Dougram

Foto e Recensione di Marco De Bon

In un lontano futuro la Terra guida una confederazione di pianeti, ma il modo con cui vengono trattati non è paritario. Le proteste arrivano principalmente dal pianeta Deloryan che viene sfruttato per le sue risorse
energetiche, ma che vorrebbe diventare indipendente. Il presidente del consiglio terrestre, Denon Cashim, promette di risolvere la situazione ma fingendosi vittima di un attentato terroristico ordito dal deloreyani intensifica le azioni di guerra su questo pianeta, già diviso in molte fazioni discordanti fra di loro.

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Dal punto di vista bellico l’esercito terrestre dispone di diversi mezzi da combattimento. I principali sono i bipedi Combat Armour che in generale vengono chiamati Soltic, anche se questa è la ditta che li produce. Ma per adattarsi agli ambienti estremi degli altri territori esistono anche carri armati tetrapodi o esapodi. Una grande svolta nella situazione politica però avviene quando su Deloryan (che è dotato di due soli, cosa che crea delle interferenze a livello elettromagnetico) viene creato il Dougram (pronunciato Dagram), un Combat Armour di livello superiore in grado di resistere meglio al clima del pianeta. Il punto è che il mecha finisce in mano a un gruppo di ribelli che iniziano a utilizzarlo per eseguire tattiche di guerriglia contro i soldati federali. Il terrore dei terrestri è che i deloreyani ne producano delle versioni di massa, per cui la loro presenza militare sul pianeta ribelle si intensifica, dando così però occasione ad alleanze fra stati che non erano mai stati veramente uniti. Per una serie di coincidenze e volontà di rivalsa Crinn Cashim, il più piccolo dei figli di Denon, finirà per diventare il pilota del Dougram. Insieme al gruppo di guerriglieri chiamato “le zanne del sole” lotterà per la libertà di questo pianeta sfruttato impietosamente dalla federazione terrestre. La trama politica è liberamente ispirata alla rivoluzione cubana (non è difficile individuare fra i personaggi figure come Che Guevara e Fidel Castro).

E dopo il preziosissimo preambolo di Cristian, diamo un’occhiata a questa attesa uscita Hi-Metal R. Innanzitutto una notizia, ovvero che non solo di Macross vive questa toy line, e poi una conferma, nel senso che il Dougram rispecchia le caratteristiche dei modelli finora usciti: dimensioni contenute (e qui arriviamo ai 16 cm abbondanti), limitato utilizzo del diecast (piedi ed alcuni snodi importanti) e grande tecnica costruttiva. Quest’ultimo punto merita un doveroso approfondimento, perché Bandai ha davvero fatto sfoggio della sua esperienza e creatività nel donare alla figure una posabilità non solo inattesa per un mecha del genere (in fondo è un “real” robot piuttosto ben piazzato), ma addirittura eccellente. La chicca è tutta nella zona del bacino, dove le cosce godono di due snodi – uno a sfera ed uno ad avanzamento – per poter assumere virtualmente qualunque posizione; le cosce stesse presentano poi un meccanismo a slittamento – già visto in molti Gundam e in più di un prodotto Sentinel – che è funzionale alla grande piega del ginocchio, oltreché spettacolare a vedersi. Ma tutto il Dougram è progettato benissimo, dal busto con tre punti di snodo al cockpit orientabile anche in senso verticale, forse trovo solo un po’ macchinosa la soluzione sui gomiti.
Esteticamente il robot è decisamente molto bello, piacevolmente consistente, dettagliato e carico di decals; gradevole il cockpit apribile con vetrino e simpatica la nerdosa gimmick del rinculo a molla del bazooka. Un appunto che si può fare è che la plastica è colorata in pasta, quindi, seppur cromaticamente gradevole, non ha il realismo e la brillantezza di una vernice ad hoc; questo è un vero peccato, ma probabilmente agire diversamente avrebbe fatto lievitare troppo i costi, oltreché differenziare nettamente il Dougram dagli altri prodotti Hi Metal R. Altra nota stonata, le miniature… ok, sono minuscole, ma credo che qualcosa di più si potesse fare, per lo meno per non far sembrare il pilotino ad un Tarzan con microfono… ed è pure sbattuto in bella mostra nella scatola, con una finestra che si ritaglia il suo spazio nel bellicoso art work.
Per il resto siamo al cospetto di un ottimo prodotto, dettagliato, posabile e anche importante, vista l’enorme influenza che questo mech ha avuto nel mondo robotico in generale: non sottovalutatelo solo perché non l’abbiamo visto in Italia agli albori dell’umanità. Occhio però al prezzo: alla luce dei notevoli rincari della versione italiana (Cosmic), quello che era in Giappone un acquisto pressoché obbligato, qui e oggi diviene invece solo ponderabile…