Brave Express Might Gaine Super robot Chogokin

Brave Express Might Gaine Super robot Chogokin by Mazingetter

Brave Express Might Gaine (Yūsha Tokkyū Maitogain) è un anime diretto da Shinji Takamatsu ed articolato in 47 episodi la cui prima trasmissione sugli schermi di TV Asahi risale al 1993. Rappresenta la quarta delle Brave Series (le precedenti, trasmesse rispettivamente nel 1990, 1991 e 1992 sono Brave Exkaiser, Brave of the Sun Fighbird e Brave Fighter of Legend Da-Garn) create da Takara non molto tempo dopo la serie G1 dei Transformers, prodotte da Sunrise e proseguite ininterrottamente a cadenza annuale fino al 1997 con l’ultima di esse, King of Braves Gaogaigar.
Il mecha principale dell’anime è rappresentato, come il titolo stesso suggerisce, dal Might Gaine, un robot antropomorfo componibile derivante dall’unione di 3 macchine:
Might Wing: un jet che, dotato anche di una modalità treno (400 Series Shinkansen), forma uno dei due arti superiori
Gaine: un robot dotato di intelligenza artificiale in grado di trasformarsi in treno (300 Series Shinkansen) che forma l’altro braccio
Locomorizer: un treno che diviene il componente principale del robot costituendone tronco, testa e gambe
Il Might Gaine è andato recentemente ad arricchire la lista delle uscite della serie Super Robot Chogokin di Bandai. Seppur opinabile la riproduzione di un mecha componibile per una linea che non prevede al suo interno modelli convertibili/combinabili, è indiscutibile come anche stavolta il lavoro fatto da Bandai sia, nella sua relativa semplicità, più che apprezzabile, soprattutto in relazione ad alcune interessanti soluzioni tecniche precedentemente non apprezzate in un chogokin…..

La confezione
La scatola non evidenzia niente di nuovo in tema SRC, ha infatti come da tradizione dimensioni ridotte (19 x 16 x 6 cm) ricalcando il design caratteristico della serie, con il nome del soggetto in grandi kanji argentati disposti verticalmente sul lato sinistro dell’anteriore (logo della serie SRC e dell’anime disposti dallo stesso lato rispettivamente nell’angolo in alto ed in quello in basso) e la riproduzione del modello a pugni conserti in posa “virile” sul versante di destra. Fa da sfondo, in basso, il nome in caratteri occidentali del robot. Il retro è corredato da immagini di vario tipo, illustranti il robot nell’atto di sferrare un fendente con la spada e, in alcuni riquadri, le varie gimmicks e gli accessori in dotazione, tra i quali particolare rilevanza trova la soluzione tecnica studiata per la flessione del ginocchio.

Il contenuto
La scatola è occupata interamente da un blister in plastica trasparente nel quale trovano alloggio: il robot con pugni chiusi preapplicati, una spada piccola con lama argentata, due spade più grandi con lama dorata, due antenne sostitutive in pvc (più morbide rispetto a quelle in plastica rigida preapplicate al modello), un paio di pugni con foro centrale per l’impugnatura delle armi, un paio di mani a palmo aperto, una mano destra con dito indice puntato, una impugnatura per l’unione delle due spade dorate a formare una lancia, un volto sostitutivo con bocca aperta, il sostegno per l’esposizione dei chogokin sugli appositi stage act commercializzati da Bandai. Nella confezione troviamo inoltre un cartoncino su cui è ancorata con due strisce di scotch una bustina di plastica trasparente contenente una grande spada dorata e l’abituale foglio di istruzioni in bianco e nero ripiegato in quattro parti.

Brave Express Might Gaine
Estratto dalla confezione il chogokin trasmette subito una bella sensazione di rassicurante pesantezza, i 185 grammi distribuiti su 16 cm di altezza (calcolati all’apice delle due antenne ai lati della testa) non saranno da guinnes dei primati ma si difendono più che dignitosamente. Come in molti suoi predecessori, anche in questo Super Robot Chogokin la zama è concentrata quasi esclusivamente a livello degli arti inferiori, sono infatti di metallo i piedi e le parti esterne delle gambe mentre tutto il resto, con la sola eccezione del blocco dello snodo delle anche e della parte circolare esterna del diadema sul petto, è in plastica. La peculiare distribuzione dei pesi con localizzazione delle parti più pesanti negli arti inferiori ha nella notevole stabilità del modello anche nelle pose più estreme il suo vantaggio principale. Anche in questo caso, infatti (ma con i chogokin di questa serie la cosa non è ormai più una novità), abbiamo una posabilità al limite dell’impossibile, favorita dalle potenzialità estreme di praticamente tutti i punti di snodo del modello. Le articolazioni sono tutte ad attrito ma la cosa non dovrebbe porre problemi di tenuta neanche col passare degli anni viste le esigue sollecitazioni che gli snodi sono chiamati a sostenere soprattutto dal ginocchio in su, e cioè là dove il modello è più leggero. Analizzando nel dettaglio le giunture devo dire che ad una prima, superficiale valutazione, sono rimasto deluso dalle caviglie le quali parevano presentare movimenti molto limitati. In realtà è bastato dare un occhio al foglio di istruzioni per comprendere che gli snodi a questo livello sono estraibili tirando il piede in basso. Questo movimento cambia decisamente le carte in tavola facendo acquistare moltissimo soprattutto nell’inclinazione all’interno ed all’esterno del piede e di conseguenza alla posabilità dell’intero modello. Notevoli anche i movimenti di estensione del piede, favoriti dallo scorrimento dell’inserto bianco ancorato al dorso in una guida sulla faccia anteriore della gamba. Anche per il ginocchio è stato fatto un piccolo capolavoro tecnico. Come già osservato nello Zeorymer di questa stessa serie lo snodo del ginocchio è infatti articolato sia a livello della gamba (dove fa il grosso del movimento grazie anche alla concomitante mobilità dello sperone dorato) che all’attacco con la coscia dove assicura un supplemento di escursione tale da permettere alla gamba di flettersi totalmente sulla coscia con escursione fino a 180 gradi. In particolar modo quest’ultimo movimento è permesso dallo scorrimento delle due metà anteriore e posteriore della coscia l’una sull’altra, una interessantissima soluzione finora mai apprezzata in un chogokin ma solo a livello di kit. Altro snodo altra goduria: le anche consentono di realizzare praticamente tutti i movimenti desiderabili grazie anche alla mobilità, permessa da perni a sfera, dei tre elementi (anteriore, posteriore e laterale) del gonnellino in modo tale che essi non siano di impedimento. La coscia infatti può essere flessa ed abdotta a 90 gradi ed estesa quasi nella stessa misura nonché discretamente ruotata sull’asse longitudinale. Il tronco è dotato di due snodi, uno al passaggio bacino-addome (dove modula movimenti di torsione) e l’altro, estraibile, allo stacco addome-torace (dove invece regola la flessione in avanti del torace stesso, implementabile con l’estrazione dello snodo). Le spalle ruotano a 360 gradi ed hanno buone escursioni in flessione ed estensione. Questa ampia libertà di movimenti conferisce pertanto ottima posabilità anche a livello delle braccia permettendo quindi al gokin, per esempio, di impugnare a due mani le spade sollevandole sopra alla testa. Le braccia ruotano liberamente sull’asse longitudinale all’attacco con la spalla, lo stesso fanno gli avambracci al passaggio col gomito. Il gomito è flessibile ben oltre i 90 gradi mentre i polsi hanno discreti movimenti di inclinazione e di flessione-estensione (un po’ scocciante il fatto che per cambiare mano spesso il perno se ne venga via con la mano che si vuole sostituire e debba essere riapplicato). Il collo è dotato di due snodi a sfera, uno all’attacco col torace e l’atro all’aggancio con la testa. Questa soluzione implementa notevolmente la mobilità della testa garantendole rotazione a 360 gradi, inclinazioni laterali, estensione e flessione estreme. Anche i reattori del backpack sono mobili e parzialmente inclinabili. La verniciatura è nel complesso molto buona e curata, fatta eccezione per un paio di segni di distacco dalle sprue localizzati nella parte inferiore della faccia posteriore delle gambe e su qualche impugnatura delle spade (peccati veniali a onor del vero) non ho constatato particolari imperfezioni. Plastiche grigie un po’ discutibili quanto a qualità, sia a livello del backpack che degli elementi laterali del gonnellino. Senza infamia e senza lode gli accessori nonostante la discreta ricchezza in spade dell’armamentario anche se devo ammettere che impugnando lo spadone il modello risulta molto scenografico. Bella la lancia realizzabile dall’unione delle due spade dorate con l’apposito connettore.

Trident Stage
Con questa uscita, Bandai ha deciso di gratificare gli acquirenti di un piccolo omaggio. Stiamo parlando del trident stage, acquisibile in Giappone con l’acquisto del modello o in alternativa con quello di 3 Super Robor Chogokin a scelta (motivo per cui alcuni negozi non lo avevano disponibile nonostante la disponibilità del modello). Trattasi di un espositore con apposita targhetta con il tipico logo della serie e dotato di 3 bracci (uno fisso, centrale e due mobili, laterali) in grado di dare sostegno ciascuno contemporaneamente a un SRC in posa di volo. E’ decisamente funzionale ed appagante per l’occhio la possibilità di vedere 3 di questi chogokin in plastica posa di volo o a simulare scontri reciproci come già visto negli anime. Verrebbe quasi da dire che vale la pena di acquistare il modello non fosse altro per questo bel gadget.

In conclusione
SRC: odio e amore. Non credo che si possa sintetizzare in miglior modo la mia personalissima opinione su questa serie. Odio perché la sua nascita ha significato l’inesorabile declino degli amatissimi SOC (almeno di quelli non trasformabili), amore perché è innegabile la qualità delle soluzioni e la conseguente validità tecnica di gran parte di questi oggettini. Il Might Gaine credo che in questo senso racchiuda moltissimi pregi (discreto peso, iperposabilità) e pochissimi difetti (giusto l’altezza, direi). Certo, dovrebbe essere un modello trasformabile e tale non è, ma se l’andamento deve essere quello dei più recenti componibili, plasticosi e qualitativamente (come materiali, non come tecnica) discutibili SOC c’è da chiedersi, visti anche i prezzi, quale possa essere il male minore. A proposito di prezzi: sinceramente negli ultimi tempi tra crisi e richieste sempre più allucinanti (cavolo, non ci sono soldi e i venditori aumentano le pretese, dei geni….) quando arrivo a questa amletica domanda sono sempre più disorientato, a maggior ragione stavolta visto che trattasi di gentil souvenir de Tokyo dell’amico Paolo-SHIN che lo ha pagato non più di 3100 Yen (trident stage incluso). Regolatevi di conseguenza.
Ancora una volta un caro saluto dal vostro Stefano-Mazingetter ed un caloroso arrivederci al prossimo articolo sulle pagine di Japanrobot

Mazingetter
(le foto sono state realizzate da SHIN)