Koutetsu Shin Jeeg GX-42

Koutetsu Shin Jeeg GX-42 by Mazingetter

Circa un anno fa comparivano sulle riviste specializzate i primi blueprint di uno dei soc che avrebbe visto la luce nel 2008. Si trattava del Koutetsushin Jeeg (Jeeg, il Dio d’acciaio), ispirato al nuovo Jeeg così come lo si è potuto osservare nella omonima serie anime (ideata impiegando come spunto la storica serie Kotetsu Jeeg degli anni’70, famosissimo in Italia) proposta in Giappone nel 2007. Curioso come Bandai abbia deciso di inserire un soggetto così recente (il più “giovane” tra i vari robot sinora prodotti) nella serie Soul Of Chogokin. Non a caso inizialmente si credeva che questo gokin sarebbe stato prodotto per la serie SPEC e non come soc. Gli ottimisti pensano che si tratti di un tentativo fatto per saggiare il terreno in previsione (in caso di un buon riscontro in termini di vendite per questo toy) della eventuale successiva produzione del Jeeg classico, da noi tanto amato, memori dello scarso successo commerciale avuto dal nuovo Gaiking (GE10) in parte perchè commercializzato dopo l’uscita della versione classica (certamente più richiesta) come soc gx-27, dell’omonimo robot.La serie Koutetsushin Jeeg si compone di 13 episodi e non rappresenta una vera e propria prosecuzione della serie classica, ma da essa trae ispirazione pur non avendo una relazione di continuità anche se nel corso di essa compaiono personaggi già presenti nella prima, tra questi anche il buon vecchio Jeeg anni ’70 peraltro adeguatamente rivisitato per l’occasione. C’è da chiedersi, se un domani Bandai dovesse sfornare il Jeeg classico, se questo verrà riprodotto con le sembianze dell’anime anni ’70 o col look rivisitato e aggiornato che gli è stato dato nella nuova serie. Personalmente propenderei per la seconda ipotesi, ma come detto forse molto dipenderà dal successo di vendite di questo modello, se così davvero fosse non nutrirei moltissime speranze, e con questa frase che in parte già vi anticipa il mio giudizio sul toy, andiamo a incominciare la nostra recensione.

La scatola
La scatola ha dimensioni nella media, per la precisione le misure sono di 28 x 20 x 8.5 cm. L’artwork differisce significativamente rispetto a quello che di solito caratterizza le confezioni dei soc ed è comunque gradevole.Davanti è ritratto sulla destra il modello e sulla sinistra il logo della linea soc con dimensioni peraltro maggiori rispetto alle abituali, al di sotto di esso il grosso nome del robot e in piccolo una breve ma carina intro scritta della serie anime. Presente come abitualmente l’adesivo Dinamic. Sul retro, più in linea con la tradizione,intorno alla bellissima figura centrale dei componenti magnetici del Jeeg in fase di unione, troviamo le tradizionali foto illustranti le caratteristiche dello stand e degli accessori presenti nella confezione. Insomma, a giudicare dal packaging nulla lascerebbe presagire le criticabili scelte tecniche che di lì a poco ho dovuto documentare.

Il contenuto
Si compone di:
– Blister in polistirolo contenente il modello scomposto nei vari componenti (pugni, avambracci, braccia, spalle,torace, testa, addome, bacino, cosce, gambe), ciascuno all’interno della sua bustina in plastica trasparente.
– Blister in plastica contenente gli accessori (tutti in plastica): un paio di trivelle, un paio di mani aperte ad artiglio, una mano destra completamente aperta e una mano destra per l’impugnatura del Jeeg Crusher,un sistema per la simulazione del knuckle bomber sparante (di una bruttezza da competizione per come è stato concepito), un blocco con le due mani con dita intrecciate da applicare sul suddetto sistema sparante,una moto trasformabile nella testa del robot così come avviene nell’anime, due perni calamitati per l’agganciodelle trivelle al corpo e un perno per l’aggancio di queste tra di loro, un perno calamitato per l’agganciamento della testa trasfomabile al corpo.
– Un secondo blister contenente il solito display stand con relativa asticella per l’ancoraggio alla vita del robot in stile getter 2 o getter Ryger (bruttissimo presagio visto che se per i 2 suddetti, di aspetto filiformee con piedi piccoli, era giustificabile una certa instabilità dettata dalla conformazione, in questo caso era incomprensibile, almeno sino al momento dell’assemblamento……………..), gli adattatori per l’esposizione sullo stand di trivelle e cannone, il grande cannone con aggancio calamitato
– Libretto illustrativo, sempre carino ma più povero e scarno del solito a onor del vero

Il robot
Da dove comincio??? Mah, vado prima di tutto con i lati positivi perchè di aspetti negativi ne dovremo parlare un bel po’! Di positivo abbiamo il design del robot. Nulla da dire, nell’anime lo Shin Jeeg ha una conformazione dinamica e aggressiva molto accattivante e rispettata al 1000% nel gokin come solo Bandai riesce a fare. Il modello, seppur basso (appena 16 cm di altezza, poco meno di un gx-01r), cattura certamente l’occhio, sia per lo sculpt che per l’aspetto armonioso e i colori accesi. Altro aspetto positivo è quello della verniciatura, curata e senza particolari pecche almeno nel mio esemplare. Carino come sia stata concepita l’articolazione del collo a livello della nuca così da permettere al robot di estendere la testa. Questo sistema sarebbe molto utile per le eventuali pose di volo con le trivelle agganciate, peccato che come vedremo più avanti queste pose siano praticamente impossibili da riprodurre. Il peso è di tutto rilievo, 225 grammi per un modello così piccolo e disegnato non sono pochi, proporzionalmente contiene infatti più metallo dei vari Mazinga soc. Non so però se questo sia purtroppo da considerarsi un aspetto positivo, anzi………E qui veniamo alle dolenti note passando agli aspetti negativi. Nell’assemblare il mio esemplare il perno del braccio sinistro per l’attacco alla spalla era stato applicato troppo in profondità e risultava quindi troppo corto per raggiungere il punto di aggancio all’interno della spalla. Mi sono dovuto armare di pinzette per estrarlo leggermente, giusto quel millimetro che permetteva di raggiungere il punto di aggancio. Una stupidaggine, per carità, ma non si comincia certo bene. Il robot contiene articolazioni calamitate, per la precisione 5: le due spalle, le due anche e il collo. Anche all’interno degli avambracci sono presenti calamite che però hanno un ruolo minore nel regolare l’articolazione del gomito dal momento che il perno di quest’ultima si assicura all’avambraccio principalmente a pressione. Le parti in metallo sono gambe, piedi, bacino e torace (a parte le cerniere apribili al davanti di esso che sono in plastica). In plastica sono spalle, braccia, mani, addome,cosce (a parte le sfere articolari ovviamente). Le mani si attaccano agli avambracci con piccoli perni snodati che, nel momento in cui si cambia mano, invece di restare attaccati all’avambraccio, se ne vengono facilmente via con la mano stessa da cui si è quindi costretti a toglierli riassicurandoli all’avambraccio. Gli avambracci(prima cosa che mi ha fatto storcere, e non poco, il naso), sono cavi e in pvc morbido, soluzione tecnica bruttissima tale da condizionare il distacco spontaneo della parte ogni qual volta si tenti di variare posa piegando i gomiti; in tal senso consiglio di staccare l’avambraccio, piegare l’articolazione e riattaccarlo dal momento che in caso contrario (effettuando cioè le escursioni dell’articolazione a avambraccio attaccato) temo che a lungo andare il foro dell’avambraccio in cui si va a incastrare il perno dell’articolazione del gomito possa sformarsi dato il materiale perdendo definitivamente tenuta. Tale soluzione in termini di materiali sarebbe stata adottata per dare stabilità a un modello che una volta assemblato, udite udite, presenta fortissime difficoltà a mantenere la stazione eretta (e ora si spiega l’asta d’appoggio nel display stand) soprattutto se si tenta di conferirgli pose dinamiche!!!!Seppur in minor misura rispetto ad altri anche io, una volta montato il mio esemplare ho dovuto constatare la precaria stabilità del modello tanto che se alcuni ricevendolo prima di me non mi avessero segnalato il problema,avrei certamente pensato a una falla del mio. Teoricamente sarebbe molto posabile (le mie foto lo testimoniano abbastanza evidentemente) perchè le articolazioni hanno comunque una buona mobilità e ampie escursioni (lecaviglie si piegano moltissimo), peccato che per gran parte sia posabilità potenziale dal momento che data la precaria stabilità il modello spesso non è in grado di mantenere le pose se non per pochi secondi per poi cadere rovinosamente a terra, complici le più svariate cause, che possono essere riassunte nell’ordine:
– cervellotica distribuzione del peso (concentrato in gran quantità a livello del torace)
– articolazione dell’addome con torace e bacino un po’ ballerina
– scarsa potenza delle calamite alle anche Nel mio in particolar modo il principale limite è costituito proprio dalla scarsa tenuta delle calamite a livello delle cosce dal momento che lo snodo addome-bacino non è così instabile come in molti esemplari si è presentato(in questi casi l’eccessiva facilità di movimento a questo livello è tale da rendere il modello quasi dinoccolato e difficilissimo da posare). Altra cosa che mi ha dato molto fastidio è la totale assenza di articolazioni a scatto,il modello è stato concepito solamente con articolazioni ad attrito, per cui se già adesso gode di una stabilià molto precaria la situazione non può far altro che peggiorare nel tempo quando le articolazioni inesorabilmente si allenteranno. Ad acuire il problema partecipa certamente l’utilizzo di calamite di dubbia potenza, soprattutto quelle dell’anca, che favoriscono spaccate degne del miglior ballerino. Il fatto che Bandai abbia questa volta sbagliato in modo assoluto la progettazione di quello che sembrava uno dei gokin più facili da realizzare è testimoniato in modo inconfutabile dalla applicazione, come soluzione posticcia (non erano previsti ma sono stati inseriti all’ultimo momento per provare a mettere una pezza dopo essersi resi conto della magagna) e comunque insufficiente di feltri antiscivolo al di sotto della pianta del piede, neanche troppo indiretta confessione del fatto che l’intero progetto del modello è stato clamorosamente sbagliato. Fortunatamente le ginocchia sono abbastanza rigide garantendo stabilità almeno a questo livello. Se il modello ha difficoltà a mantenersi in piedi si potrebbe sempre pensare di esporlo in posa di volo con le trivelle applicate, meglio che niente penserete voi…….ma anche questa non è una soluzione adottabile in quanto per la scarsa tenuta delle calamite delle anche le gambe tendono a piegarsi in basso senza mantenersi parallele al corpo! Insomma, c’è una estrema difficoltà a dare una posa a questo modello, il fatto che altri possessori lo abbiano visto cadere alla sola apertura dello stesso tipo di vetrina che io posseggo quando a me normalmente non cadono i primi Evangelion soc che sono una delle cose più instabili mai prodotta da Bandai la dice assai lunga!La moto trasformabile, per come è stata realizzata, non ha molto senso. Era piuttosto preferibile una miniatura non trasformabile come quella della moto presente nel gx-41 a questo “contentino” trasformabile in una testa che mai nessuno applicherà al robot data l’oggettiva bruttezza. Tecnicamente da Bandai mi aspettavo molto di più, dopo il piccolo capolavoro fatto già diversi anni fa con la ben più realizzativamente difficile testa del gx-13 questo appare un lavoro fatto in modo sbrigativo e senza impegno, eseguito tanto perchè si doveva fare. Il cannone è ben più piccolo di quello che appare nell’anime, diciamo che proporzionalmente avrebbe dovuto essere più lungo e più largo di 3 volte tanto. Ma una critica in questo senso sarebbe effettivamente pretenziosa ed ingenerosa dal momento che un accessorio di quelle dimensioni avrebbe reso critica la gestione del packaging. Si aggancia al modello tramite un attacco calamitato e un perno che si incastra in un alloggiamento sotto l’ascella destra del robot (la clamita da sola non sarebbe in grado di tenerlo su).Le trivelle non sono male, anch’esse sono per intero in plastica e i singoli elementi ruotano separatamente anche se il segno di distacco alle sprue è ben evidente su ciascuno di essi. Come detto il sistema sparante per il Knuckle Bomber è veramente brutto da guardarsi e non credo che con un po’ di impegno in più non si sarebbe potuta trovare una soluzione un po’ meno antiestetica. Premesso che dei pugni sparanti personalmente mi importa poco per non dire niente rimpiango fortemente un bel paio di pugni con dita intrecciate non sparanti, alla GGGG Max Factory tanto per intenderci. Già, le mani…………. anche in questo caso Bandai ha confermato l’eccessiva parsimonia nella dotazione in mani del gokin, tendenza già evidenziata nei precedenti gx-40 e gx-41.

Per chiudere
In conclusione, da quanto emerso, l’impressione è stata quella di un lavoro relativamente sbrigativo fatto tanto perchè ormai era stato programmato senza un particolare impegno, tanti particolari lo indicano: la testa trasformabile, il knuckle bomber, lo scarso accessoriamento (mancano tutte le sea parts e le sky parts a ben vedere). In più aggiungiamoci un progetto infelice al quale si è cercato di mettere maldestramente una toppa all’ultimo momento. Sono abbastanza deluso, da parte di un colosso come Bandai mi sarei aspettato maggiore serietà, e cioè che l’uscita del modello venisse rimandata invece di tirare a dritto con soluzioni posticce che non risolvono completamente i problemi di stabilità di un modello nato male. Mi dispiace scrivere queste cose perchè non ho mai fatto mistero della mia simpatia per i gokin Bandai, che in tal senso reputo anni luce avanti rispetto a quelli della concorrenza, ma è proprio per questo motivo che mi sento di essere ancor più intransigente, da Bandai certi errori non ci se li aspetta. Un consiglio sull’acquisto? Se proprio il soggetto vi piace molto (e nonostante tutte le critiche da me mosse vi devo dire che è esteticamente di una bellezza da urlo,l’occhio cade sempre su di lui, peccato che con l’occhio cada anche lui) tentate la fortuna e compratelo senza fare follie, sempre ben consapevoli del fatto che, la stabilità, di base precaria, potrebbe essere ancor peggiore se avete la sventura di imbattervi in un modello particolarmente “sfortunato”. Ciao da Stefano e alla prossima.

Mazingetter
(le foto sono state realizzate dall’autore dell’ articolo).