Inferno

Foto e recensione di Marco De Bon

Anticipato da una misteriosa sagoma nera tra le foto ufficiali di Red Alert (MP-14+), Inferno ha finalmente raggiunto i suoi colleghi Transformers Masterpiece di Takara, coprendone la trentatreesima uscita. Pescato direttamente dalla continuity G1, Inferno si presenta davvero come ce lo ricordavamo, bello massiccio e in grado di trasformarsi in autopompa con gru, qui con la vera licenza Mitsubishi Fuso T951.

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Come (quasi) sempre, il balocco ci viene presentato nel suo blister proprio in alt-mode, palesando la propensione di Takara a rimpinguare al massimo la sezione accessori: fucile, addirittura tre frontali alternativi (uno con parti cromate, uno anime-style e uno modificato per permettere l’iconica presa di Red Alert tra le braccia), le due teste con cui veniva disegnato l’autobot, con due espressioni facciali disponibili per ciascuna, un effetto schizzo d’acqua in plastica e una pompa per l’acqua con cavo annesso, utilizzabile anche come trappola per Inferno, come apparve in un episodio dell’anime. Insomma, gli appassionati della fedeltà al cartoon, avranno già gli occhi luccicosi.
L’autogru è decisamente convincente, compatta e lunga 21 cm; d’obbligo la gru telescopica, mentre invece è sprovvista di ruote sterzanti. Molto bella la trasformazione: nella sua semplicità, si può idealmente suddividere in due trance parallele e sovrapposte a sandwich (primo strato con spalle e arti superiori, secondo con gambe e piedi) unite all’abitacolo/busto, che è laddove Takara ha concentrato i propri sforzi tecnici, soprattutto per rendere possibile una vera chicca ingegneristica, ovvero la scomparsa dell’intera gru in seguito al suo inserimento all’interno del busto! Molto bello davvero. Per il resto, le dimensioni generose del modello aiutano a non dover litigare con le dita o inciampare in passaggi particolarmente ostici.
Il robot mode è assolutamente fedele alla controparte animata – questo è nella natura di questa toy-line – quindi le linee sono semplici e i dettagli ci sono, ma sono essenziali, e “in scala” accettabile con i suoi colleghi Autobot (con i suoi 22 cm è più basso di Optimus, ma sovrasta gli amici che si trasformano in una automobile) Un oggetto che gli appassionati ameranno senza dubbio. Oltre all’estetica è assolutamente apprezzabile anche il lavoro tecnico: oltre alla bella trasformazione, il robot è decisamente posabile, nonostante la stazza anche dinamico e solido grazie alla moltitudine di snodi a scatto presenti anche alle caviglie, che ben bilanciano un baricentro leggermente alto.
Non riesco a portare particolari appunti ad un modello che mi lascia alquanto soddisfatto, anche se devo segnalare che è il fattore sfiga quello più temibile: qualche caso di verniciatura mediocre è capitato, così come sembrerebbe diffusa la fastidiosa tendenza dei pannelli delle braccia a non chiudersi perfettamente (nel mio caso si chiudono decentemente, ma si riaprono con troppa facilità).
Per il resto, Inferno è di certo una delle migliori uscite del 2016, e non solo in ambito strettamente Transformers.