The Big-O GX-48

THE BIG O GX-48 by Mazingetter

Nel mese di settembre 2009 Bandai stupisce tutti immettendo sul mercato, a distanza di soli sette giorni l’uno dall’altro, due soc. Stiamo parlando del gx-48 The Big O e del gx-49 Shin Mazinger Z God Scrander version trasformabile in Big Bang Punch. In questa recensione parleremo del primo di questi, il Big O. Il soggetto è tratto dalla serie Sunrise del 1999 intitolata Za Biggu O, costituita da 26 episodi suddivisi in due stagioni di 13 capitoli l’una. Dal punto di vista estetico il robot si caratterizza per l’originalità del design retrò che lo distingue in modo evidente da gran parte degli innumerevoli mecha robotici che popolano i vari anime nipponici. Questo aspetto costituisce allo stesso tempo il punto a favore e il tallone di Achille del modello nei confronti del quale è difficile avere vie di mezzo, nel senso che o lo si ama o lo si odia. Beh, a me sono bastate le prime due puntate dell’anime (che peraltro raccomando a tutti) per innamorarmi di quello che più che un robot ricorda per chiodature, forma e colori, una specie di stufa di ghisa e che proprio per certi dettagli somatici trova nel Giant Robot Yamato il degno gemello cui affiancarlo in vetrina. Ma procediamo senza ulteriore indugio con la nostra disamina…

La scatola
E’ semplice e non ingombrante (32 x 24 x 9 cm). Avanti abbiamo l’immagine del modello con, nell’angolo sinistro, il grosso nome del robot e, al di sotto di esso, la frase tipica che caratterizza l’intero anime (Cast in the name of God, ye not guilty.). La stessa frase la ritroviamo centralmente sulla faccia posteriore dove, al di sotto di tre immagini del robot in pose diverse, sono illustrati i (pochissimi) accessori contenuti nella confezione. Ma della povertà di accessori di questo modello e dell’ennesima scorrettezza perpetrata da Bandai nei confronti dei potenziali acquirenti avremo modo di parlare più avanti nel corso della recensione.

Il contenuto
Nella scatola sono contenuti:
– Contenitore in polistirolo dove, protetto dal contatto col polistirolo stesso tramite un foglio di plastica trasparente e assicurato nella sua sede da due stecchette e due blocchetti anch’essi in polistirolo troviamo il Big O senza avambracci.
– Un blister di plastica trasparente contenente i due avambracci, due paia di mani (uno chiuso a pugno e uno con dita articolate separatamente alla mano a livello delle falangi), una piastra per simulare l’apertura delle bocche di fuoco sull’addome e due paia di piastre con tre cannoncini l’una applicabili sul torace dopo aver sollevato la pettorina del robot.
– Un secondo blister in plastica trasparente contenente la basetta espositiva ed il supporto per gli accessori suddiviso in due parti da agganciare tra loro.
– L’immancabile libretto in cui più che alle istruzioni (peraltro modeste data la semplicità del modello), è stato dato ampio spazio e risalto al fatto che sia quella di progettazione, che le fasi successive, sono state costantemente seguite dagli autori della serie anime.

Il modello
Il modello è davvero imponente sia per il design stesso, sia perchè in questo caso Bandai non ha fatto economia in termini di dimensioni, il gokin infatti ha una altezza di tutto rispetto, ben 22 cm.In realtà, sia perchè è grande e sia perchè a vederlo così sembra fatto interamente di metallo, si resta un po’ delusi quando estraendolo dalla scatola e soppesandolo ci si trova in mano un oggetto che avremmo creduto più pesante. Non fraintendete, il gx-48 supera comunque il mezzo Kilo di peso (545 grammi per la precisione) ed ha una buona percentuale di metallo, ma non è quel blocco di zama che visivamente dà l’impressione di essere. Le parti metalliche sono i piedi (interamente in metallo a parte il dorso e il copripiede), le cosce, il gonnellino, le spalle e le braccia, il resto è invece in plastica per ragioni verosimilmente tecniche (difficile realizzare avambracci così grandi in metallo senza che ciò potesse condizionare la continua caduta dell’arto e la difficoltà a mantenere le pose a livello di arti superiori).Nella sua monotonia (fatta eccezione per il casco e la fascia sul collo di color giallo arancio e per la piastra dorata sul petto il modello è praticamente monocromatico) la verniciatura di questo gx-48 non è solo impeccabile, ma davvero molto curata anche a livello di piccoli dettagli (vedi i piccoli cerchi rossi distribuiti un po’ qua e un po’ là sulle varie parti del corpo). Dal punto di vista tecnico è stato fatto certamente un ottimo lavoro, bello il sistema a stantuffo molleggiato ideato per consentire più libertà di inclinazione alle caviglie. Questo, associato alla possibilità di abbassare gli snodi delle anche quando si allargano le cosce (sistema che ricorda il blocco del bacino dei più recenti soc tipo gx-44 e gx-45), permette di dare posabilità a un soggetto che di base non ha un design che fa della leggiadria e dell’agilità le sue armi migliori e che nell’anime stesso soffre di una certa staticità.La possibilità di estrarre pazialmente le cosce dalle gambe garantisce inoltre maggiori escursioni nei movimenti di flessione all’articolazione (a scatto) delle ginocchia. Le spalle (a scatto) ruotano a 360 gradi e le braccia stesse ruotano rispetto alle spalle anche se questo movimento riconosce una certa resistenza nella sua esecuzione. Anche a livello del tronco è presente uno snodo, più precisamente tra addome e bacino. Permette torsioni laterali discrete e una modesta flessione in avanti, ed è molto
rigido. L’applicazione degli avambracci è a pressione ed è garantita da due levette che bloccano le due parti quando si raggiunge il punto di aggancio. Per consentire la massima estensione dell’avambraccio sono stati ideati degli sportellini sull’avambraccio stesso immediatamente al di dietro del gomito così
da massimizzare il movimento. Carino il sistema a molla ideato per la simulazione del sudden impact.Basta tirare indietro fino a bloccare la parte posteriore, cromata, dell’avambraccio, che scatterà in avanti quando si preme il pugno del robot grazie a un sistema a molla situato al di sotto del polso.La testa si muove molto liberamente, praticamente ruota a 360 gradi e si estende quanto basta.Bello il gimmick che simula, sollevando il collo del robot, l’apertura del cockpit del pilota, e bella anche la pettorina sollevabile per l’applicazione dei cannoni sul torace. Personalmente penso che lo esporrò comunque con la piastra addominale simulante le bocche di fuoco, se non altro per spezzare un attimo, data la diversa colorazione, la monotonia di una verniciatura relativamente uniforme.Carino il sistema sulla punta dei piedi da cui è possibile estrarre le rampe per la fuoriuscita della macchina di Roger Smith. La dotazione in mani è davvero scarna e deprimente, appena due paia, anche se quelle con dita articolate sono davvero ben realizzate presentando anche il polso snodato.
Questo vi permetterà di esporre il vosto Big O anche in atteggiamento riflessivo a dita intrecciate. La povertà della dotazione in mani come del resto di accessori trova spiegazione nell’assurda quanto scorretta idea di Bandai di commercializzare, per questo modello, i vari accessori separatamente da esso. Questo set, già in vendita a cifre che difficilmente possono trovare una giustificazione,dovrebbe uscire tra alcuni mesi e comprede tra le altre cose la macchina di Roger Smith, almeno un altro paio di mani, le catene da agganciare al gonnellino, un paio di avambracci apribili, alcune appendici in plastica per simulare gli spari che fuoriescono dagli avambracci aperti, alcune teste di ricambio ed altre amenità che non ricordo ma che soprattutto non ho voglia di stare ad elencare visto che dopo tante volte, in questo caso, ho deciso almeno in un’occasione, di non farmi prendere in dai signori Bandai e di lasciare sui loro scaffali il frutto delle loro strampalate e oscenamente scorrette politiche di mercato (la scottatura dell’annuncio del gx-49 trasformabile subito dopo l’uscita del gx-45 è ancora viva in me).

In conclusione c’è poco da dire: è il solito prodotto Bandai ben curato e progettato, ha un grado di posabilità ben più che soddisfacente a dispetto di un’estetica relativamente sgraziata e goffa, ma sono dell’idea che per un modello praticamente senza accessori circa se non più di 100 euro siano decisamente troppi, soprattutto se consideriamo che con l’acquisto del set opzionale il gokin, nella sua completezza, viene a costare ben più di 150 euro. In definitiva un bellissimo modello che lascia però l’amaro in bocca per come ne è stata gestita la commercializzazione. Quindi il consiglio è: acquistatelo al prezzo più basso possibile e lasciate che gli accessori marciscano nei magazzini
Bandai. Se noi acquirenti non ci diamo una svegia e non ci rendiamo conto che siamo noi a fare il mercato e i prezzi di certi oggetti non lamentiamoci poi se acquistando 4 pezzi di plastica a cifre assurde ci troveremo in futuro di fronte a pretese economiche assurde. Sono nel settore da anni e so benissimo che sto facendo una battaglia contro i mulini a vento, ma è anche vero che se nessuno
comincia non vedremo mai il minimo risultato…….
Un affettuoso saluto a tutti quanti e un arrivederci alle prossime recensioni da Stefano-Mazingetter.

Mazingetter
(le foto sono state realizzate dall’autore dell’ articolo).