Getter One GX-52

Getter One GX-52 by Mazingetter

Gx-52, ossia nuovo soc, ennesimo getter. Sulla scia del predecessore gx-51 Getter Dragon Bandai prosegue nella produzione di soggetti direttamente tratti dalla fortunata serie anime “Shin Getter Robot, Armageddon” e questa volta lo fa con un robot per il quale diventa obbligatorio un confronto con l’omonimo sfornato anni addietro in diverse varianti dalla ormai sempre più latitante Aoshima. Stiamo parlando del Getter 1 così come compare nella suddetta serie animata. Il modello, annunciato lo scorso settembre, è stato immesso in commercio a fine gennaio 2010 per la gioia degli amanti dei getter e dei gokin ricchi in metallo e allo stesso tempo posabili visto che anche in questo caso si è ricorsi ad una concezione strutturale che ricalca quella di soc come i precedenti gx-45, 47 e 51, in tutti i sensi, ivi comprese le dimensioni particolarmente minute, vero neo di queste ultime realizzazioni Bandai. Ma procediamo con ordine…

LA SCATOLA:
Piccola e con un bel design. Ormai Bandai almeno per questi modelli più piccoli sembra aver trovato una linea di artwork della scatola praticamente comune, con il grande nome ed il codice del robot disposto in diagonale, l’immagine dello stesso sul lato destro che impugna minacciosamente un tomahawk e la testa a fare da contorno sullo sfondo. Nell’angolo in alto a sinistra è immancabile il logo della serie animata, così come il piccolo adesivo col simbolo Dynamic. Anche il retro della scatola trasmette una analoga sensazione di deja vu, con il modello ritratto centralmente a mitragliatrici spianate e contornato da una serie di finestrelle illustranti la dotazione in accessori. Confortante la sensazione di notevole pesantezza a fronte delle dimensioni contenute della confezione (le quali, per dovere di cronaca, sono di 25 x 20 x 8 cm).

IL CONTENUTO:
La scatola contiene:
– il contenitore in polistirolo chiuso dall’abituale tappo in cartoncino all’interno del quale, protetto dalla bustina in plastica di rito, troviamo il nostro gx-52 completo di testa ed avambracci. Immancabili i fermi in polistirolo a bloccare il modello nel suo alloggiamento, uno all’altezza delle gambe,e due in corrispondenza degli arti superiori..
– un blister in plastica trasparente contenente la basetta espositiva e i due tomahawk.
– un secondo blister in plastica contenente il mantello e le mani, 4 paia per la precisione: un paio di pugni chiusi, un paio aperte, un paio per l’impugnatura dei tomahawk e un paio per l’impugnatura dei fucili. Nota curiosa: ogni mano ha il suo bel sacchettino in plastica a proteggerla.
– un terzo ed ultimo blister con all’interno un paio di fuciloni e la placchetta da applicare sull’addome per simulare il getter beam.
– Il solito libretto illustrativo a colori, stringato e semplice come diversamente non potrebbe essere data la relativa semplicità del modello stesso. E’ corredato da belle immagini direttamente tratte dall’anime che fanno riferimento non solo al getter 1, ma anche ai getter 2 e 3 (che sia un presagio di alcuni dei soc che ci attendono?).
Nota: almeno in questo esemplare i coperchi dei blister non erano assicurati dallo scotch che normalmente li blocca sui 4 lati alla relativa base.

IL MODELLO:
Come per i soc di recente uscita anche in questo caso la sensazione che il modello trasmette non appena lo estraiamo dalla confezione è quella di una pesantezza e di una solidità assolutamente abnormi a fronte di dimensioni molto, sin troppo contenute. Se infatti il nostro getter 1 è ricchissimo di metallo non si può non storcere il naso di fronte all’ennesimo caso di downscale praticato da Bandai nei confronti dei soc di più recente produzione. Precisamente ci aggiriamo intorno ai 16 cm di altezza per un peso di 381 grammi. Le parti in metallo, in accordo con gli standard degli ultimi tempi sono: gambe, cosce, bacino, addome, spalle e braccia. Sono invece in plastica: piedi, pettorina, testa e avambracci. La verniciatura nel mio esemplare è molto ben curata, sia sul modello (dove non ho rilevato grandi anomalie) che sugli accessori. Unico difetto un micoscopico punto di vernice bianca saltata nella parte posteriore del fianco sinistro immediatamente al di sopra della cintura. Bella l’idea di sfruttare le linee di giunzione tra le metà anteriore e posteriore di gambe, cosce, tronco, spalle e braccia come pannellature. Come detto, il gokin presenta soluzioni tecniche a noi già note in grado di fornirgli massima posabilità per cui sia le articolazioni della caviglia che quelle del bacino sono estraibili. Le ginocchia, a scatto, si flettono ben oltre i 90 gradi consentendo agevolmente eventuali pose in ginocchio grazie al sistema a sportellino rientrante sul retro della gamba. Il tronco ha due snodi: uno all’altezza del passaggio bacino-addome a livello del margine inferiore della cintura nera e l’altro allo stacco addome-torace in corrispondenza della pettorina. Il primo, molto rigido, permette movimenti di torsione, il secondo garantisce la possibilità di una modesta flessione in avanti del torace, il tutto a beneficio della posabilità e del dinamismo delle pose imprimibili al nostro getter. Entrambi sono ad attrito. Le spalle, a scatto in rotazione e ad attrito in abduzione, ruotano liberamene a 360 gradi e si abducono con un’escursione complessiva di 90 gradi. Sono parzialmente estraibili così da renderle piùlibere nei movimenti dall’ingombro costituito dalla pettorina. I gomiti, ad attrito, ruotano e si flettono a 90 gradi grazie agli sportellini sugli avambracci, inizialmente sono molto rigidi ma con l’uso si allentano gradualmente. I polsi hanno i perni per le mani fissi
e presentano una buona mobilità. Il collo ha due punti di snodo, uno all’aggancio con la pettorina, l’altro all’attacco con la testa. La testa ruota liberamente a 360 gradi, ha una buona flessione ed una modesta estensione con una ottima flessione laterale. Il mantello può essere applicato abbastanza agevolmente agganciandolo nell’alloggiamento localizzato sotto alla pettorina. E’ in plastica rigida e soffre di una certa instabilità se non lo si fissa a fondo. Personalmente si fa preferire a quello che correda il getter 1 Aoshima in gomma morbida e che, a mio modo di vedere, è sin troppo corto. Per quanto riguarda gli altri accessori e in particolar modo i fucili c’è da dire che fa finalmente piacere poter mettere in collezione un getter 1 OAV in grado di impugnarli mantenendoli paralleli all’avambraccio, cosa praticamente impossibile per come questi erano stati concepiti nel modello Aoshima. Non presentano difetti di verniciatura ed hanno il caricatore arretrabile. Originale l’idea del Getter beam applicabile all’addome come placchetta a pressione grazie a un sistema a molla che consente l’arretramento dello sportellino sull’addome, ma in questo caso non saprei se preferire questo o lo sportellino apribile tramite la pressione di un pulsante sulla schiena ideato da Aoshima (trovo in entrambe i casi l’accessorio/gimmics relativamente inutile). Carina e funzionale la basetta espositiva, ma niente di nuovo o sconvolgente rispetto a quanto visto in precedenza. Passando per un attimo all’aspetto estetico del modello e lodandone quella che a mio avviso è una notevole fedeltà alla controparte animata, si deve constatare anche in questo caso e per l’ennesima volta come quelli di Bandai siano allergici all’uso di tappini coprivite o alla fornitura con il modello di questi ultimi con il brutto effetto groviera della veduta posteriore del nostro robot. Se è vero che nessuno espone di schiena i propri Gokin è altrettanto vero che a Bandai non costerebbe davvero nulla corredarlo di un set di tappi coprivite. In questo caso se non altro potrà giungere in aiuto il mantello, in grado di mascherare diverse di queste brutture. Come detto in apertura, dato che le recensioni sono spesso fatte per dare consigli e guidare all’acquisto i lettori, credo che a questo punto sia necessario un seppur breve confronto tra questo modello ed il suo omonimo prodotto da Aoshima tre anni fa circa. Premesso che parlo a titolo puramente personale e che quindi il mio è un parere assolutamente opinabile, nel confronto tra i due modelli la variante Aoshima vince a mio avviso su due versanti: le dimensioni (e forse neanche in quelle….) e il contenuto in metallo. Riguardo al primo dei due aspetti mi spiego meglio: il modello Aoshima è decisamente più alto di questo ma a ben vedere nell’esposizione accanto allo Shin Getter 1 Aoshima è alla fin fine il gx-52 ad essere meglio accostabile mantenendo un minimo di scala. Aoshima vince invece senza dubbi per quanto concerne il contenuto in metallo avendo pure i piedi e gli avambracci diecast. Tuttavia, come detto in precedenza, il gx-52 riesce a difendersi comunque assai bene sotto questo aspetto. Per il resto il Bandai primeggia decisamente in posabilità, soluzioni tecniche e fedeltà all’anime (forse solo lo sculpt della testa dell’Aoshima è superiore ma sempre con il limite della microcefalia e della sproporzione rispetto alle restanti parti del corpo di cui soffre quest’ultimo). Ci sono poi tutta una serie di altre differenze che possono piacere o meno in modo assolutamente soggettivo e variabile (vedi pettorine coi vetri verniciati nel Bandai o con plastica trasparente che lascia intravedere gli ingranaggi glow in the dark nell’Aoshima, il getter beam con placchetta del Bandai o con sportellino apribile nell’Aoshima, la cabina di pilotaggio e la cintura fisse nel Bandai e apribili nell’Aoshima, il mantello più lungo e rigido nel Bandai e più corto e morbido nell’Aoshima, la basetta espositiva del Bandai a fronte della miniatura presente nell’Aoshima etc.). Come sempre il consiglio è quello di documentarsi bene visionando recensioni e foto prima di un acquisto. In tal senso vi consiglio di dare un’occhiata, sempre nella sezione articoli del nostro sito, alla recensione del Getter 1 Full Mantle by Aoshima; anch’essa, insieme a questa, potrà darvi una mano nella guida ad una eventuale compera.

IN CONCLUSIONE:
E’ un modello carino ma non indispensabile, soprattutto per chi è già in possesso della variante Aoshima. L’acquisto è quindi consigliabile per chi non abbia ancora questo robot in collezione mentre a chi già possiede l’Aoshima lascio libera scelta in rapporto a quanto
consideri questo gx-52 migliore. Certamente non c’è da fare pazzie e con calma al di sotto
dei 70 euro tutto compreso è reperibile, il tutto senza escludere che col tempo si potrà trovare a prezzo ancor più stracciato. Un caro saluto da Stefano e alla prossima, dopo questo gx-52, a fine aprile ci aspetta il gx-53, un certo signore che con l’aiuto del sole vincerà e che voi tutti dovreste conoscere assai bene.

Mazingetter
(le foto sono state realizzate dall’autore dell’ articolo).