Tekkaman blade armor plus

Tekkaman blade armor plus by Mazingetter

La terza uscita della serie Armor Plus, tipicamente dedicata da Bandai a soggetti con armatura prevalentemente metallica montabile su scheletro principalmente in plastica, va a fare il paio con lo SPEC XS-12 Tekkaman Blade with Pegas poco prima immesso sul mercato dalla stessa casa nipponica, trattandosi appunto del Tekkaman Blade, in questo caso con dimensioni e composizione ben differenti da quelle del figurino in dotazione allo SPEC. La struttura dei modelli di questa serie è infatti molto simile a quella dei Saint Cloth Myth con armature completamente o quasi in metallo montabili su di uno scheletro snodato in plastica, praticamente una vera e propria via di mezzo tra chogokin ed action figure. La serie Uchū no Kishi Tekkaman Burēdo (Space Knight Tekkaman Blade), nota in Italia come Teknoman, risale al 1992 e si compone di 49 episodi (di cui solo 42 giunti da noi) che narrano vicende ambientate nel 2089, quando la terra, sotto l’attacco di una razza aliena (i Radam) che ha stabilito la propria base sul lato oscuro della luna, si trova a sostenere una guerra in cui un manipolo di eroi tra cui il nostro Blade, immune dai lavaggi del cervello praticati dagli alieni sugli umani per sfruttarli come soldati dotati di armature iperpotenziate (Teknomen) nell’attacco del nostro pianeta, avranno un ruolo cruciale. Fatta questa doverosa premessa sull’anime andiamo ad analizzare il nostro prodotto…..

La scatola
Piccola e con un bel design. Misura 31 x 19 x 6 cm. Sull’anteriore, disposti ai lati del logo centrale di Tekkaman Blade, troviamo a destra una foto del modello ed a sinistra un dettaglio ingrandito di parte della testa. In alto a sinistra è stato inserito il logo della serie Armor Plus mentre nell’angolo controlaterale troviamo quello dell’anime con il relativo adesivo quadrato. In basso, per tutta la larghezza della scatola, si estende invece il nome del modello. Ancor più bello l’artwork sulla faccia posteriore, dove il nostro Tekkaman Blade, di spalle, dalla luna osserva riflessivo la terra circondata dallo space ring con in pugno la sua immancabile lancia; decisamente accattivante questa immagine. Come per gli SPEC la cover della scatola è ribaltabile e sulla sua superficie posteriore sono illustrati, in diversi riquadri, i vari accessori in dotazione. E’ apribile tramite sistema a strappo con velcro, e consente di scoprire, grazie ad una vetrinetta in plastica, parte del contenuto (e cioè il modello, scomposto nello scheletro e nelle varie parti dell’armatura).

Il contenuto
Oltre al libretto di istruzioni, semplice, chiaro e conciso, è composto da due blister in plastica impilati uno sull’altro. Il superiore, il cui contenuto è visibile attraverso la finestrella trasparente, contiene lo scheletro del modello con un paio di pugni chiusi già applicati, due piccoli perni in plastica (uno trasparente per l’aggancio dello scudo all’avambraccio ed uno bianco per assicurarlo alla parte posteriore del bacino), le due metà del Tekklancer (la lancia), il Tekkshield (lo scudo) e l’armatura applicabile scomposta in più parti (la testa, le due spalle, il blocco toracico, gli avambracci, parte del bacino, le cosce, le ginocchia, le gambe, le metà anteriore e posteriore del piede). Il secondo blister, quello inferiore, contiene 4 paia di mani intercambiabili (chiuse per l’impugnatura delle due metà del Takklancer, chiuse e con indice esteso per l’impugnatura del Tekklancer, aperte e con dita estese, aperte e con dita semiflesse), il Tekklancer in blocco unico, il Tekkwire, un piccolo tassello in plastica verde da applicare allo scudo. Come tutti i blister dei modelli Bandai soffrono di quel maledetto difettaccio per cui, quando si aprono, per effetto dei fermi, si rischia, se non si usa una certa accortezza, di vedersi esplodere il contenuto in faccia, cosa poco auspicabile quando questo è parzialmente composto da piccole parti che se saltano via possono andare perdute con estrema facilità.

Il modello
Partiamo dallo scheletro: è interamente in plastica fatta eccezione per i piedi, in metallo. Tutti gli snodi sono ad attrito, un peccato dato che, come andremo a vedere, una volta dotato di armatura il peso del nostro modello lievita con inevitabile aumento delle sollecitazioni articolari. Lo scheletro, come tale, ha un peso di 93 grammi ed è parzialmente smontabile per permettere l’applicazione di alcune parti dell’armatura (le gambe, per esempio, sono scomponibili in due metà, superiore ed inferiore, per consentire il montaggio della relativa armatura). La testa ha un semplicissimo snodo a sfera che consente una rotazione a 360 gradi e un modesto movimento di flessione anteriore. Le spalle ruotano a 360 gradi e si abducono a 180 con piccole escursioni anche in senso anteroposteriore. Le braccia sono parzialmente svincolate dalle spalle potendo ruotare completamente. I gomiti si flettono a quasi 180 gradi. Non parliamo dei polsi, capitolo assai penoso, su questi vi darò delucidazioni più avanti, per ora mi limito a dire che hanno dei buoni movimenti di flessione. Il tronco è snodato in due punti: al passaggio torace-addome (dove la rotazione è discreta come i movimenti di basculamento laterale a differenza delle più modeste escursioni in flessione anteriore) e allo stacco addome bacino (lievi movimenti di torsione e flessione). Le anche ruotano a 360 gradi e si abducono a circa 70 gradi. Il ginocchio ha due snodi separati (ginocchio-coscia e ginocchio-gamba) che concorrono a massimizzare le escursioni in flessione (quasi 180 gradi). Le caviglie purtroppo sono praticamente inchiodate nei movimenti di lateralità ed hanno scarso gioco in senso anteroposteriore. L’avampiede, infine, è snodato rispetto alla restante parte del piede con una flessione discreta. Ricapitolando lo scheletro del modello ha una posabilità complessivamente molto buona, questo è fondamentale dal momento che una volta montata l’armatura alcuni movimenti verranno ad essere limitati dalle problematiche di ingombro sterico che questa inevitabilmente comporta. Il montaggio è semplice e ben spiegato dal libretto di istruzioni. La cosa più tragica è certamente l’applicazione delle mani, se questa risulta facile sullo scheletro, diventa difficoltosissima una volta montata l’armatura dell’avambraccio la quale, non essendo bloccata, non permette di avere un punto di trazione fermo con una situazione che viene ad essere ulteriormente aggravata dal perno a sfera del polso che, microscopico e solidale con l’avambraccio ma mobile in quanto snodato all’aggancio con la mano, provoca ulteriore difficoltà a trovare un punto di equilibrio per l’uso di una forza sufficiente ad attaccare la mano. Insomma, una vera tragedia, o perchè si gira lo snodo del polso o perchè scivola l’armatura queste mani è un miracolo se si riescono ad applicare. La cosa paradossale è che il modello ha una dotazione in mani di tutto rispetto, un vero peccato che con una soluzione tecnica così ottusa ti facciano passare subito la voglia di usarle. Ad ogni modo, dopo esserci fatti una abbondante sudata ed aver mandato in posti irripetibili l’ideatore di un cotanto mirabile sistema di aggancio delle mani ci troviamo di fronte al nostro bel modello, e devo dire che la sensazione è comunque decisamente positiva. L’ altezza è di 17,5 cm (19,5 cm all’apice delle antenne) e la sensazione di pesantezza si avverte decisamente quando lo si soppesa. Grazie all’armatura dai 93 grammi inziali il nostro Tekkaman Blade ha raggiunto un peso di tutto rispetto: 254 grammi. Molte parti dell’armatura sono in metallo: parte delle spalle, il torace, gli avambracci e le gambe. Le spalle hanno sportelli apribili per la simulazione del Voltekka o Teknopower blasters (i potenti cannoni alloggiati negli spalloni del nostro eroe), questi rappresentano la parte in plastica della spalla (in pratica corrispondono alla parte rossa). Nel mio esemplare il movimento di chiusura dello sportello sulla spalla destra talora si accompagna al distacco dello stesso. Un peccato veniale visto che riapplicarlo è questione di un attimo, ma è pur sempre un difetto…. La posabilità anche una volta montata l’armatura resta sostanzialmente discreta anche se limitata dall’impossibilità di allargare troppo le gambe, un po’ perchè le caviglie non hanno particolari escursioni laterali, ma soprattutto in quanto l’eccessivo peso dell’armatura, se si divaricano troppo gli arti inferiori, tende inevitabilmente (complice l’uso di sole articolazioni ad attrito) a destabilizzare il nostro eroe mandandolo inevitabilmente in spaccata. Intelligente l’uso di un’anima in sottile fil di ferro nel Tekkwire così da permetterci di modellarne la forma simulandone il movimento e le traiettorie nelle pose dinamiche. Affidabile l’aggancio del Tekkshield nella parte posteriore del bacino, un po’ più instabile quando lo si applica all’avambraccio.
In conclusione

Credo di aver detto più o meno tutto così come penso che la stragrande maggioranza di noi avrebbe preferito che Bandai realizzasse non questo ma il Tekkaman classico, quello cioè a noi italiani più noto. Inutile aggiungere che ciò che per noi è più conosciuto nella stragrande maggioranza dei casi non lo è per i giapponesi, basti pensare che per questa serie e tratti dallo stesso anime risultano in uscita a breve il Tekkaman Evil (gemello malvagio di Blade) ed il successivo Tekkaman Blastor Blade (versione potenziata del Tekkaman Blade), entrambi venduti come esclusiva Tamashi Web Shouten e quindi per noi italiani certamente proibitivi in termini economici. Niente di più probabile che il successivo modello in uscita possa essere il Tekkaman Blastor Evil. Tornando all’oggetto della nostra recensione chiudo sintetizzando che secondo la mia opinione si tratta di un buon prodotto comunque non esente da pecche (quelle mani!!! Grrrrr…), tutto ciò per dire che se interessa vale la pena di comprarlo tenendo però sempre presente che come tale non vale più di 50-60 euro. Vi aspetto sul forum per ulteriori scambi di idee, un caro saluto a tutti dal vostro Stefano-Mazingetter.

Mazingetter
(le foto sono stae realizzate dall’autore dell’articolo)