Psyco Gundam MRX-900 [Hong Kong Night Version]

Psyco Gundam MRX-900 [Hong Kong Night Version] by Mazingetter

Gundam Fix Figuration Metal Composite #1002 MRX-009 Psycho Gundam [Hong Kong Night Version]
Tra i prodotti a tiratura limitata proposti da Bandai nel corso del Tamashi Nations tenutosi nella primavera del 2009, oltre al già recensito gx-24N, dobbiamo ricordare anche la versione alternativa del secondo modello della serie Gundam Fix Figuration Metal Composite, e cioè lo Psycho Gundam, prodotto in questa occasione con una verniciatura del tutto particolare, lucida e con colori parzialmente riveduti rispetto alla variante standard. Il modello è stato ribattezzato precisamente come Psycho Gundam Hong Kong Night Version e la sua colorazione ha proprio lo scopo di riprodurre la livrea che il robot presenta quando, facendo la sua prima terrificante apparizione nell’anime, compare nella notte su Hong Kong riflettendo sulla sua superficie le luci ed i neon della città. Già possedevo la versione standard dello Psycho Gundam Metal Composite (#1002) e conoscevo quindi sia la bontà del prodotto che la sua validità tecnica, ma la bellezza della verniciatura di questo limited è stato un richiamo troppo forte per esimermi dall’acquisto di quello che considero a tutt’oggi, il Metal Composite più bello mai prodotto…

La scatola
E’ abbastanza compatta e non particolarmente ingombrante (32 x 23 x 17 cm). Sull’anteriore è raffigurato quanto precedentemente da me detto, e cioè la minacciosa ed enorme sagoma dello Psycho Gundam che nella notte si staglia sul cielo di Hong Kong riflettendo sulla sua superficie le innumerevoli luci al neon che affollano le vie della città, artwork quindi decisamente bello ed originale. Immancabile, in alto a sinistra, il logo del Tamashii Nations 2009 e in basso, dallo stesso lato, nome e codice del modello. Nell’angolo in alto a sinistra fanno mostra di se nome ed adesivo della serie anime. Relativamente scarno il retro, completamente nero fatta eccezione per la presenza, centralmente e in piccolo, dell’artwork anteriore e, in alto a sinistra, del logo Tamashii Nations esattamente come sull’anteriore.

Il contenuto
E’ esattamente uguale a quello del modello della serie regolare, questo per dire che, verniciatura a parte, il nostro Psycho Gundam non differisce in altro (presentando esattamente gli stessi, pochi accessori) dal #1002. La scatola è occupata per intero da un contenitore di polistirolo con due alloggiamenti, superiore ed inferiore, chiusi da coperchi in plastica rigida trasparente ancorati ai lati del contenitore da grosse strisce di scotch (una per lato). Nel vano superiore trovano sistemazione il modello (protetto dal contatto col polistirolo e con la plastica del coperchio da due fogli di plastica trasparente), lo scudo suddiviso in due metà (anch’esse rivestite da plastica protettiva) e il diadema intercambiabile in plastica rigida (quello già montato sul modello è in pvc morbido). Nel vano inferiore abbiamo invece una paio di pugni, il perno per unire le due metà dello scudo e assicurarlo all’avambraccio sinistro, la basetta espositiva con tanto di nome e codice come ogni fix che si rispetti, tre asticelle di plastica da applicare nella trasformazione in base volante e vari bracci, perni e tappi in plastica bianca da applicare alla basetta per l’esposizione in modalità antropomorfa o astronave (in questo caso i sostegni permettono l’esposizione in sospensione). Come libretto di istruzioni si è deciso di riciclare quello della versione standard, è relativamente semplice e chiaro nei passaggi che illustrano la conversione in astronave.

Il modello
Partiamo subito dal pezzo forte: la verniciatura. L’aspetto del modello colpisce subito, non appena si apre la scatola. Il nero opaco della versione normale era bello, ma il nero cromato lucido di gambe, bacino, avambracci, spalle e torace di questo Hong Kong Night è molto, ma molto più accattivante e le foto non gli rendono minimamente giustizia. Bellissimo il gioco di luci cangianti creato dal riflesso delle parti circostanti, una vera tragedia per chi, come me, tenta di scattargli fotografie evitando di vedere le lampade o la macchina fotografica riflessa sulla gamba o sullo scudo di turno. Ora più che mai è giusto dire che si tratta di un modello che, per una corretta valutazione, deve essere necessariamente valutato dal vivo. Accanto a questa verniciatura inutile dire che il rosso scuro metallizzato e l’oro opaco delle relative parti si sposano perfettamente con un risultato cromatico finale che è roba da lasciare a bocca aperta. Fortunatamente il mio esemplare da questo punto di vista si è dimostrato impeccabile, non il minimo graffio o sbavatura di vernice, anche a livello delle markerizzazioni più minute, molto curate e dettagliate e vero marchio di fabbrica dei Metal Composite. Un consiglio però è d’obbligo: la colorazione tradisce a mio avviso un certo senso di delicatezza, per cui la raccomandazione è di porre estrema cura nella manipolazione, a partire dall’uso dei guanti in lattice, in questo caso assolutissimamente obbligatorio visto che anche a mani asciutte le impronte digitali sulle parti nere si fanno anche appena sfiorandole. Proprio l’apparente facilità con cui si potrebbe rischiare di rovinare la vernice è il motivo per cui, memore della trasformazione del #1002 in cui era richiesto qualche piccolo sfregamento, ho desistito dalla conversione del mio modello in base anche perchè, pur riconoscendo la validità tecnica con cui è stata concepita, non è che il risultato finale dal punto di vista estetico sia poi così appagante, anzi… In versione astronave infatti sembra di trovarci di fronte ad un deumidificatore più che a una nave spaziale. Ad ogni modo per darvi un’idea ho comunque corredato la recensione anche di immagini della versione standard, ivi comprese le due possibili conformazioni, a voi il giudizio….. Proseguendo con l’analisi di questo Gundam e passando al capitolo posabilità devo dire che quest’ultima si dimostra abbastanza carente, aspetto che possiamo anche perdonare a Bandai vista la staticità della controparte animata addirittura superiore a quelle che sono le comunque modeste possibilità di movimento del modello. Le caviglie si piegano poco, le ginocchia (unica articolazione a scatto) si flettono a poco meno di 90 gradi. Le anche hanno discreti movimenti di lateralità (complice la mobilità dei pannelli del bacino) e di flessione, mentre praticamente assente è l’estensione. Le spalle ruotano a 360 gradi e anche le braccia hanno la stessa potenzialità di rotazione rispetto ad esse. I gomiti si flettono a 90 gradi ed i polsi hanno discrete escursioni. La testa si estende e flette modestamente e ruota quanto basta. Oltre alla verniciatura, ciò che di questo oggetto mi ha sorpreso al momento dell’estrazione dalla scatola, è la composizione. A differenza della versione regolare (in cui è evidente come la definizione Metal Composite faccia riferimento solo a piccole parti dell’inner frame essendo l’esoscheletro totalmente e chiaramente in plastica), questa variante cromatica, quando la si afferra, crea dubbi sulla sua reale composizione dal momento che le parti nere, al tatto si dimostrano chiaramente più fredde rispetto alle altre, tanto da far sospettare l’uso di alluminio o di una lega metallica leggera. Mi sono studiato bene il modello e l’ho sottoposto ad una attenta valutazione, ma nonostante ciò non sono riuscito ancora a comprendere quali siano i materiali con cui queste parti sono state effettivamente realizzate. Personalmente non credo che la plastica possa risultare fredda al tatto indipendentemente dal tipo di verniciatura usato, ma allo stesso tempo il peso piuma (620 grammi per 28 cm di altezza) lascerebbe pochi dubbi sulla quantità di zama impiegata (dubbi che in piccola parte permangono nell’ipotesi di una lega leggera). Praticamente nulli gli accessori in dotazione: un diadema pieghevole intercambiabile in plastica rigida (io consiglio comunque di tenere sempre montato quello morbido per evitare brutte sorprese nel senso di rotture accidentali), uno scudo suddiviso in due metà ed un paio di pugni, niente di più. La cosa è comunque comprensibile perchè effettivamente anche nell’anime il robot non presenta particolari armi tali da richiedere l’ampliamento di questo parco accessori. Belle le mani con dita snodate che si trovano già montate sul modello all’interno della confezione, hanno tutte e 5 le dita articolate separatamente a livello metacarpo-falangeo.

In conclusione
Come preannunciato in fase di presentazione, la bellissima verniciatura di questo modello lo rende, secondo il mio modestissimo parere e senza alcun dubbio, il più bel Metal Composite sinora prodotto. Ciò mi porterebbe a consigliarvene l’acquisto senza indugi, ma purtroppo anche in questo caso dobbiamo venire alle note dolenti, ossia il prezzo. Come altri (ma non tutti) modelli a tiratura limitata commercializzati in occasione dei precedenti Tamashii Nations, anche in questo caso, dopo la chiusura della fiera si è assistito ad una corsa al lucro non indifferente con graduale lievitazione dei prezzi nel corso del tempo. Il costo di base era già abbastanza alto visto che si andava comunque sopra i 100 euro, facile immaginare, sulla base di quanto appena scritto, come attualmente almeno 200 euro siano mediamente necessari (tanto che si acquisti in Italia o all’estero) per portarsi a casa questo oggetto. E’ una bella cifra e il consiglio è perciò quello di spenderla solamente se si hanno fortissime motivazioni. Ad ogni modo se vi piace e lo volete a tutti i costi vi posso anticipare che non rimarrete delusi ma che, una volta aperta la scatola, con ogni probabilità vi troverete invece davanti ad un modello addirittura superiore alle vostre aspettative per quanto bella è dal vivo la livrea che lo caratterizza. E anche con questa recensione è tutto, a presto risentirci su queste pagine da Stefano-Mazingetter, stay tuned!

Mazingetter
(le foto sono state realizzate dall’autore dell’articolo)