Goshogun Brave Gokin 08

Goshogun Brave Gokin 08 by PaoloMK2

Cari amici di Japanrobot bentornati sulle nostre pagine per un’altra recensione riguardante uno dei nostri amati robottoni, oggetto del mio articolo sarà un modello della CM’S Corporation, esattamente il Brave Gokin 08 Goshogun conosciuto in Italia come Gotriniton. Il personaggio forse non è tra i più famosi qui da noi, ma la rappresentazione di CM’S Corporation merita comunque particolare attenzione.

LA CONFEZIONE
Dimensioni molto contenute per la scatola del Brave Gokin 08, 23 x 14,5 x 14,5 centimetri, lo spazio apparentemente esiguo è stato sfruttato molto bene da CM’S, grazie a queste misure anche i più maniaci potranno tranquillamente custodire la scatola nella propria stanza. Molto accattivante la grafica usata per il frontale, due foto del Goshogun, una più ravvicinata ed una a figura intera, sotto di esse il nome del modello a caratteri cubitali. Sul retro la classica esposizione del contenuto ed alcune pose che può eseguire il Gokin. All’interno un blocco di polistirolo con due vani separati, nel primo troviamo il Goshogun protetto da un sacchetto di plastica trasparente e bloccato da due fermi in polistirolo dal ventre in giù. Nel secondo vano troviamo invece 3 accessori, il Bazooka, un’originalissimo stand per i tre piccoli Jet, set di tappi copri vite e il Go Flasher da applicare sulla schiena del nostro modello. Chiude il contenuto della confezione un blister di plastica trasparente con le armi, i vari set di mani ed i tre piccoli Jet che vanno a comporre il piccolo Try 3.

INSIDE THE BOX
Prendendo in mano per la prima volta il Goshogun ci si rende subito conto della grande quantità di metallo da cui è composto, diciamo che un buon 95% del corpo è realizzato in zama, 18 centimetri di altezza per 500 grammi netti di peso faranno sicuramente la felicità dei patiti del metallo! Le parti in plastica si riducono quindi a poche unità distribuite sul corpo del mecha, testa, coprispalle, scudi protettivi laterali di bacino e bicipiti, sportelli apribili di petto e gambe, armi e stand espositivo dei Jet, unica eccezione in gomma morbida per i 4 set di mani. Le armi in dotazione sono 5, la Spada Galattica (Go Sabre), 2 Asce Spaziali (Go Staff), Bazooka Spaziale (Space Bazooka) e la Go Flasher. Quest’ultimo accessorio è la rappresentazione dell’arma più potente usata dal robot durante i combattimenti, 5 lame di energia a forma di tridente che vengono scagliate verso i nemici dalla schiena del robot, ovviamente CM’S ha dotato il modello di sistema di sparo a molla, basterà pigiare il cupolino dietro alla schiena per far partire il Go Flasher verso l’alto….ochhio ragazzi perchè l’arma in questione ha diverse punte che potrebbero anche far male. La mobilità del Goshogun Brave Gokin si attesta su buoni livelli per quasi tutte le parti del corpo facendo riscontrare un buon impegno da parte della casa produttrice. La testa ha un discreto movimento rotatorio e basculante che permette di farle assumere posizionamenti soddisfacenti, le braccia ruotano grazie alla presenza di snodi a scatto all’altezza delle spalle, possono essere alzate lateralmente fino a raggiungere e oltrepassare la testa del mecha grazie ad un perno che fuoriesce dal busto. Andando a compiere questa operazione si rischia di far toccare le coperture delle spalle sulla testa, fortunatamente CM’S ha dotato di movimento indipendente queste parti, quindi una volta alzate le braccia le coperture a punta posso essere tranquillamente spostate avanti o indietro in base alla posa scelta, in questo modo si evita anche di toccare le punte del Go Flasher in fase rotatoria. La parte dell’avambraccio ruota su se stessa e può essere piegata quasi a 90 gradi, unica pecca si riscontra in un leggero sfregamento fra la parte grigia e quella terminale del braccio. Molto gradita la possibilità di poter inclinare le mani sia all’interno che all’esterno, questo facilità molto la presa e la conseguente posa con le armi a gambo lungo come le due Asce. Anche il busto del nostro Goshogun è stato dotato di movimento, può essere ruotato in entrambi le direzioni, la rotazione che può compiere è abbastanza ampia da permettere al busto di essere girato quasi a centro del fregio posto sul bacino. Scendiamo ora alle parti basse del robot, le gambe possono essere divaricate fino a 12 cm, misura di tutto rispetto che però non viene supportata dall’appoggio della pianta del piede. Il Goshogun è dotato di aperture per ospitare 2 dei 3 Jet che compongono il Try 3, di conseguenza era forse impossibile concepire una caviglia snodata. La gamba dal ginocchio in giù quindi è stata costruita in un blocco unico, ad ovviare in parte il problema c’è il design leggermente inclinato della parte terminale del piede, in questo modo si ha l’impressione che in parte la pianta sia inclinata a terra. La mobilità delle gambe è comandata da snodi ad atrito posti sotto al bacino, oltre al movimento avanti/indietro due perni permettono anche la rotazione interna/esterna per consentire al modello di assumere pose più dinamiche. Alle ginocchia snodi a scatto in 3 posizioni usate essenzialmente per equilibrare ed assestare il Goshogun in base alla posa scelta. La qualità della verniciatura è davvero di ottimo livello, stupenda la tonalità del blu leggermente metallizzato usato sulle spalle e sugli scudi protettivi, irrilevante la differenza di tonalità fra le parti metalliche e quelle in plastica ad eccezione dello sportello pettorale che risulta essere leggermente più scura. Scelta per me criticabile è quella delle cromature su femori e bicipiti, anche perchè il Brave gokin 08 era stato inizialmente mostrato prima dell’uscita sul mercato con le suddette parti colorate in grigio chiaro. Un cenno anche sulle armi……spada e asce sono a mio avviso molto fragili, la plastica di cui sono composte è molto morbida e una pressione sbagliata andrebbe sicuramente a spezzarle i modo irreparabile. Anche qui bisogna prestare attenzione, questi accessori sono molto appuntiti e potrebbero causare brutte sorprese……maneggiare con cautela. Anonimo il Bazooka che non è nemmeno dotato di dispositivo a molla per simulare il lancio di un razzo, dettagli comunque di poco conto.

Passiamo ora ad occuparci del piccolo TRY 3, robot formato dall’unione dei tre Jet King Arrow, Jet Knight e Queen Rose. CM’S Corporation ha reso possibile la trasformazione dei tre Jet per dare forma al piccolo robot, ovviamente molto limitato nei suoi movimenti. 4 centimetri di altezza, rotazione delle braccia a 360 gradi e minimo movimento alle ginocchia, queste le possibilità del Try 3 riprodotto nella confezione, ma ovviamente lo scopo principale è quello di riprodurre l’agganciamento dei tre mezzi al Goshogun. I vani di aggancio sono ovviamente 3, petto per il King Arrow, tibia destra per il Jet Knight e tibia sinistra per il Queen Rose. I panelli si aprono mettendo in risalto bellissimi dettagli stile hangar all’interno, ogni piccolo Jet ha la propria sede con apposito aggancio che lo terrà saldamente ancorato dentro al nostro Goshogun. Come citato all’inizio, CM’S ha dotato di un particolarissimo stand espositivo i 3 piccoli Jet, gli appoggi dei mezzi riproducono la scia di fumo colorata lasciata alla partenza, idea che io ho trovato molto originale e carina da esporre.

CONCLUDENDO
Una gradita sorpresa da parte di CM’S CORPORATION, sia per la scelta del personaggio che per la qualità del lavoro fatto, il modello è davvero di ottima fattura e segna un cambio di rotta sulla qualità dei prodotti fin’ora proposti da questa casa che poco mi aveva convinto in passato con i vari GaoGaigar. Il paragone con Bandai e la sua serie Soul of Chogokin nasce spontaneo, almeno per il livello tecnico e la qualità dei materiali usati. Ovviamente non siamo ai livelli di un GX trasformabile, ma sicuramente questo Brave Gokin 08 di CM’S non sfigura affatto accanto ad un GX01R prodotto da Bandai. Alcune soluzioni sono davvero apprezzabili, molto gradito è l’inserimento dei tappi copri vite che vanno decisamente a migliorare l’estetica finale del prodotto! Un saluto e un arrivederci sempre sulle pagine di Japanrobot. Paolo…..Shin…..MK2.

PaoloMK2
(le foto sono state realizzate dall’autore dell’articolo)

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