Tobikage & Kurojishi GX-54

Tobikage & Kurojishi GX-54 by Mazingetter

Luglio 2010, la lista si assottiglia… Il successore della “bomba” Daitarn 3 è uno tra i modelli da tempo più richiesti dagli appassionati del Sol Levante e va a ridurre ulteriormente quel gruppo di mecha maggiormente desiderati in versione Soul of Chogokin da cui Bandai ha generosamente attinto negli ultimi 4 anni. Stiamo parlando del Tobikage, o meglio di un terzo di esso. Temendo il flop economico cui l’avrebbe messa a rischio la proposta di un set enorme e conseguentemente ipercostoso, infatti, la casa nipponica ha in questo caso optato per una politica di mercato oculata e decisamente condivisibile, smembrando il progetto Tobikage in 3 soc separati, i gx-54, 55 e 56. Non a caso nell’anime, il Tobikage, mecha con le fattezze di un vero e proprio ninja (il nome della serie, trasmessa in Giappone tra l’ottobre 1985 ed il luglio 1986, è per l’appunto Ninja Senshi Tobikage, e cioè “Tobikage, il guerriero ninja”), è in grado di combinarsi con altri 3 diversi mecha antropomorfi per formare robot con le fattezze di animali rappresentati rispettivamente da un leone (Jyuuma “Beast Demon” Kurojishi o Black Lion), una fenice (Kuuma “Sky Demon” Houraioh o Phoenix Thunderhawk) ed un drago (Kaima “Sea Demon” Bakuryu o Burst Dragon). Niente di più facile, per Bandai, che proporre come gx-54 una versione trasformabile del Tobikage in coppia con il Kurojishi e, a seguire (settembre e novembre 2010) le accoppiate formate da un Tobikage non trasformabile ma iperposabile e l’Houraioh come gx-55 e lo Zerokage ed il Bakuryu come gx-56. Premesso che quindi l’uscita dovrà essere valutata nella sua globalità e che le somme potranno essere definitivamente tirate solamente a gx- 56 uscito, non possiamo certo esimerci dal dare un giudizio sul gx-54, primo modello del trio, immesso sul mercato alla fine dello scorso luglio….

La scatola
Piccola ed essenziale, con una larghezza di 27, un’altezza di 22 e una profondità di 10 cm, si caratterizza per un design decisamente bello e moderno, con il ninja in primo piano sulla sinistra ed il Kurojishi a destra, alle sue spalle. Sullo sfondo l’immagine più sfumata del mecha in versione leone. In alto a sinistra ed in basso a destra gli schizzi dei kanji con i nomi dei due mecha. Nell’angolo in basso a sinistra il codice del modello, il logo dell’ anime e l’adesivo dello studio Pierrot (studio di produzione della serie). Le superfici laterali della scatola sono decorate da belle illustrazioni dei due mecha mentre sul retro l’attenzione è polarizzata dal mecha in versione animale, la cui figura risalta al centro ed è circondata da una serie di piccoli riquadri che mostrano gli accessori in dotazione ed i gimmicks che arricchiscono il modello. In alto a sinistra, infine, alcune immagini sintetizzano le fasi della trasformazione del Tobikage e la sua combinazione con il Black Lion.

Il contenuto
Si apre la scatola e subito si deve registrare una nota negativa: il modello non è confezionato nell’abituale polistirolo ma in un più spartano blister di plastica, che questo sia uno dei tanti segni della crisi economica che coinvolge anche Bandai? La mia scatola era in perfette condizioni al momento dell’arrivo ma non mi meraviglierei se si dovesse registrare rispetto al passato una maggior frequenza di confezioni “acciaccate” causa l’assenza del supporto interno decisamente più solido che il buon vecchio polistirolo potrebbe garantire. A onor del vero bisogna però ammettere che il blister è internamente rinforzato da una cornice di cartoncino rigido, ma è innegabile che (pur non essendo la prima volta nella serie soc, basti ricordare i mecha piccoli della serie Xabungle gx-28 e gx-35) l’alloggiamento del modello, quando si prende visione del contenuto, lascia un po’ l’amaro in bocca. Ma andiamo per ordine, il contenuto è composto da:
– Due blister di plastica trasparente impilati l’uno sull’altro nel primo dei quali troviamo il Tobikage, il Kurojishi (entrambi con mani chiuse a pugno preapplicate) e la mitragliatrice di quest’ultimo. Il secondo blister da invece alloggiamento alle mani di ricambio (due paia per entrambi, uno con dita estese ed uno chiuse a pugno per l’impugnatura delle spade), due spade a testa (una laser e una più lunga con lama per il Kurojishi, una normale e una con doppia lama per il Tobikage), il fucile e la balestra del Tobikage, la coda del Black Lion, due foderi per la spada a singola lama del Tobikage (uno applicabile alla schiena, uno utilizzabile come “baionetta”).
– Il libretto illustrativo, come al solito bello soprattutto nei bozzetti che ne caratterizzano le prime pagine, ma comunque diverso dalla maggioranza dei gx, con istruzioni in cui vere e proprie foto vanno a sostituire i disegni tecnici tipici di gran parte dei soc. Sarà che ero ormai affezionato alla concezione abituale dell’opuscolo che correda i chogokin di questa serie ma anche questo cambiamento, pur non rappresentando un peggioramento in senso stretto, non mi ha lasciato per niente entusiasta, anzi…..

Tobikage
Altezza 10 cm, peso 26 grammi. Questi due numeri dovrebbero essere più che sufficienti per farvi comprendere come il Tobikage sia in realtà una action figure interamente in plastica. Non lasciatevi però ingannare, stiamo parlando di un oggetto validissimo, con un dettaglio e una verniciatura di una precisione decisamente meritevoli di encomio alla luce delle dimensioni ridotte. Per non parlare poi della posabilità assolutamente mostruosa, se questa è la versione trasformabile e quella contenuta nel gx-55 sarà la variante snodata del nostro buon Tobi non so davvero che cosa dovrò attendermi in termini di plasticità delle pose più di quanto questo gx-54 non offra già. Il figurino del Tobikage conta ben 19 punti di snodo (4 per arto, 2 a livello del tronco, 1 in corrispondenza del collo). Tutti gli snodi sono ad attrito. L’avampiede si flette sul tallone, la caviglia si piega in senso antero-posteriore e latero-mediale con escursioni abbondantissime. Il ginocchio si flette a 180 gradi. Le ampie oscillazioni di molte di queste articolazioni sono dettate dalle esigenze di trasformabilità e talora penalizzano inevitabilmente l’estetica, in particolar modo in corrispondenza del ginocchio dove la flessione superiore ai 90 gradi lascia scoperto in modo imbarazzante il perno cui si ancora la gamba (in altre parole il consiglio è di non piegare troppo le ginocchia quando si mette in posa il Tobikage). Gli inserti ai lati delle cosce sono parzialmente estraibili mostrando così gli alloggiamenti per i caricatori del fucile e la loro parte esterna si può flettere posteriormente consentendo in questo modo l’inserimento del robot nel Kurojishi. Le anche sono abducidibili a 90 gradi circa e permettono una rotazione addirittura completa alla coscia complice la mobilità degli elementi anteriore e posteriore del gonnellino. L’addome è articolato sia col bacino che col torace con movimenti di rotazione a 360 gradi su ambo le articolazioni. I coprispalle rossi sono parzialmente mobili e regolabili in altezza mentre le spalle sono abducibili a più di 90 gradi e rotabili completamente. Il braccio è rotabile a 360 gradi rispetto alla spalla ed i gomiti si flettono oltre i 90 gradi. Anche i polsi sono ben mobili, con movimenti di estensione più che soddisfacenti. La testa, infine, ha buoni movimenti di flessione e totale libertà in rotazione. Insomma, una bella action figure in cui le necessità di trasformazione hanno inevitabilmente condizionato la virtuale assenza di metallo, compensata da una posabilità decisamente strepitosa. Ma andiamo pure avanti, il Leone Nero ci attende….

Kurojishi
Si estrae il Kurojishi dal tanto vituperato blisterino e per gli amanti della zama la musica cambia, in modo radicale. La sensazione di pesantezza trasmessa al nostro leoncino è relativamente soddisfacente, 414 grammi per 17 cm scarsi di altezza non sono pochi. Sono in metallo i piedi (sia la parte gialla che quella nera), gran parte del tronco (la parte nera più precisamente, bacino e tutto il dorso tanto per intenderci) e gli inserti neri sugli avambracci che vanno a formare le zampe anteriori del leone. Il resto è in plastica. Basta applicare sulla schiena la coda ed il nostro Black Lion è completo. Capitolo verniciatura: non presenta particolari imperfezioni e si conferma perciò in linea con la tradizione Bandai, ma ancora una volta non posso esimermi dal constatare come la diversa tonalità del giallo nelle parti composte da materaili diversi (piedi vs resto del corpo) stoni seppur in modo meno sensibile di quanto osservato in passato. In generale il giallo risulta in più di una parte un po’ troppo piatto (complice la verniciatura in pasta), ed è un vero peccato dal momento che con una cura maggiore e l’accortezza di usare qualche linea di pannellatura in più in alcune sedi come la criniera del leone, le spalle o le anche, il risultato finale sarebbe stato decisamente diverso. Piccola curiosità: le appendici sui lati delle anche, nere sul modello, appaiono per motivi a me ignoti di colore giallo nelle foto presenti sulla scatola. La posabilità non è certo quella del Tobikage essendo peraltro condizionata dalla necessità di conversione a leone, ma nel complesso risulta soddisfacente. Le caviglie hanno una buona inclinazione consentita dall’estrazione della parte gialla dal resto del piede dal quale è parzialmente svincolata. Le ginocchia sono a scatto e si flettono a poco meno di 90 gradi. La coscia ruota liberamente rispetto all’anca e quest’ultima, complici i limiti imposti dalla trasformabilità, non ha escursioni laterali ma solo la possibilità di flettersi anteriormente ed estendersi posteriormente (movimenti governati da una articolazione ad attrito peraltro rigidissima). La spalla è flessibile anteriormente come articolazione ad attrito funzionando invece a scatto in rotazione. Il braccio, all’aggancio con la spalla, è abducibile a 90 e rotabile a 360 gradi. Il gomito, ad attrito, oltre a flettersi ad angolo retto, ruota liberamente svincolando parzialmente i movimenti dell’avambraccio da quelli del braccio. I polsi hanno una flessione discreta e l’applicazione delle mani è agevole anche se si fa una certa fatica a far impugnare con le apposite mani il cannone. La testa ha modesti movimenti di flessione mentre la rotazione è totale, risulta forse un po’ troppo incassata nelle spalle e posizionata posteriormente. La trasformazione è meno semplice di ciò che si potrebbe pensare, almeno in parte nel senso che se gli arti superiori del robot sono agevolmente convertibili nelle zampe anteriori del leone, ben più complessa è la metamorfosi delle gambe nelle zampe posteriori. Abbastanza elementare invece “appallottolare” il Tobikage così da permettergli di incastonarsi nel petto del mecha leonino. A conversione effettuata il risultato estetico finale è decisamente buono, anche se condito da più di un ma. Prima di tutto mi corre l’obbligo di sottolineare come nei modelli a 4 zampe, in termini di posabilità Bandai non abbia fatto in questi ultimi anni particolari passi in avanti essendo il grado di mobilità di questo Kurojishi praticamente sovrapponibile a quello dei mecha (Land Cougar e Land Liger) che formano i piedi del gx-13 Dancouga. Scarsa o meglio, nulla, purtroppo, anche la mobilità della testa. Ok che la trasformabilità impone dei limiti ma di fatto la testa risulta bloccata e lo sguardo del leone costantemente rivolto in basso in posizione di carica. La bocca è apribile e anche qui ho trovato un difettucolo (questa volta ammetto di essere decisamente pignolo…): i denti sono piccoli e non verniciati, quasi inapprezzabili, e la nostra povera belva appare ad una prima superficiale occhiata tristemente sdentata. Pochi (perchè tali risultano anche nella serie) gli accessori: carina l’idea delle bocche di fuoco ruotabili del cannone del Kurojishi, qualche segno di distacco dalle sprue di troppo sulle armi del tobikage, intelligente l’uso del grigio invece che del cromato sulle lame dato il tipo di verniciatura del ninja. Stona un po’ l’assenza di una basetta espositiva che, seppur personalmente trovo inutile, avrebbe viceversa fatto molto piacere ad altri appassionati.

Per concludere
Mandiamo in archivio questo primo capitolo della trilogia Tobikage con un voto complessivamente positivo ma più di un dubbio ingenerato da una serie di piccoli dettagli che, se isolati non avrebbero alcun significato, messi tutti insieme fanno invece calare la qualità del nostro modello dall’ottimo al discreto-buono. Insomma, la mia personalissima sensazione è che l’onda lunga della tanto famosa crisi economica con cui ci stanno martellando la testa ormai da un paio di anni abbia alla fine raggiunto anche le case produttrici di chogokin ivi compreso il colosso Bandai che, pur continuando a sfornare prodotti mediamente ben migliori di quelli proposti dalle aziende concorrenti, registra comunque un seppur modesto ma significativo calo di qualità rispetto ai livelli a noi noti. Ripeto, la mia è solo una sensazione e potrei essere benissimo smentito dagli altri fortunati possessori del modello, vale quindi come al solito la regola per cui, se siete interessati, sarebbe meglio giudicare dal vivo e farsi un’idea di persona prima di procedere all’acquisto. Prezzo consigliato: tra i 70 e i 90 euro tutto incluso. Ci risentiamo a inizio ottobre per il secondo capitolo della saga, il gx-55 Tobikage action & Houraioh, stay tuned on Japanrobot!

Mazingetter
(le foto sono state realizate dall’autore dell’articolo)