin e Ra verniciatura senza pecche particolari. Non hanno mani intercambiabili, anche in questo caso per effetto della modalità di trasformazione.

God Mars
Alto 27 cm per un peso di 1160 grammi God Mars è in assoluto uno dei soc più imponenti sinora prodotti da Bandai e percentualmente a maggior composizione metallica. Questo lo scrivo per tutti coloro che vedendone le prime foto hanno amato definirlo plasticone. Se effettivamente la distribuzione bizzarra e asimmetrica di forme e colori potrebbe dare l’impressione che il modello contenga plastica a profusione beh, allora vi dico: non sapete quanto vi sbagliate. Il God Mars è un vero blocco in metallo e soppesarlo è una gran soddisfazione per gli amanti dei gokin. La posabilità non è delle migliori, la trasformabilità e le proporzioni hanno certamente inciso in tal senso, se infatti le braccia hanno buona libertà di movimento per come è concepita l’articolazione della spalla, la loro morfologia tozza la limita comunque. I gomiti si piegano poco, anche in questo caso perchè le modalità di trasformazione non consentono escursioni più ampie. Le caviglie invece avrebbero escursioni laterali discrete ma la scarsa mobilità laterale dell’articolazione dell’anca le rende in parte vane. La mobilità degli arti inferiori è in gran parte garantita dalle caviglie e dalla rotazione della coscia nella sua parte bassa. La testa ha invece una buona rotazione laterale. Molto bello il dettaglio per cui si intravede la testa di Gaia attraverso la maschera sul volto del God Mars. Un appunto è stato mosso relativamente alle mani del robot, che non sono in asse con l’arto.Anche questo è un ovvio compromesso tecnico cui si è scesi per garantire la trasformabilità e che esteticamente può essere in parte superato posizionando obliquamente le mani. Una volta assemblato e messo con il suo bel spadone in mano, nonostante la scarsa posabilità, il God Mars fa comunque un gran bel figurone, molto migliore di ciò che una qualsiai foto potrebbe dire.

In conclusione possiamo affermare che si tratta di un modello tecnicamente validissimo anche se esteticamente discutibile. Consigliatissimo a tutti coloro che in un toy guardano soprattutto alla tecnica realizzativa (qui troveranno accorgimenti tecnici che lasciano sinceramente a bocca aperta), ma anche agli amanti del diecast data la ricchezza di metallo con cui è stato prodotto, sempre ammesso e non concesso, come detto, che il soggetto piaccia, cosa peraltro non facilissima.Un caro saluto da Stefano-Mazingetter.

Mazingetter
(le foto sono state realizzate dall’autore dell’ articolo).