Tobikage & Houraoih GX-55

Tobikage & Houraoih GX-55 by Mazingetter

Il cinquantacinquesimo modello della serie Soul of Chogokin si inserisce al centro del progetto Tobikage, comprendente le tre uscite sequenziali gx-54, 55 e 56 e riguardo al quale valgono le stesse considerazioni fatte nel preambolo alla recensione del gx-54 Tobikage & Kurojishi. In questo caso l’accoppiata proposta da Bandai è costituita dall’Houraioh (robot che combinato al Tobikage si converte in una fenice meccanica, la Phoenix Thunderhawk) e da un altro Tobikage, più grande, più posabile e non trasformabile a differenza di quello contenuto nel gx-54. Ecco quindi che a due terzi ed un solo gx dalla chiusura del progetto soc Tobikage i giudizi cominciano a divenire via via più definitivi. Inizialmente, come molti altri, avevo sempre considerato questo gx-55 come la minore e meno accattivante delle 3 uscite dedicate a Tobikage, ebbene mi sbagliavo, almeno per quanto concerne i miei personalissimi gusti, infatti una volta analizzato il modello mi sono dovuto ricredere ed in pratica ho finito per apprezzarlo anche più del suo predecessore, ma andiamo per ordine…..

La scatola
Di dimensioni praticamente analoghe a quella del gx-54 dalla quale si discosta solo perché leggermente più larga (28 x 22 x 10 cm), ha un artwork praticamente sovrapponibile ad essa, con il Tobikage in primo piano sulla sinistra, l’Houraioh alle sue spalle a destra e sullo sfondo l’immagine più sfumata del mecha in versione animale. In alto a sinistra ed in basso a destra gli schizzi dei kanji con i nomi dei due mecha e, nell’angolo in basso a sinistra, il codice del modello, il logo dell’ anime e l’adesivo dello studio Pierrot (studio di produzione della serie). Le superfici laterali della scatola sono decorate da belle illustrazioni dei due mecha. Anche in questo caso sul retro l’attenzione è focalizzata sul mecha in versione animale e sulle fasi di aggancio al Tobikage mentre alcuni piccoli riquadri illustrano gli accessori a corredo del modello.

Il contenuto
Anche in questo caso come nel precedente modello del progetto Tobikage si apre la scatola e niente polistirolo, il chogokin è alloggiato in un meno rassicurante blister di plastica trasparente. Più precisamente i blisters sono 2, impilati l’uno sull’altro con una cornice di cartoncino a rinforzare internamente quello più voluminoso. Il primo, quello superiore, contiene principalmente le mani di ricambio e le armi dei due mecha e per la precisione: 4 paia di mani per il Tobikage (a dita estese e semiflesse, a pugno chiuso per l’impugnatura delle spade, per l’impugnatura del fucile e con indice e medio estesi), 3 per l’Houraioh (a dita estese e semiflesse, a pugno chiuso per l’impugnatura delle lance e per l’impugnatura della stella), la stella e un paio di lance del Kurojishi, le due spade, un paio di caricatori per il fucile (da applicarsi ai lati delle cosce e non estraibili come nel figurino contenuto nel gx-54), la balestra, il fodero della spada ed il fucile del Tobikage. In questo contenitore sono alloggiati anche 3 supporti di plastica grigia da applicarsi alla superficie ventrale della fenice per consentire l’aggancio in stile deltaplano con il Tobikage. Il secondo blister è il più voluminoso dei due ed in esso sono alloggiati i due robot con pugni chiusi preapplicati, i 4 elementi da attaccare alla schiena del Kurojishi che ne formano le ali ed un accessorio per simulare il lancio della catena da parte del Tobikage. Ovviamente è presente, nella relativa bustina, il libretto di istruzioni, come nel gx-54 corredato da foto in bianco e nero e non da disegni tecnici, e comunque chiaro nell’illustrazione dei passaggi richiesti per la trasformazione.

Tobikage
Significativamente più grande (con un’altezza di 13 cm), questo Tobikage non si discosta invece di molto dal figurino trasformabile a corredo del gx-54 quanto a composizione, avendo in metallo i soli piedi. Se nel precedente gx, data anche la trasformabilità, la scelta dei materiali poteva essere accettata, in questo caso la carenza di metallo ed un peso di 60 grammi e spiccioli che non lascia dubbi riguardo alla composizione, fa decisamente storcere la bocca e mi ha lasciato un po’ deluso. Di fatto questo Tobikage non è altro che una action figure, ma che action figure! E qui passiamo agli aspetti positivi, se infatti il ninja accoppiato al Kurojishi lasciava assai più che soddisfatti in termini di posabilità, in questo caso Bandai è riuscita ad andare oltre grazie agli innumerevoli punti di snodo e alle escursioni estreme di tutte le articolazioni (le immagini a contorno della recensione credo che parlino più che chiaramente in questo senso). I punti di snodo sono ben 21, senza considerare quelli del gonnellino e dei coprispalle, che fanno salire il numero a 25. Tutte le articolazioni sono ad attrito e le notevoli escursioni di avampiedi, caviglie (buone flessione ed estensione, ottimi i movimenti di inclinazione mediale e laterale, possibilità di rotazione totale), ginocchia (flessione quasi a 180 gradi) ed anche (rotazione libera ed abduzione a 90 gradi) consentono di divaricare ampiamente le gambe. Gli snodi al passaggio bacino-addome e addome-torace ruotano liberamente a 360 gradi e la concomitante mobilità dei due elementi, anteriore e posteriore, del gonnellino, concorre nel favorire le pose più estreme. Gli inserti ai lati delle cosce sono sganciabili per applicare i caricatori del fucile (estraibili nel precedente Tobikage). La testa ruota a 360 gradi e si flette leggermente avendo maggior gioco in estensione. Le spalle sono snodate in due punti, in corrispondenza degli elementi grigi che danno supporto ai coprispalla là dove si agganciano al torace e a livello della spalla, la parte nera per intenderci, all’attacco di questa con le suddette parti grigie. Hanno movimenti di rotazione completa con abduzione di 90 gradi. Il braccio ruota sull’asse longitudinale all’attacco con la spalla. Il gomito si flette a 120 gradi circa ruotando anch’esso liberamente. I polsi sono supportati da snodini a fera e danno buona libertà di movimento alle mani. I coprispalla sono mobili ed hanno escursioni di circa 90 gradi. L’associazione di un abbondante insieme di snodi caratterizzati da notevolissime escursioni danno quindi vita ad una action figure con una posabilità estrema, una vera delizia per chi ama “giocare” con i propri modelli ed esporli nelle pose più dinamiche e bizzarre. La verniciatura è complessivamente molto buona fatta eccezione per qualche piccolo graffio alla radice della coscia destra. Piccoli segni di distacco dalle sprue sulla parte posteriore della coscia non inficiano la qualità di un prodotto complessivamente buono. L’armamentario sostanzialmente ricalca quello che già corredava il Tobikage nel gx-54 con due paia di spade (grigie e non cromate in tono con il colore del robot), il fucile, la balestra e il fodero per la spada applicabile sulla schiena. Anch’essi presentano qualche segno di distacco dalle sprue di troppo. Accattivante e d’effetto l’accessorio per la simulazione del lancio della catena, applicato sul modello in posa dinamica fa sicuramente la sua bellissima figura. Più che soddisfacenti le 5 paia di mani in dotazione.

Houraioh
Alto 18 cm per 289 grammi, l’Houraioh è più pesante di quanto avrei creduto prima di riceverlo vista la prevalente composizione in plastica dettata dalle necessità di trasformazione. Le componenti in metallo sono gli artigli neri, le porzioni laterali del bacino, le parti rosse esterne e parte della superficie posteriore del torace, gli inserti grigi sugli avambracci. Tutte le restanti parti sono in plastica. Il modello è decisamente fedele alla controparte animata, sia nell’aspetto umanoide che in quello animale che nella modalità di trasformazione. A dispetto dell’equilibrio apparentemente instabile (il robot non ha caviglie e l’appoggio grava in pratica sui due artigli neri), la posabilità del robot è migliore di quanto si possa pensare grazie anche alla possibilità di regolare l’inclinazione dei due artigli. Il ginocchio, a scatto, si piega a 90 gradi ed in questo movimento è favorito dalla mobilità della prima coppia di speroni sulla faccia posteriore della gamba i quali, se piegati lateralmente, permettono la flessione del ginocchio senza bloccarla. L’anca, a scatto in flessione ed estensione (movimenti che hanno una ampiezza di 90 gradi e per i quali è consigliabile una certa prudenza per il rischio di rottura delle due punte sull’addome anche se la plastica che le compone non è così rigida e quindi non facilmente spezzabile), agisce come snodo ad attrito in abduzione (anche in questo caso l’escursione massimale è di 90 gradi). A questo livello è possibile anche la rotazione completa della coscia rispetto al bacino. Le spalle, ad attrito, sono rotabili a 360 gradi e solo modestamente abducibili. Anche le braccia sono totalmente rotabili all’attacco con la spalla, i gomiti si flettono ad angolo retto e la testa ruota liberamente. Le ali devono essere applicate e per la loro conformazione sono un po’ scomode da agganciare. La verniciatura, in generale buona, non è esente da pecche, soprattutto in alcune plastiche rosse dove qualche venatura di troppo fa molto Takara Masterpiece. Anche lo stacco tra i rossi di parti a composizione diversa (plastica vs metallo), noto tallone di Achille Bandai, pur essendo meno evidente che in altre occasioni, è abbastanza facilmente apprezzabile. I segni di distacco dalle sprue, peraltro concentrati sulla superficie posteriore del modello, sono forse un po’ troppi rispetto agli standard cui ci aveva abituato Bandai nei soc. La trasformazione è semplice e divertente e fila via rapidamente grazie ai passaggi chiaramente illustrati sul libretto. Belle davvero le gambe apribili in due metà che compongono le parti interna ed esterna dell’ala. Il risultato finale è decisamente ingombrante, la nostra fenice ha un’apertura alare di 42 cm, misura difficilmente compatibile con gli spazi sempre più risicati nelle vetrine di noi collezionisti anche se regolando l’inclinazione a livello dell’attacco col corpo e in corrispondenza dello snodo tra i due elementi che compongono l’ala tale misura è parzialmente riducibile. Anche l’aggancio con il Tobikage è semplice, ed agevolato da 3 supporti applicabili sulla superficie ventrale dell’Houraioh. Tra l’altro faccio notare come anche il Tobikage contenuto nel gx-54 sia combinabile con la fenice, nel libretto sono contenute le istruzioni per eseguire anche questa unione. Tra gli accessori belle la stella e le due lance (peraltro pieghevoli) anche se i manici di queste ultime presentano ulteriori segni di distacco dalle sprue. Soddisfacenti le 4 paia di mani a corredo del modello.

In linea con il precedente modello stiamo quindi parlando di un prodotto certamente valido, ma non esente da pecche che, così come nel gx-54, risultano forse eccessive rispetto agli standard con cui Bandai ci aveva “viziati” nella linea Soul of Chogokin. Anche se questi prodotti restano di qualità molto buona la sensazione è che comunque la cura ed i materiali impiegati siano leggermente calati rispetto a qualche tempo fa. Di fatto il modello mi è piaciuto (sia per la bella e ingegnosa trasformazione che per l’estetica) più dell’accoppiata Tobikage trasformabile & Kurojishi e non fosse altro che per questo motivo la valutazione complessiva (già buona nel gx-54) risulta leggermente migliore. Ad un mese circa dalla chiusura del progetto Tobikage il giudizio rimane quindi sostanzialmente buono ma non ottimo, sarà il gx-56 in grado di spostare in senso più positivo tale valutazione? Ai collezionisti (ed al sottoscritto) l’ardua sentenza! A dicembre potrete conoscere direttamente dalle pagine di Japanrobot come la storia andrà a finire. Continuate quindi a seguirci costantemente, un caro saluto e un arrivederci alla prossima recensione da Stefano-Mazingetter.

Mazingetter
(le foto sono state realizzate dall’autore dell’articolo)