Iron Gear GX-38

Iron Gear GX-38 by Mazingetter

Quello che mi accingo a recensire è il trentottesimo modello prodotto da Bandai per l’ormai celeberrima serie Soul Of Chogokin.
Il mecha in questione è l’Iron Gear, soggetto tratto dalla serie anime Blue Gale Xabungle, edita da Sunrise, risalente al 1982 e mai giunta in Italia, il cui autore Yoshiyuki Tomino non ha certo bisogno di presentazioni (tanto per fare qualche nome Muteki Choujin Zanbot 3, Kidō Senshi Gundam e Muteki Kojin Daitarn 3)Nella serie in questione l’Iron Gear funge da enorme (altezza 128,6 metri) base di supporto per altri 2 mezzi robotici, lo Xabungle ed il Walker Galliar, cui Bandai aveva già reso omaggio a suo tempo rispettivamente con i precedenti S.O.C. gx-28 e gx-35 nonchè con il recolor gx-28 r, prodotto in occasione della pubblicazione del secondo libro dedicato alla serie Soul Of Chogokin come a suo tempo era avvenuto per il gx-23a Zambo ACE al momento dell’uscita del primo libro dedicato a questa stupenda serie di modelli.

La confezione
La scatola, a dispetto delle cospicue dimensioni del modello, non è così grande come si potrebbe pensare (tanto per rendere l’idea le confezioni di gx-13, gx-34 e gx-36 sono più voluminose). Le dimensioni sono precisamente di 36 x 28 x 14 cm.
Il design è accattivante come per tutte le confezioni dei modelli S.O.C. Sulla superficie anteriore, oltre alla grande foto del modello in conformazione robot, campeggia in alto a sinistra la più piccola foto del modello in assetto landship e altre più piccole immagini relative alle miniature contenute nella confezione e ad alcuni dettagli dell’Iron Gear.
Immancabili come sempre l’adesivo relativo alla serie Tv e quello della Sunrise, che proprio quest’anno festeggia il suo trentesimo anniversario.
Sulla superficie posteriore campeggia invece l’immagine del robot in fase di trasformazione da landship a robot e tutta una serie di immagini più piccole ritraenti i vari accessori presenti nella confezione.
Quel che maggiormente meraviglia è la sorprendete e rassicurante sensazione di pesantezza che si avverte nel momento in cui si prende in mano la scatola.

Il contenuto
Nella confezione sono contenuti:
– Il grande alloggiamento in polistirolo contenente il robot
– Un blister contenente le miniature di Xabungle, Walker Galliar e dei mezzi che li compongono, della Goven Class Landship, del cappuccio (che in un episodio della serie viene messo sulla testa dell’Iron Gear) e di alcuni piccoli accessori da utilizzare con le altre miniature
– La scatola con i kit per l’assemblamento di 5 coppie di Walker Machines (Dugger Type, Promeus Type, Government Type, Crab Type, Trad 11 Type, Gallop Type) in 2 differenti colori (grigio scuro e giallo ocra).

Il modello
Il modello è alloggiato nel suo blister in polistirolo in conformazione robot. Il peso è di tutto rispetto, se si considerava pesante il gx-36 Ideon con i suoi 1300 grammi, non si può fare diversamnte con l’Iron Gear, che sposta la lancetta della bilancia sui 1235 grammi.
Sono infatti in metallo: tutti gli arti inferiori fatta eccezione per la metà anteriore
delle gambe, il torace fatta eccezione per il portellone centrale dell’hangar, buona parte del bacino. Sono in plastica: la metà anteriore delle gambe, le parti esterne del bacino (quelle a semicerchio tanto per intenderci), gli arti superiori e la testa.
L’altezza è di circa 28 cm, più o meno come il gx-36. Penso che la conformazione robot del modello sarà in assoluto la più impiegata dai collezionisti per esporre il modello in vetrina dato che in versione landship Iron Gear raggiunge la lunghezza esorbitante di 45 cm.
A una prima analisi il modello si presenta solido e, a dispetto di una parvenza grossolana e sgraziata (non ha piedi!!!), mostra una posabilità sorprendente favorita dalla presenza di uno snodo tra bacino e torace tale da consentire movimenti di torsione e di snodi alle anche e alle ginocchia. Considerato che la controparte animata ha una mobilità limitatissima mi sarei aspettato uno “stoccafisso” praticamente ingessato invece Bandai mi ha saputo sorprendere ancora una volta.
Le anche hanno un discreto movimento di lateralità mentre più limitati sono i movimenti di flessione della coscia (un po’ come il gx-23 per capirci).
Ma il vero capolavoro gli ingegneri Bandai lo hanno realizzato con il concepimento dello snodo del ginocchio. Prima dell’uscita del modello mi sono infatti sempre chiesto come avrebbero potuto permettere alle ginocchia del robot di piegarsi dato che per le modalità di trasformazione l’intero arto inferiore è suddiviso in due metà, anteriore e posteriore rispettivamente.
I miei dubbi hanno trovato risposta analizzando lo snodo a ginocchio flesso: questi geni hanno creato un sistema a due snodi, uno per la metà anteriore, l’altro per la metà posteriore della gamba localizzati uno più internamente e l’altro più esternamente uno accanto all’altro. La mobilità delle braccia è ottimale grazie al doppio snodo alla spalla (adduzione-abduzione, rotazione), allo snodo a metà braccio (rotazione) e allo snodo del gomito (flessione).
Le torrette con i cannoni presenti sulle spalle sono posizionabili a piacimento avendo un movimento di rotazione e inclinazione completo.
Altro pregio che ho potuto apprezzare in questo modello rispetto alle precedenti uscite Bandai è l’uniformità di colorazione di parti costituite da materiali diversi.
Se infatti nell’Ideon poteva essere criticata la diversa tonalità di rosso di gambe (metallo) e cosce (plastica), nell’Iron Gear non si rileva questa discrepanza (vedi metà anteriore e posteriore della gamba).
La trasformazione in landship è semplice e divertente, permessa da un braccio meccanico metallico che consente lo spostamento all’indietro del torace rispetto al bacino e che in conformazione robot resta perfettamente celato.
Sorprendete la ricchezza di alloggiamenti “nascosti” come i pannelli protettivi presenti al ginocchio e nella parte alta della gamba, gli hangar da cui fuoriescono i componenti di Walker Galliar e Xabungle alloggiati nella metà anteriore delle gambe ed estraibili in conformazione landship, gli sportelli presenti nella parte esterna della metà anteriore della gamba e nei reattori bianchi della metà posteriore.

Le miniature
Un cenno a parte deve essere fatto riguardo alle miniature. Il dettaglio di Xabungle e Galliar è veramente sorprendente, anche nell’osservazione ravvicinata. Molto carine e divertenti da montare sono anche le miniature assemblabili presenti sotto forma di kit.
In pratica quando si dice che con l’Iron Gear si può giocare ai “soldatini” non si va molto lontani dalla realtà. A me come a molti altri appassionati il modello ha suscitato veri e propri ricordi di infanzia riportando alla mente uno dei giocattoli da noi, bambini di quell’epoca, più ambito: Diaclone il grande.

Concludendo consiglio l’acquisto di questo modello a tutti coloro che amano la serie Xabungle così come a chi, come me, pur non conoscendola, si è appassionato all’aspetto di questi particolarissimi mecha. La caratteristica di enorme fortezza tipica dell’Iron Gear e l’inevitabile uso di miniature ad hoc rendono a mio avviso il gx-38 uno dei S.O.C. in assoluto più “giocabili” e quindi più divertenti tra quelli sinora prodotti.

Mazingetter (le foto sono state realizzate dall’autore dell’ articolo).