Kotetsu Jeeg & Panzaroid Brave Gokin 35

Kotetsu Jeeg & Panzaroid Brave Gokin 35 by G.Hero78

Mazinga Z, Grande Mazinga, Goldrake, Getter Robot, Jeeg robot d’acciaio. Questi sono tra i soggetti robotici in assoluto più famosi nel nostro Bel Paese, e questo per via del loro grandissimo successo televisivo verso la fine degli anni ’70 e continuato per almeno un buon decennio. Essendo stati tra i soggetti precursori di questo tipo di animazione a noi molto caro, per primi si sono stampati a ferro e fuoco nell’immaginario collettivo, rimanendo fino ai giorni nostri nei cuori di coloro che ai tempi ne seguivano le gesta e che ne apprezzavano virtù e, perché no, anche debolezze. I più accorti avranno già colto che cosa hanno in comune questi protagonisti, naturalmente sono tutti parti della geniale e diabolica mente del maestro Go Nagai, autore che non abbisogna di ulteriori presentazioni.
Quello che invece questi personaggi non condividono in egual misura è una degna e completa rappresentazione nel mondo del modellismo robotico. Infatti, mentre il mercato è invaso da quantità ormai ubriacanti di Mazinger per tutti i palati, per il nostro amatissimo Jeeg non esisteva praticamente un vero modello die cast moderno: riflesso di un successo commerciale globale sicuramente non esplosivo come quello di alcuni suoi fratelli nagaiani, costui si deve accontentare di vecchi, ma gloriosi giocattoli come il sempreverde Takara, che tra l’altro ha una ristampa tutt’ora in vendita, dei mini metal Marmit, di altre figure e di statue, oltreché di una schiera inossidabile di creazioni custom autoprodotte dagli appassionati più accaniti (e bravi). Mancava però un modello di metallo paragonabile ai SOC di Bandai, moderno, posabile, di qualità.
Ma un giorno di giugno 2010, la CM’S Corporation, famosa per la serie Brave Gohkin, fa a tutti una bella sorpresa, annunciando che il Brave 35 sarebbe stato nientemeno che Kotetsu Jeeg. E non solo! Infatti, il nostro eroe magnetico sarebbe stato accompagnato da Antares (Panzeroid), il suo compagno robotico dalle fattezze equine che nell’anime fungeva sia da modulo indipendente che da componente, trasformando il mecha principale in grandioso centauro d’assalto. La presenza del cavallino meccanico nel nuovo prodotto CM’S non era così scontata (guarda caso molti gli avrebbero preferito il Big Shooter), trattandosi pur sempre di un componente apparso in pochi episodi dell’anime, dopo la prima metà della serie, precisamente dal ventottesimo episodio. Ricordiamo che l’anime Kotetsu Jeeg (Jeeg uomo d’acciaio) è composto da 46 episodi, prodotto da Toei Animation, trasmesso per la prima volta in Giappone nel 1975 e quattro anni dopo in Italia.

Quindi gaudio, giubilo, tripudio? Certamente! Ma anche qualche perplessità, destata da tutta una serie di motivi: prima di tutto l’affidabilità della stessa CM’S, capace di sfornare prodotti buoni o anche buonissimi (si pensi ai vari Patlabor, Ingram, Goshogun, Gyuten-oh, Sankan-oh, Galient), ma anche di rovinarsi la reputazione con uscite opache o addirittura disastrose (vedi Balattack o, purtroppo, Baldios), aggravate per giunta da un prezzo di listino alquanto sproporzionato ed irritante. Ci sarebbe poi da fare tutta una serie di considerazioni in merito alla riuscita di un gokin con gli agganci magnetici calamitati, quale è naturalmente Jeeg, quando nessuno pare essere in grado di produrne uno realmente stabile e posabile. I precedenti Balattack o lo Shin Jeeg di Bandai sono tutt’altro che incoraggianti, ma anche il Gakeen della stessa CM’S non raggiunge risultati eccezionali senza intervenire con qualche misura fai da te, comunque non invasiva. In ultima, era interessante capire quale interpretazione sarebbe stata data alla silhouette del robot, dato che nella serie tv essa sembra mutare continuamente di puntata in puntata, conferendogli un aspetto ora possente, ora un po’ più dinamico, ora quasi microcefalico. Si parla pur sempre di una produzione che ha trent’anni sul groppone, non dimentichiamolo!
Bene, ora che ci sentiamo tutti un po’ più vecchi, passiamo alla descrizione di questo Brave Gokin 35, che è stato immesso nel mercato italiano nel giugno 2011, sorprendentemente – ma neanche così tanto – in anteprima forse mondiale, seppur di una manciata di giorni. Voglio solo darvi una buona notizia anticipandovi già da ora che si tratta di un prodotto complessivamente meritevole. Questa è la versione normal color, ne esistono altre due di cui farò cenno in seguito.

LA CONFEZIONE
Parliamo di un box di 48 x 35 x 11 cm, quindi molto voluminoso ed ingombrante! Il design è piuttosto semplice, se conoscete i prodotti di questa azienda ne riconoscerete immediatamente lo stile essenziale e colorato, ma le foto scelte sono carismatiche, seppur un po’ scontate: abbiamo un fronte con il faccione di Jeeg sullo sfondo, mentre in primo piano il nostro robot si prodiga nella mitica posa-raggio protonico con braccia all’aria e poi in modalità centauro rampante. Sul retro, più movimentato, abbiamo un Jeeg che interagisce con un po’ tutti gli accessori, e centralmente una foto nell’attimo dell’aggancio dei componenti principali, proprio come nell’anime. Sullo sfondo domina sempre una tinta verde scura e sfumata.

IL CONTENUTO
Tutto è contenuto in un unico box di polistirolo con relativo coperchio, niente blister di plastica multistrato, e ciò spiega le grandi dimensioni della confezione. La quantità di parti ed accessori che si trovano all’interno è notevolissima, dopotutto il Jeeg sul teleschermo non si faceva certo mancare armi di ogni tipo, e tutto è avvolto singolarmente in bustine di plastica, dimostrando una lodevole cura nell’imballaggio. Si parte bene direi!
All’interno troverete:
– un foglio illustrativo colorato, in giapponese, come al solito molto schematico e riassuntivo, ma completo
– il robot scomposto nei suoi sedici componenti
– un paio di missili perforanti, con trivella da assemblare
– un paio di scudi rotanti
– un paio di bazooka spaziali, e due missili sparanti
– un paio di miniature di Hiroshi in versione cyborg
– una testa secondaria, da assemblare con le miniature per simulare la trasformazione di Hiroshi
– una coppia di spalle dedicate alla posizionamento del doppio maglio perforante
– tre paia di avambracci da combinare con gli accessori
– un totale di quattro paia di mani (pugno chiuso, mano aperta, mano prensile e doppio maglio perforante)
– il Panzeroid (Antares) e le sue due alette magnetiche
– un paio di lance
– tappi coprivite per Jeeg e per Panzeroid, raccolti e da staccare dalle rispettive griglie.

KOTETSU JEEG
Assemblati facilmente i sedici componenti di cui è composto il Jeeg, ci si trova dinanzi ad un figuro neanche troppo piccolo, come si poteva temere, alto all’incirca come lo Shin Jeeg Bandai e in scala accettabile con i Mazinga più prestigiosi, ovvero i SOC GX 01r e 02r.
16 cm di altezza per 320 grammi di peso denotano una buona quantità di metallo nella composizione del modello, si nota subito quando lo afferrate perché trasmette quella bellissima sensazione di consistenza e compattezza tipica dei modelli meno giocattolosi. La cosa è curiosa, visto che parliamo di un prodotto che basa buona parte dei propri equilibri su interazioni magnetiche, e naturalmente una buona bilanciatura e distribuzione dei pesi è fondamentale per la buona riuscita di questa tipologia di chogokin, sempre così difficoltosa da realizzare con risultati decenti.
Parlando di proporzioni, ad una prima occhiata alle preview questo Brave Gokin poteva sembrare leggermente tozzo, per via di una corporatura piuttosto massiccia confinata in una sagoma certamente non troppo alta né slanciata. Ma personalmente mi sento di sposare in pieno questa interpretazione data da CM’S: fedele per quanto possibile all’anime, assolutamente non goffo, e che in un certo modo trasmette una sensazione di “potenza ignorante”, come quella che potrebbe ispirarvi un lottatore che combatte con il cuore e l’istinto, piuttosto che uno stratega armato di fioretto. Questo mi rimanda immediatamente alla nota impulsività di Hiroshi e a parole indimenticabili interpretate da Roberto Fogu, “Cuore e acciaio, Jeeg va”, che non potete non ricordare perchè sono leggenda. C’è il cuore, c’è il metallo. Che CM’S abbia sfornato il capolavoro? Calma, calma… scendiamo nel dettaglio.
I componenti principali ci sono tutti, sedici in totale: testa, braccia, avambracci, mani, bacino, addome, tutti in materiale plastico, mentre torace, piedi, cosce e gambe sono completamente in metallo. Gli agganci magnetici si basano, come sempre, sull’interazione tra sfere e placche metalliche, e la loro forza è notevole e rassicurante.
La testa ha una mobilità discreta e si basa completamente sull’aggancio magnetico sferico: è possibile inclinare il capo in avanti e indietro in misura soddisfacente, mentre invece la rotazione laterale è un po’ ostacolata dalla presenza del torace, che limita il movimento del collo, e il possibile sfregamento può causare alla lunga perdite di vernice, quindi fate attenzione. Lo sculpt facciale è molto bello, colorato, fedele all’anime e dotato di buon dettaglio. Qualche soluzione per evidenziare meglio la bocca (chiamiamola così!) sarebbe stata cosa gradita, ma il dettaglio non viene comunque perso grazie al gioco tra luci ed ombre provocato dal rilievo di questa parte. Le spalle presentano un doppio snodo: il primo, magnetico e ad attrito, collega il braccio al busto, permette una completa rotazione per avanti-alto-dietro, ed è una bella pensata perché consente la tenuta di qualsiasi posa grazie alla sua solidità. La sfera metallica è posta all’interno di esso, e grazie a Dio lo sfregamento spalla-torace avviene tra due parti di plastica, nonostante la cromatura a specchio potrebbe indurre a pensare che quella esterna sia metallica, quindi si scongiurano temuti “effetti grattugia” sul materiale meno resistente. Il secondo snodo permette alle braccia un’estensione laterale di circa 90° ed è anch’esso a scatto. Quando la spalla viene estesa in questo modo, purtroppo rivela impietosamente la cavità al suo interno, causando il primo di una lunga serie di brutture estetiche che scopriremo analizzando il modello. Già che ci siamo, passiamo ai gomiti, che presentano lo stesso problema: qui vi è uno snodo ad attrito posizionato appena prima del magnete, la cui azione, combinata con le rotazioni realizzabili facendo scivolare il braccio sulla sfera, garantisce anche qui una buona mobilità. Ma quando si piega il braccio, diciamo oltre i 45°, anche la sfera esce dalla propria sede lasciando un’altra brutta cavità, che esplode in tutta la sua drammatica bruttezza quando si dà al Jeeg una posa fondamentale come quella del raggio protonico/fune mgnetica. Comprendo benissimo le intenzioni e lo studio per garantire una notevole posabilità, ma è un vero peccato che a CM’S non sia venuto in mente qualche modo per nascondere quelle che a molti sembreranno autentiche piaghe, quando in casi simili altre case hanno adottato, ad esempio, placche coprenti oppure giocato con la colorazione, come si poteva fare per le spalle (forse si poteva per lo meno colorare di giallo anche parte dello snodo a vista nella parte superiore). Con questo micidiale uno-due, mi spiace veramente dirlo, il modello perde parecchi punti. Ma il difetto più grande a mio avviso è un altro: l’incredibile problema degli avambracci sparanti. A parte il fatto che non sono un amante di questi meccanismi, specialmente di quei pulsantoni in bella vista (ma metterne uno a raso della superficie??), in questo caso il congegno è di una sensibilità esagerata, tanto che sovente le mani vengono inavvertitamente sparate via solo per aver sfiorato il pulsante oppure, e questo è incredibile, per aver cambiato inclinazione ad un arto e aver quindi generato lievi vibrazioni! Inconcepibile! C’è evidentemente qualche errore di progettazione nelle dimensioni/forza della molla interna all’avambraccio o nella lunghezza del perno uscente dal polso. E notare che ci sono non una, non due, ma ben QUATTRO paia di avambracci abbinabili ai vari accessori, ma a nessuno è venuto in mente di tenerne una standard priva di pulsante da sparo. Meglio non commentare, dico solo che si annaspa in un bicchiere d’acqua.
Passiamo al busto: tre parti calamitate (torace,addome, bacino), lievi ma apprezzabili le rotazioni e le inclinazioni possibili interagendo tra esse, buono lo sculpt, piuttosto massiccio e preciso. Graditissima la presenza di un inserto gommato attorno allo snodo bacino-cosce, che garantisce un aumento dell’attrito e quindi della stabilità, bella pensata.
Gli arti inferiori sono due bei blocchetti di zama, anche qui lo sculpt di queste parti curve e corpose mi è piaciuto parecchio, così come due interessanti dettagli tecnici: lo snodo a sfera calamitato da unire al bacino è spostabile in avanti di quei 3-4 mm sufficienti per creare pose più dinamiche senza far cozzare troppo facilmente l’arto con le parti superiori; sempre per ricreare l’effetto attrito, la sfera al livello del ginocchio ruota scivolando all’interno di una semi-coppa, colorata in tinta acciaio metalizzato con l’intenzione di nasconderla se ci si appoggia lo sguardo (al contrario di ciò che si era visto nei prototipi, meno male!). Appena sopra la coppetta, all’interno della coscia abbiamo in addizione anche uno snodo a scatto, e bisogna ammettere che il lavoro ingegneristico per garantire dinamicità al modello è davvero notevole e non scontato. Passando ai piedi, anche qui naturalmente calamita, con sfera parzialmente sagomata per bloccare movimenti indesiderati, e abbiamo anche una pianta del piede inclinabile rispetto al tallone. La suola è intelligentemente gommata, quindi posto su di una superficie adeguata il piede non scivolerà troppo facilmente. Avevo il dentino avvelenato con CM’S per la resa estetica di questi bei piedini (a cui sono stati giustamente affibbiati nomignoli abbastanza coloriti come “scarpette ortopediche” e via discorrendo…), ma devo ammettere che dal vivo il difetto è molto ridimensionato, o almeno questa è la mia sensazione, e probabilmente si integrano in modo passabile con un soggetto più antropomorfo di altri come il nostro Jeeg.
Insomma, avrete ormai capito che il leit motiv del modello in questione è lo scontro tra le soluzioni tecniche adottate per aumentare posabilità e stabilità da un lato, e dall’altro la resa estetica di queste stesse scelte. Diciamo che le brutture sono concentrate più che altro nelle braccia (spalle in estensione, gomiti in forte piega e pulsante di sparo in bella mostra), sono pesanti, ma la bellezza di questo chogokin se non si adottano pose troppo dinamiche è incontestabile: lo sculpt, come più volte detto, è fedele, dettagliato e di una bellissima colorazione. La verniciatura è particolarmente accurata, solida e uniforme, giuro che non ho trovato una sbavatura che sia una, e di questi tempi non posso che fare un plauso a chi ha svolto questo lavoro, perché il colpo d’occhio è meraviglioso. Sono anche presente i tappini coprivite, che non guastano mai e denotano l’attenzione al dettaglio. Sistemateli nelle loro sedi con la dovuta calma, l’estetica ne guadagna parecchio.
Passando a ciò che CM’S voleva ottenere adottando qualche soluzione discutibile, va detto che la posabilità teorica del modello è decisamente elevata: l’azione dei molti snodi a scatto unita alla tipica ruotabilità degli snodi a sfera garantirebbero soluzioni ed evoluzioni anche estreme, ma non dimentichiamoci che stiamo parlando di un gokin magnetico, con tutti i problemi del caso. Ma questa volta, anche la solidità è più che discreta: le pose semplici sono perfettamente stabili, quelle un attimo ricercate abbisognano di un po’ di attenzione e pazienza ma niente di più, quelle ancora più complesse metteranno a nudo la natura del modello, ma il risultato globale è comunque egregio rapportato a prodotti simili, e comunque più che accettabile in senso assoluto. Funziona, in parole povere!

PANZAROID E ACCESSORI
Il cavallino robotico è interamente costruito in plastica, è leggermente più alto del Jeeg e pesa circa 140 grammi. Considerandolo come un accessorio, tutto sommato è fatto più che discretamente, immediatamente riconoscibile rispetto alla controparte animata, ma il paragone con il metalloso e curato Jeeg è improponibile: in confronto sembra un semplice giocattolo. Comunque non mancano dettagli e accortezze come i tappini per le viti, snodi a scatto per le zampe e il collo (il muso invece è inchiodato, come il busto). Mobilità interessante, con zampe anteriori estendibili anche lateralmente, e possibilità di impennare il quadrupede senza utilizzare supporti extra. La ciliegina, naturalmente, è la configurazione in centauro, per cui si sfila la magnetica testa equina e la si sostituisce al Jeeg privato degli arti inferiori: il risultato ha sicuramente il suo perché, possente e d’effetto, solido e accattivante. E’ ancora possibile impennarlo senza aiutino! Ma è totalmente instabile, chiaro… Questa modalità centauro non è davvero niente male e fa la sua sporca figura. Provatela, potreste inaspettatamente sceglierla come posa da esposizione nella vostra vetrina.
Il resto degli accessori non è caratterizzato da una particolare qualità: i bazooka sono proprio piatti quanto a dettaglio, le trivelle hanno una strana colorazione cromata che non si integra granchè bene con le altre tinte del modello, gli scudi rotanti sono pesanti e tendono a staccarsi troppo facilmente dagli avambracci, a causa di un perno ad incastro troppo piccolo. Ma nel complesso, sono fedeli e riconoscibili, garantiscono una vastissima gamma di possibilità e c’è di che sbizzarrirsi. Assenti invece astro componenti e componenti subacquei (e anche il Big Shooter): se ne sentite la mancanza potreste anche chiedervi come mai siano stati inseriti invece ben due bazooka o due lance… probabilmente creare altri appositi stampi avrebbe fatto lievitare ulteriormente il prezzo. Le miniature di Hiroshi sono un simpatico bonus, si possono agganciare alla seconda testa disponibile e con una semplice trasformazione il nostro cyborg simulerà il morphing che si vedeva in tv… peccato che le miniature si facciano letteralmente a pezzi appena si comincia a manipolarle, e che la resa estetica della faccia trasformata sia discutibile, con solchi, cavità ed elementi a vista che andavano coperti. Ma ripeto, come simpatica ciliegina in aggiunta a tutto il resto può starci, anche se la realizzazione è quella che è.

CONCLUSIONI
Dare un giudizio secco su questo Brave Gokin è tutt’altro che semplice. Troppe le contraddizioni e i compromessi fatti per essere appetibile a tutti, ma è anche vero che i punti di forza sono molti e importanti. Personalmente, nel complesso sono soddisfatto: caratteristiche come l’impatto estetico, lo sculpt generale, la quantità di metallo, l’ottima verniciatura, la buona posabilità e solidità hanno fatto breccia nel mio cuore, che naturalmente ci mette del suo e mi fa chiudere un occhio su qualche magagna di troppo, lo ammetto senza problemi. I pugni (auto) sparanti sono un difetto macroscopico e ormai conclamato, pertanto se dovessi dare un voto secco ed onesto esso non andrebbe oltre un comunque onorevole 7 e mezzo. Al netto però del solito problema “prezzo CM’S”… lo si sapeva, ma niente giustificazioni: essendo un prodotto caro già alla nascita – si parla di circa 26,000 yen in madrepatria – non vi sarà facile reperire questo modello sborsando meno di 200 euro, che chiaramente sono un’enormità. Per quello che è ed offre, 50 euro in meno sarebbero stati certamente più equi, ma qui ormai dovete decidere voi in base a quanto tenete al soggetto e a quanto lo identificate in questo Brave Gokin: questa associazione a me è venuta naturale ed immediata.
Come detto, la presente recensione si riferisce alla versione normal color, ma, come è nello stile del produttore, sono state realizzate anche una versione con colori metallizzati (più brillante e con qualche dettaglio tendente più decisamente all’azzurro anziché al bianco, come nel bacino o nel volto) e, nata da una richiesta di qualche importatore nostrano, anche una limitata edizione black, che farebbe decisamente il verso al mitico Takara black version, non fosse per il tipo di verniciatura adottata (lucida e non opaca). Questa variante “oscura” denota tuttavia l’assenza di Antares, rimpiazzato da alcuni gadget come “i guanti di Hiroshi” e un ciondolo presentante la testina del nostro Jeeg, nonché un prezzo decisamente superiore alle altre versioni.
Bene, ormai vi ho detto tutto e spero di esservi stato utile. Nel contempo spero anche che vi sia piaciuta questa mia primissima recensione e relative foto per Japan Robot, che ho realizzato non senza una punta di emozione. Alla prossima

Marco “Guitar Hero78” De Bon
(le foto sono state realizzate dall’autore dell’articolo)

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