Combattler V GX-50

Combattler V GX-50 by Haran Banjo

1999: Bandai, dopo i successi del GX-01 e GX-02, si lancia nel suo primo componibile della serie Soul of chogokin e la scelta cade su un mecha non famosissimo qui in Italia, ma in ogni caso apprezzato: Com-Battler V o Combatter, com’è chiamato nel Bel Paese. La serie Chodenji Robot Combattler V nasce dall’idea di Yatsude Saburo e del collega Nagahama Tadao del team Sunrise nel 1976 e si compone di 54 episodi. Nell’anime 5 giovani ragazzi guidano rispettivamente 5 navicelle, che a loro volta si compongono tra loro dando vita al robot (alto 57 metri) Combattler V.Bandai, che si era gia cimentata con lo stesso Combattler nei trasformabili nel 1976 e nel 1982, fa esordire nella sua serie più famosa questo mecha denominato in codice GX-03 ed è subito successo. Combinazione e somiglianza all’anime notevole fanno sì che il Combattler diventi il primo passo verso un cammino inarrestabile in tema di trasformabili/componibili. Un’azienda che in pochi anni conquista fiducia dagli appassionati e crea intorno a se una sorta di monopolio, che in tanti hanno provato a scalfire, ma in pochi (forse nessuno?) son riusciti minimamente ad eguagliare.10 anni più tardi, i tecnici Bandai decidono di dare una “rinverdita” al loro vecchio mecha, che oramai sente il peso degli anni, anche se molte aziende pagherebbero per avere un GX-03 nel proprio listino. Nasce così il GX-50. Un progetto rifatto completamente da capo: nuove proporzioni e accorgimenti tecnici, nuove armi e posabilità maggiore dovranno essere i punti di forza di questa nuova creatura bandaiana.Quanto rispettati lo vedremo in seguito.Prima di iniziare vorrei far capire a chi si trovasse a leggere cose non condivise, che i pareri sono prettamente personali e che in alcun modo vogliono ledere le attività altrui.

SCATOLA
Bella, bellissima. Ingombrante quanto basta, alquanto pesante (1420 g), con il marchio Soul of chogokin ben stampato in alto a sinistra, al centro le 5 navicelle sormontate dalla scritta Com-Battler V e il robot sulla destra.Mi piace meno la Base Nanbara sullo sfondo, perché potrebbe creare confusione nelle menti un pochino più ottuse di qualcuno, magari credendo sia presente all’interno della confezione. Ovviamente non è così!All’interno sono presenti 2 blister. Uno in plastica contente lo stand, le mani ed un paio di accessori, l’altro in polistirolo contenente le 5 navicelle e tutte le armi a disposizione. La scatola ricorda molto quella del “cugino” Vultus ed ha un che di vintage sinceramente apprezzabile.Ovviamente presente il libretto. 20 pagine d’istruzioni e non solo. Varie immagini del robot intento a maneggiare le varie armi, i primi schizzi originali del mecha animato e i 4 modelli prodotti da Bandai fino al GX-50. 2 nel 1976 (uno componibile, l’altro no), quello del 1982 e il SOC del 1999.

NAVICELLE
Come detto, all’interno della confezione abbiamo il Combattler scomposto nelle 5 unità. In queste il metallo è bello presente e il peso ne risente in maniera positiva.
Jet (l’unico interamente in plastica) –testa- 26 grammi.
Crasher –braccia/petto- 116 grammi.
Tank –busto- 162 grammi
Marine –gambe- 253 grammi
Craft –pedi- 107 grammi
Carine nei loro colori e nelle loro alette e antennine, ma il pezzo forte, ovvio, è lui, Combattler. E allora componiamo il mecha.

ASSEMBLAGGIO ROBOT
Qui iniziano i dolori.Nessun problema nella trasformazione, sia chiaro (istruzioni semplici e abbastanza chiare), ma varie cose proprio mi hanno fatto venire il nervoso in più di un’occasione.Cominciamo dagli scudi e dalle alette del Battlecrasher, che al loro posto non stanno nemmeno con la colla. E’ tutto un cascare, sfilare e rimettere. Peggio, se possibile, va con i cingoli del Battletank, che non stanno proprio al loro posto, tanto che durante le foto ho preferito sfilarli per non smadonnare oltre modo.La combinazione è assai simile a quella del Vultus, ma un tantino più complicata in vari passaggi. L’agganciamento tra busto e petto, per esempio, è molto “duro” e si deve fare una forza non indifferente. Tuttavia, una volta assemblati, non si muovono più e il tutto appare bello rigido.Un altro problema viene dai pugni del Battlecrasher. Ora, è palese che questi modellini siano fatti maggiormente per i clienti orientali (dotati tutti di manine mignon), ma dovrebbero curare maggiormente, a mio modesto parere, il resto del mondo dove abbiamo tutti mani non da bambolotti 1/6. Sfilare questi pugni dalla loro sede (in perfetto stile Vultus) mi ha fatto bestemmiare in: ceko,moscovita e macedone. Poi,dopo aver adoperato nell’ordine cutter,coltellino e trinciapollo, la mia signora, realmente impietosita si è fatta avanti e con le sue unghiette laccate le ha sfilate in un batter d’occhio. Qui ho subito notato un’altra cosa che mi ha lasciato basito. D’accordo, non pretendiamo la perfezione assoluta, ma com’è concepibile una tale differenza di dimensioni tra le mani all’interno del Crasher e quelle presenti nella confezione? Guardate la foto……Comunque sia il mecha si trasforma abbastanza velocemente e,una volta assemblato la sua imponenza viene fuori con tutti i suoi 24 cm d’altezza (antenne escluse).Massiccio, pesante e sculpt del viso migliorato assai dalla precedente versione. Bellissimi i gomiti estraibili che danno alle braccia un movimento a 180°. Una gioia per ogni “posatore”! Dalla vita in su sembra un blocco di granito da quanto è rigido e solido, ma, ahimè, i problemi (grossi) sono dalla vita in giu e, in particolare, alle ginocchia e ai piedi.Voglio sperare (ma neanche tanto) che il mio sia un modello “sfortunato”,perché altrimenti non mi spiego simili articolazioni in un modello così.
Alle ginocchia gli snodi sono 2 (il perché fatico a comprenderlo,visto che i femori non si muovono così tanto da poterlo mettere in ginocchio, per esempio): uno fa appena 2 scatti 2, l’altro manco quelli. Un banale snodo ad attrito in un mecha che concentra tutto il suo peso dalla vita in su è un’assurdità! I piedi molli fanno il resto. Il risultato è che sto Combattler pare uscito dalla scuola per ballerine del Bolscioi tanto è dinoccolato. Non siamo ai livelli dello Shin Jeeg solo perché, come scritto, dalla vita in su la robustezza è notevole.Ma non ci siamo. Non ci siamo!

POSABILITA’
Ottima a livello braccia, discreta alle gambe, ma non sfruttabile, perché al minimo alito di vento il mecha finisce a gambe all’aria. Senza contare tutti quei pezzetti che si staccano…….Ripeto: spero che il mio sia un modello sfortunato.

ACCESSORI
Di tutto di più. Fantastici quei finti raggi gialli che simulano il lancio degli yo-yo, fantastica la presa delle mani (hanno un piccolo perno in stile Master Grade che non fa cadere l’arma nemmeno se lo smuovi) e molteplici sono le variazioni che si possono dare al modello. Qui si recuperano punti, in effetti, ma l’amaro in bocca rimane.

STAND
Gigante e ingombrante. Dentro ci sta tutto, ma serve del posto per esporlo. Io l’ho riposto in scatola.

MODALITA’ CARRO
Il modello ha questa variante in più, che trovo brutta e inutile (in pochi saranno ad esporlo così), ma che comunque va commentata. La trasformazione è semplice e almeno in questa configurazioni non ci sono difetti o mollezze. La resa estetica è però quella che é.

CONCLUSIONI
Se gia avete il GX-03 affermerei che il modello è inutile (tanto più che pare addirittura peggiorato in stabilità), se invece ne siete sprovvisti, io, comunque sia, consiglio l’acquisto, ma solo se lo beccate ad ottimo prezzo come il sottoscritto. Concludo ringraziando per lo spazio offertomi. Alla prossima rece, se mai ci sarà
Un caro saluto, Marco (Haran Banjo).

Haran Banjo
(le foto sono state realizzate dall’autore dell’ articolo).