Gunbuster GX-34

Gunbuster GX-34 by Mazingetter

Anno 2023, la specie umana individua una pericolosa razza di alieni con sembianze intermedie fra vegetali e insetti in una galassia non lontana dal nostro sistema planetario e ne intuisce la potenziale aggressività e l’intento di soppiantare l’uomo nel sistema solare. Scoppia un guerra tra galassie che richiede la creazione di una flotta stellare di astronavi e l’impiego di robot da combattimento pilotati dai ragazzi più abili, selezionati nelle scuole di addestramento sparse su tutta la terra.
Nella scuola militare per piloti spaziali di Okinawa, dove sui robot modello RX-7 inizia il suo addestramento la giovane e fragile Noriko Takaya, comincia la stupenda storia narrata nell’anime Top Wo Nerae GunBuster (Punta al Top GunBuster), bellissima serie prodotta nel 1988 dallo studio Gainax, magistralmente diretta da Hideaki Anno. Il regista, al suo debutto in questa occasione, riconoscerà la consacrazione assoluta pochi anni più tardi grazie alla regia della celeberrima serie Neon Genesis Evangelion (con cui GunBuster condivide peraltro l’aspetto psicologico di alcuni dei protagonisti). L’anime, in grado di affrontare temi come la relatività del tempo, si compone di 6 episodi, mai doppiati in italiano ma facilmente reperibili in 2 DVD in lingua originale con sottotitoli in italiano.
A questa serie, conosciutissima in Giappone, Bandai ha reso omaggio con la produzione di uno dei S.O.C. in assoluto tra i più belli sinora realizzati, il GX-34 GunBuster.

La confezione
La scatola ha dimensioni di tutto rispetto, secondo la tradizione dei componibili Bandai. Per fare un paragone le sue misure differiscono di poco (ha la stessa larghezza e la stessa altezza ma è poco meno profonda) da quelle della scatola del GX-13 Dancouga. Sulla superficie anteriore è ritratto il GunBuster e le 2 Buster machines in volo, sullo sfondo la terra, immancabile l’adesivo dello studio Gainax. Sulla superficie posteriore, oltre alle 2 Buster machines, è immortalato il robot nell’atto di sferrare un calcio dall’alto verso il basso, proprio come avviene in una scena dell’anime e posa peraltro riproducibile grazie al supporto di un incredibile display stand.

Il contenuto
La confezione contiene:
– Il grande contenitore in polistirolo con le due Buster Machines e i piedi intercambiabili
– La scatola in cartone contenente i componenti per l’assemblamento della stupenda base espositiva (la prima che viene ideata per un componibile Bandai)
– Il blister degli accessori (mani aperte, chiuse a pugno, snodate, mano aperta con il landing field per l’RX-7, alabarda, ascia, mazza, il generatore del Gunbuster per riprodurre una delle ultime scene della serie, la mitragliatrice, la miniatura dell’RX-7, gli speroni applicabili sotto i piedi del robot)
– La busta contenente il grande mantello che nell’anime il robot usa come un vero e proprio scudo

Le Buster Machines
Su  queste c’è poco da dire, sono presenti nella confezione come tali e per assemblarle è sufficiente applicare una placca con la ruota anteriore allo scafo della Buster Machine 2, e i piccoli alettoni posteriori alla Buster Machine 1.
La verniciatura è molto curata e l’esposizione sul display stand (la 1 verticalmente e la 2 orizzontalmente) le valorizza notevolmente.

GunBuster
La trasformazione delle 2 Buster Machines in GunBuster non si può certo dire che sia semplice, Bandai ha concentrato in questo modello una serie di soluzioni tecniche che hanno dell’incredibile, non penso di sbagliare se affermo che il GunBuster è certamente il modello tecnicamente più complesso e sofisticato sinora prodotto da Bandai per la linea S.O.C. La sola trasformazione dei piedi ha dello stupefacente, non so quante volte l’ho ripetuta, estasiato dalla perizia tecnica con cui è stata concepita. La prima volta che ho trasformato il modello ho avuto difficoltà in un paio di passaggi, complice l’assenza di qualche illustrazione in più sul libretto d’istruzioni che avrebbe fatto sicuramente un gran comodo. In certi momenti si ha il timore di rischiare di spaccare tutto, ma niente paura, come tutti i S.O.C. anche il GunBuster è assai resistente. Ad ogni modo una volta eseguita la trasformazione la si può poi realizzare nuovamente con facilità nel giro di pochi minuti senza alcun problema di sorta. Peraltro il sistema a cannocchiale per l’estrazione delle cosce dalle gambe, pur essendo analogo a quello del gx-27, non riconosce gli arcinoti limiti di instabilità di quest’ultimo essendo stato in questo caso ottimizzato grazie all’adozione di due fermi per coscia che bloccano lo scorrimento della gamba a fine corsa.
Tecnicamente il robot è alto circa 25 cm al culmine delle spalle per un peso di circa 750 grammi.
Sono in metallo: I piedi, lo scheletro della gamba, la coscia, i grossi scudi all’altezza delle ginocchia, il bacino, le articolazioni delle spalle, le parti rosse ai lati del torace, le braccia e lo scheletro dell’avambraccio.
Sono in plastica: gli sportelli delle gambe, i piccoli scudi all’altezza del bacino, il torace fatta eccezione per le parti rosse, gli sportellini degli avambracci, la testa, le grosse spalle (ovviamente per motivi di stabilità).
La posabilità del modello ha dell’incredibile, complice la notevole mobilità sia in senso laterale che antero-posteriore dell’articolazione dei femori sul bacino e la presenza  di una articolazione a scatto tra quest’ultimo e il torace tale da permettere movimenti di torsione del tronco. Le ginocchia si flettono notevolmente e anche le caviglie sono libere di piegarsi abbondantemente. Personalmente ho preferito esporre il mio modello con i piedi trasformabili in quanto ho dovuto constatare una certa “mollezza” (comunque niente di eclatante) delle caviglie usando i piedi intercambiabili sostituibili a quelli trasformabili.  Di fatto il problema non si è presentato per altre persone che hanno acquistato il modello. Anche il movimento delle braccia è liberissimo, soprattutto perchè le grosse spalle hanno uno snodo indipendente da quello presente tra torace e braccia così da non vincolare il movimento degli arti superiori. La mobilità della testa è discreta. Un difetto riconosciuto rispetto alla controparte animata è sicuramente l’eccessiva snellezza dei femori rispetto alla gamba, il Gunbuster dell’anime ha infatti una coscia ben più massiccia, ma ovviamente l’obbligo di riprodurre la trasformazione del modello ha reso necessario questo compromesso. Come detto la colorazione è molto buona, con i soliti piccoli difetti della grande produzione Bandai e soprattutto la trasformazione è concepita in modo tale da non provocare graffi sulla vernice. Le grandi spalle hanno nella loro parte interna sportellini che danno adito ad alloggiamenti rispettivamente per: a destra il grande mantello, a sinistra l’ascia e la mazza (anch’ essa accorciabile per la sistemazione nel relativo scompartimento con un dispositivo a cannocchiale), armi che peraltro il GunBuster non usa nell’anime (ma che probabilmente erano state concepite nei primi disegni dello studio Gainax). Di grande impatto visivo la posa con gli sportelli dei buster colliders aperti.

Il Display Stand
Un cenno a parte è obbligatorio in questo caso per il display stand, il primo sinora realizzato per un componibile Bandai e allestito in modo tale da consentire l’alloggiamento al suo interno di tutti gli accessori. Questa base espositiva è infatti un vero e proprio diorama che riproduce la torre di lancio delle Buster Machines visibile nel quinto episodio della serie e può essere adattato sia per esporre il robot assemblato che, appunto, le 2 Buster Machines. Non solo, la base si apre come un vero e proprio cofanetto permettendo la sistemazione  al suo interno degli accessori mentre le mani del robot e il generatore del GunBuster possono essere sistemati all’interno della torre di lancio essendo quest’ultima aperta sulla sua superficie posteriore. Infine, dulcis in fundo, il display stand permette di esporre il GunBuster in bilico simulando la posa riprodotta sul retro della scatola, con il robot nell’atto di sferrare un calcio dall’alto. L’unica cosa di cui sono veramente dispiaciuto è stata l’impossibilità di esporre per motivi di spazio il robot corredato di questa sua base espositiva, se infatti normalmente non faccio uso dei display stand in questo caso avrei fatto volentieri uno strappo alla regola data l’unicità di questo vero e proprio diorama.

Concludendo consiglio vivamente l’acquisto di questo modello, tecnicamente eccezionale e a mio avviso esteticamente accattivante e non a caso da molti etichettato come il migliore prodotto nell’arco del 2006. Se poi capita di vedere la serie l’acquisto del GX-34 diventa un passo inevitabile. Non c’è dubbio, col GX-34 GunBuster si punta al top!!!

Mazingetter (le foto sono state realizzate dall’autore dell’ articolo).