GaoFighGar Perfect Final Fusion

GaoFighGar Perfect Final Fusion PC002 by Seggin

Per gli amanti dei robot trasformabili, eccovi un sguardo su di un componibile per eccellenza, il PC-002 Perfect Final Fusion GaoFighGar (d’ora in poi GFG), prodotto nel 2003 dallo Studio HalfEye di Hajime Takashima, secondo modello pre-colorato della serie “Perfect” dopo il Getter Robot. 

Tratto dalla serie di OAV “Yuusha-Oh GaoGaiGar Final” del 2000, in cui sostituisce il GaoGaiGar, il GFG è un mecha davvero massiccio, che perde parte della connotazione “Super Robot” del GGG, per assumere un aspetto più “Real”, sia nei colori che nel design.

LA CONFEZIONE
La scatola si presenta nella solita elegante veste nera, (dimensioni cm. 34 x 23 x 15 h.) con le immagini del modello stampate sulla sommità e sui flap laterali. Come già visto per il Perfect Change Getter del 1999, anch’essa si trasforma! In pratica è dotata di un falso coperchio, chiuso con una striscia di velcro, che simula un piccolo diorama in cui inserire il GFG trasformato ed intento a preparare il suo devastante attacco Hell and Heaven. Per completare la scenetta occorre togliere le parti pre-fustellate e fissare con due clip (fornite) i cerchi d’energia in cartoncino. I quali possono così ruotare e muoversi orizzontalmente. Se guardate la foto li vedrete solo appoggiati: perdonate se non l’ho fatto, ma non mi andava di trasformare anche la scatola…Il modello è contenuto in un vassoio di cartone che si estrae aprendo i flap laterali. Qui siamo nel territorio della più pura artigianalità: i singoli veicoli sono alloggiati in buste di millebolle, a loro avvolte in altri fogli di millebolle. Personalmente non ho mai avuto problemi di rotture all’interno delle scatole, ma capisco che una simile sistemazione può far tremare i polsi di un collezionista. Vi garantisco però che i pezzi sono saldi e protetti come un pisello nel proprio baccello…

Aprendo la scatola troverete i seguenti veicoli:
Phantom Gao
Liner Gao II
Drill Gao II
Stealth Gao III
oltre alle mani per l’H&H, la mano sinistra aperta a palmo per il “Protect Wall” (e l’alloggiamento nel petto ruota per simulare l’energia sprigionata…), l’indispensabile cacciavite e l’ancor più indispensabile libretto delle istruzioni.Se vi capita la fortuna di trovare una Limited Edition come la mia (un tempo disponibile solo tramite il mail order dello Studio Halfeye), vi verrà fornito anche il Dividing Driver, corredato da un foglietto di istruzioni per collegarlo al braccio del robot.Per chi invece si chiedesse cosa sia quello scarabocchio sul coperchio, è l’autografo di Takashima!!!

IL MODELLO
I quattro veicoli si presentano nella già conosciuta resina precolorata, rifiniti solo in alcuni punti da vernice (come finestrini, occhi, pannellature), adesivi (le linee rosse sul Liner Gao II) ed assemblati con viti per permettere loro i movimenti necessari alla trasformazione. Le superfici non presentano alcun ritiro/bolla/difetto di sorta, tranne in corrispondenza dei punti in cui erano collegati all’albero di colata. Solo in quel caso si notano i segni dei punti in cui sono stati separati: ok, sono antiestetici e impensabili in un modello industrializzato, ma tenete conto che si tratta solo di aree meno lucide rispetto alle altre. Intendiamoci: niente crateri o pezzetti mancanti: il taglio è netto e preciso, sicuramente sono stati trattati con carta finissima e polish.Purtroppo la scelta della resina come materiale da costruzione è inevitabile: trattandosi di un prodotto artigianale, è l’unico modo per il produttore per creare modelli complessi senza spendere una fortuna in stampi per plastica o metallo. Non dimentichiamoci che i prodotti dello Studio HalfEye sono “Made in Japan”, il che può confortare coloro che cercano in un pezzo robotico la provenienza DOC dalla Terra del Sol Levante e non dalla Cina.

LA TRASFORMAZIONE
I modelli dello Studio HalfEye si comprano perché si trasformano senza stacca-e-attacca.Alla fine è questo il succo del discorso ed il vero significato della parola “Perfect”: non cercate nella scatola perni, connettori o altri pezzetti, sono tutti già dentro i modelli. La sensazione che provo quando mi siedo davanti a questi “giocattoli” è quella di dover fare un model kit: ci vuole lo stesso impegno e delicatezza e a volte, date le istruzioni non proprio chiare (illustrate sì, ma solo in bianco e nero e in giapponese), anche una sana dose di pazienza per non buttare tutto all’aria. Iniziamo…
Il Phantom Gao da jet si trasforma nel robot GaoFar (h. 11 cm), il quale funge da corpo principale del GFG e da supporto per tutti gli altri veicoli. Alla fine la trasformazione è relativamente semplice (almeno per chi ha già visto quella del Perfect Change Getter): il Drill Gao II, separandosi, diventa le gambe, il Liner Gao II le braccia (non senza aver prima tolto i reattori, i quali però vanno persi anche nell’anime, in perfetto stile “Moto di Hiroshi Shiba”) e lo Stealth Gao III le ali. Per restare fedele alla parola “Perfect”, gli avambracci (che nascondono i pugni) non si staccano ed attaccano alle braccia: una volta collegate le ali al corpo, ruotano sul posto finché non si posizionano nella loro sede, spingendo in avanti i pugni. Una volta attaccati, i supporti saranno liberi di ritornare in posizione chiusa e voi, premendo un piccolo perno, fisserete gli avambracci nella loro sede definitiva. Altra menzione per l’elmetto/testa del GFG: fuoriesce da un vano dello Stealth Gao, pur rimanendovi sempre attaccato con uno snodo, e si “avviluppa” attorno alla testa del GaoFar: quando è in posizione, schiacciando una piccola piastra posta sulla nuca, apparirà la “gemma” verde di attivazione (G-Crystal) al centro del fregio posto sulla fronte.Una volta assemblato, dai piedi alla punta del fregio, il modello è alto 15 cm. Le piccole dimensioni non aiutano nelle trasformazioni: meglio che abbiate sempre sotto mano delle pinzette o un piccolo cacciavite da usare come leva, oltre al piccolo cacciavite a stella in dotazione per stringere le viti e permettergli di mantenere le posizioni che desiderate.La posabilità è buona, in parte limitata dal design stesso del robot che è parecchio massiccio. Alcuni perni, come gli snodi del “gonnellino” e le ali del Phantom Gao sono sferici: con l’andare del tempo l’attrito resina contro resina tende a renderli molli e necessitano di un intervento di restauro.La supposta fragilità dei pezzi HalfEye è del tutto relativa: trasformati con attenzione, senza forzare i giunti ed aiutandosi con il cacciavite per allentare e stringere le viti, non vi daranno mai problemi (perlomeno a me non ne hanno mai dati). Ricordate che NIENTE in questi modelli è lasciato al caso, c’è un incastro per ogni pezzo ed ogni pezzo deve andare al suo posto. Inoltre niente problemi di verniciature imperfette, graffi superficiali o ruggine: la resina è refrattaria a tutto questo… semmai alcune parti bianche possono ingiallire, ma fortunatamente il GFG non ne ha!

CONCLUSIONI
Sempre che riusciate a trovarlo, non esiste una spiegazione logica per acquistare il GaoFighGar dello Studio HalfEye: CM’s e Yujin ne hanno prodotto versioni trasformabili, più grandi, più semplici nell’assemblaggio e decisamente più economiche. Non credo nemmeno che il soggetto invogli all’acquisto, visto che questo robot, per quanto di disegno gradevole, è sconosciuto ai non addetti ai lavori.E allora? Se mi permettete la similitudine, i “Perfect Change” stanno agli altri toys da collezione come una Bugatti Veyron sta alle altre auto: la funzione è la medesima, ma ciò che fa la differenza è il piacere di possedere un oggetto speciale, un po’ folle, in grado ancora di trasmetterci la passione di chi crede che le cose debbano essere fatte anche per stupire…

Alla prossima recensione!!!