Kotetsu Jeeg Z.O.H. S.A.R. #3

Kotetsu Jeeg Z.O.H. S.A.R. #3 by Alessio

Si può riuscire dove anche i più grandi hanno fallito?
E’ possibile regalare un sogno a chi ha una grande passione?
Per chi si avvicina al mondo del modellismo robotico, credo che la ricerca dei modelli amati nell’infanzia sia una tappa obbligata….poi, una volta svezzati, può partire la ricerca per modelli magari meno noti, che possano però soddisfare le esigenze tecniche ed estetiche che nel tempo si è imparato a sviluppare.
Allora cercare di giudicare un modello sulla base di parametri più o meno quantificabili, quali la fedeltà al soggetto originale, la posabilità, la stabilità, la qualità della verniciatura, la presenza di accessori e, perché no, la quantità di metallo impiegata, difficilmente può prescindere il “sentimento” che il modello stesso suscita….
In fondo, credo che molti di noi, smaliziati o meno in questo mondo, si lascino in parte anche influenzare nelle proprie scelte di acquisto dal legame affettivo, dai ricordi che il soggetto è in grado di evocare…
Dopo questa lunga ma doverosa introduzione alla quale aggiungo soltanto a mo’ di presentazione personale che sono ben lontano dal poter essere considerato un esperto e che questa è la prima volta che mi cimento con una recensione, è tempo di chiarire cosa possa significare la serie di lettere che identificano il modello che stiamo per analizzare…
Non si tratta di Bandai, ovviamente, né di altre meno prestigiose case produttrici…
Zone of Hobbies identifica la passione ed il mezzo creato per esternarla di un ragazzo, un semplice privato, per dirla in termini più aziendali.
Paolo “SchumiGo” è il modellista che ha dato libero sfogo al suo estro creativo ipotizzando (ma poi mica tanto per scherzo) una propria linea di modelli: la S.A.R. Superobot Alternative Restyle.
Il modello che vado a presentare, e che con infinito orgoglio espongo nella mia modesta ma crescente collezione, è addirittura il terzo che il nostro amico ha realizzato: il Koutestu Jeeg (Jeeg di ferro, che per esigenze di copione da noi è diventato d’acciaio!).
Ho accennato in apertura che l’amore per un determinato soggetto possa influenzare le nostre capacità di giudizio, ed io non sono certo immune da questo: Jeeg rappresenta per me, ma credo di poter parlare a nome di molti, uno dei personaggi più amati. Logico quindi che tutti noi vorremmo possederne una valida riproduzione.
Per motivi che il cuore fa fatica a comprendere, però, uno dei personaggi nagaiani più celebri non ha a tutt’oggi ottenuto il riconoscimento dovuto…. fatta eccezione per il vecchio Takara in stile “micronautico”.
Esulo da discorsi di diritti che possano aver tagliato fuori da questo contesto altre case ben più qualificate della summenzionata Takara e che un modellista privato può “aggirare”, ma la realizzazione di un modello analogo, lo Shin Jeeg, fatta da Bandai, permette un interessante raffronto tecnico tra il gigante giapponese e il piccolo appassionato! Ovviamente faccio riferimento al prodotto Bandai solo per aiutare chi leggerà questa recensione a farsi un’idea più concreta di quello che è il prodotto in esame. Lo scopo di questa disamina non è certo quello di stabilire chi sia il più bravo o quale sia il prodotto migliore, anche se rileggendo ciò che ho scritto, molto spesso sono scivolato, in preda all’entusiasmo, in una sorta di competizione…
Ho incensato a lungo l’amico Paolo, per cui in questa sede cercherò di essere il più imparziale possibile….
Certo, analizzare un prodotto artigianale con i canoni di uno industriale è a volte improponibile, ma ci proveremo!
Da qui in avanti per dare quindi un tono più tecnico alla realizzazione, al posto di “Paolo” o “SchumiGo” userò il nome “aziendale” Z.O.H. o quello della linea, S.A.R., come si conviene ad una produzione professionale.

Allora, partiamo dall’imballaggio:
e partiamo male….perché la scatola nel SAR non c’è! Non lasciatevi fuorviare dalle immagini di un possibile imballaggio disegnato e fotografato presentato sul sito Z.O.H.: quella scatola voi non la riceverete…
Personalmente, non essendo un Collezionista con la “C” maiuscola, conservo le scatole su uno scaffale in cantina…quasi come fossero di troppo…Chi invece considera la scatola parte integrante del prodotto, non potrà essere soddisfatto dalla scatolina anonima che si vedrà recapitare…
Il Jeeg è imballato comunque minuziosamente, pezzo per pezzo, al fine di proteggere il delicato modello.
Ho usato il termine “delicato” per introdurre un concetto fondamentale nell’analisi di questo modello: trattandosi di realizzazione artigianale, come è facilmente intuibile l’oggetto è di resina: di metallo troverete solo le sfere ed i magneti. Questo non vuol dire che il modello vi si sbriciolerà, anzi! Ma chi appartiene al gruppo “die cast o niente” passi oltre…

Cosa riceverete quindi?

  • Un espositore trasparente per il robot, con tanto di targhetta “Koutetsu Jeeg” da applicare sulla basetta dell’espositore mediante una striscia di biadesivo già tagliata a misura
  • Un espositore trasparente per l’arsenale, separato dal primo
  • Un bazooka
  • Una coppia di trivelle
  • Una coppia di scudi (dischi rotanti)
  • Le mani congiunte per il “Doppio Maglio Perforante”
  • Due coppie di mani (aperte o serrate a pugno)
  • Il robot magnetico in 17 parti (escluse le mani)
  • Una coppia di “solette” antiscivolo adesive da applicare, se ritenuto necessario, sotto i piedi del robot.
  • Istruzioni per l’assemblaggio e la manutenzione (due pagine A4 ben realizzate, anche graficamente, e per una volta ovviamente in italiano!) Tra l’altro, molto carina la grafica del “progetto Koutestu Jeeg” a mo’ di uomo di Leonardo…

FEDELTA’ nella riproduzione:
Come premessa al riguardo, va detto che la realizzazione di Z.O.H. è dichiaratamente un restyle.
Va inoltre chiarito che il modello è stato realizzato di fatto sezionando e modificando una resina di Jeeg recuperabile in commercio, per cui i meriti o le critiche relative a questo punto, la fedeltà nella riproduzione, solo in parte sono ascrivibili a Z.O.H.
Sottolineo comunque che la resina di partenza, di cui è allegata una foto, è ovviamente in posa fissa, parzialmente girata sul fianco. E’ stato necessario quindi riadattarla per poter ottenere un modello posabile, in particolare il busto è stato praticamente rifatto daccapo.
Il soggetto ha fondamentalmente un unico difetto riguardo la fedeltà: la testa è forse un po’ piccola. A mio giudizio, comunque, anche nell’anime Jeeg è spesso rappresentato con una testa leggermente sottodimensionata… Anzi, a parer mio la versione animata si concedeva spesso la libertà di modificare un po’ le proporzioni e le linee dell’intero mecha…per cui la percezione al riguardo credo che in parte possa essere ritenuta soggettiva.
Discorso a parte va fatto per le spalle: la soluzione tecnica adottata, che è uno dei punti di forza dell’intero lavoro, va a modificare in parte l’estetica originale di Jeeg.
In buona sostanza, è stato inserito nella spalla un anello metallico dorato, che viene attratto dai magnati presenti nel corpo. Tale anello non è volutamente verniciato, in quanto lo sfregamento sulla sede nel corpo ne avrebbe rapidamente portato al distacco..
Va detto che, dal punto di vista tecnico, la posabilità delle spalle ottenuta tramite gli anelli è praticamente assoluta…per cui personalmente mi sento di indicare come vincente la soluzione adottata. Ovviamente è soluzione applicabile a questo soggetto e difficilmente replicabile per altri modelli.
Per il resto poco da dire: è il Jeeg che tutti conosciamo.

PESO E DIMENSIONI:
Per quanto riguarda l’altezza, il Jeeg raggiunge i 16cm, altezza più che ragionevole, in scala con i SOC (lo Shin Jeeg più volte citato a paragone ha la stessa altezza).
Il modello pesa 124g (dichiarati e confermati), contro i circa 220g dello Shin Bandai, preso a riferimento come modello die-cast e plastica di analoghe dimensioni. Considerata l’assenza di metallo, tutto sommato neanche troppo leggero, come si potrebbe invece immaginare parlando di resina.

TECNICA:
A dirla tutta, fin qui abbiamo scherzato…è nella qualità tecnica che il S.A.R. “distrugge” il S.O.C.!!
Intanto, il modello è TOTALMENTE magnetico: testa, collo, corpo, busto, bacino, avambracci, braccia, mani, cosce, gambe, piedi….Ogni pezzo citato è collegato agli altri per mezzo di magneti, con 16 punti di articolazione!!!
Ma non è qui il punto: il robot Bandai, pur avendo invece un limitato numero di articolazioni magnetiche (in pratica, oltre la testa, solo spalle e anche), come tutti sanno ha una posabilità nulla: le sfere tendono a scivolare sui magneti, frustrando ogni tentativo di posa un po’ più dinamica.
Il S.A.R. invece farà tutto quello che potrete immaginare, e questo grazie all’uso di potenti magneti ben più efficaci delle calamite Bandai (che a me ricordano molto la soluzione tecnica dei Micronauti), ma anche grazie alla realizzazione di opportune sedi ad attrito sagomate e a guarnizioni o-ring in gomma. In alcuni punti, poi, come nelle caviglie, di magneti ce ne sono ben due, posizionati in modo accurato da rendere quello snodo, fondamentale per la stabilità, robusto a sufficienza nonostante il limitato spazio a disposizione.
Forse state pensando: “bella forza, la resina è più leggera, che ci vuole a reggerla!”
Beh, preparatevi ad una sorpresa… se non lo avete già dato via, provate a collegare al vostro Shin Jeeg una trivella al posto del braccio e a farla tenere in posizione orizzontale…IMPOSSIBILE! La punta cadrà sempre giù (non sono ammessi trucchi come cellophane o altro!)
Con il Jeeg S.A.R. potete piazzare le trivelle come volete…non cederanno mai!!
Qui il bello:
la trivella S.A.R. È lunga quasi 16cm (quanto il robot stesso!) e pesa circa 35g, quella Bandai ne pesa 20 ed è lunga 12cm…peso maggiore e leva più lunga per il S.A.R., eppure nel nostro caso, la trivella rimane perfettamente nella posa voluta…
(P.S., se alla trivella dello Shin aggiungete quella specie di retrorazzo, il peso sale fino a quasi 30g e la trivella rimane più o meno in equilibrio orizzontale, ma non perché l’aggancio magnetico sia sufficiente, semplicemente per equilibrio geometrico dei pesi..se vorreste metterla leggermente inclinata, non ci riuscireste…)
Ovviamente lo stesso risultato lo avrete con le altre armi (bazooka e scudi).

POSABILITA’:
Cosa dire al riguardo? I 16 punti di articolazione consentono una posabilità che definirei quasi umana…
Il modello si può tranquillamente inginocchiare… e credo che questo dica tutto: tra le pose più belle che si possano realizzare quelle con il soggetto in ginocchio, magari mentre imbraccia un’arma, sono spesso tra le più desiderate….ma quasi mai i modelli permettono tale mobilità.. Jeeg sì.
A dirla tutta, forse si poteva aumentare un po’ la piega ammessa al ginocchio (comunque di 90°) prima del distacco del magnete…a vederlo così, direi che si potesse fare, e il risultato sarebbe stato ancora più soddisfacente..
Altro limite, peraltro abbastanza comune, è la piega del gomito: anche qui non si può ripiegare il braccio oltre i 90°..comunque sufficienti per la maggior parte delle pose immaginabili.
Infine, a essere proprio pignoli, l’inclinazione indietro della testa è un ultimo piccolo limite…In una posa di volo, per esempio, il modello non riuscirebbe a guardare in avanti..oppure a guardare in alto stando in piedi. Qualche grado in più di articolazione è sarebbe stato perfetto.
Poi però decidiamo di provare la posa indiscussa del Jeeg, la preparazione al lancio del “doppio maglio perforante”!
le mani congiunte non si spareranno, ma sono assolutamente naturali, senza altri obbrobri dietro per consentire il lancio dei pugni intrecciati…e allora cosa desiderare di più!!
Come curiosità al riguardo, le mani congiunte sono state prese in prestito da un Mith Cloth, poi opportunamente modificate!

VERNICIATURA:
La versione in mio possesso è verniciata con effetto “sporco”, definito “pre-shading”, e devo dire che è semplicemente stupenda. Il modello viene realizzato anche con colorazione “normal” o addirittura neutro, per chi volesse cimentarsi in proprio.
La qualità è eccelsa, il dettaglio assoluto. Soprattutto nella versione in mio possesso, alcuni particolari sono fantastici, come la sfumatura sui missili perforanti o i segni di bruciature sul bazooka… Insomma, altri oggetti possono sembrare giocattoli: qui la pittura è roba seria.
Unico punto debole che ho riscontrato: gli o-ring di gomma all’altezza delle spalle, pitturati di giallo, ovviamente tendono a scrostarsi facilmente. Meglio staccare il braccio e riposizionarlo ogni volta, anziché ruotarlo semplicemente come verrebbe naturale fare.

CONCLUSIONE:
Ho tentato di essere il più obiettivo possibile, ma questo modello, vuoi per il soggetto, vuoi per la stupefacente superiorità tecnica, vuoi per la qualità generale, realmente ruba la scena a tutto quello che sono riuscito a mettergli accanto..come non ritenerlo uno degli acquisti migliori che si possa fare?
Certo, bisogna ricordare cos’è e cosa non è…rimane un oggetto delicato, che va trattato con ancora più cura di quanta non se ne dedichi ad un modello metallo&plastica.

La nota dolente è che riuscire ad accaparrarselo non è semplicissimo…la produzione artigianale costa, e non solo in senso economico…i tempi di realizzazione, anche tenendo conto delle numerose richieste, faranno sì che dovrete desiderarlo a lungo…ma la soddisfazione che dà questo piccolo capolavoro è grande!

Alessio
(le foto sono state realizzate dall’autore dell’ articolo).