Sentinel e il cambio di marcia

Caro chogokin ti scrivo. Sentinel e il cambio di marcia.
Fra tutte le ditte produttrici di modelli robotici, Sentinel (acronimo per “forgiata con migliaia di valori”) è forse la più recente. In realtà la sua fondazione risale al 2009, quindi piuttosto si può più correttamente dire che si è fatta notare in tempi recenti, grazie anche alla grande varietà di linee messe in campo. La più importante è la Riobot (laggasi “raiobot”, ebbene sì) che esordisce nel 2011 con il Delphine di Break Blade, un modello scarsamente noto in Italia e che quindi in pochi hanno degnato d’attenzione. Ma in quella fase Sentinel produceva più che altro action figure. La notorietà da noi la conquistò l’anno seguente, con la messa in commercio del Gurren Lagann. Limitato nelle dimensioni (145 mm) e nei materiali (tutta plastica), ma con una estetica tutta nuova, una rivisitazione personale del robot visto nell’anime omonimo. Una variante che piacque molto, ma con un bel prezzo di 9500 yen. Poi seguirono altri modelli non rivisitati, ma già nel 2003 si giunse a una svolta quando nel Blodia tratto dal videogioco Cyberbots vennero realizzate alcune parti in diecast. Rimanendo nell’ambito robotico Sentinel sembrava provare un po’ di tutto. Un suo grande pregio è difatti quello di avere realizzato insieme a modelli famosi come l’Eva-01 anche soggetti mai presi in considerazione da altri produttori. Una cosa da fare notare è che Sentinel ha sempre fatto outsourcing. Non ha progettisti in casa, ma piuttosto si appoggia a piccole realtà che si sono fatte notare inizialmente con garage kit nelle varie fiere del settore. Nasce quindi la collaborazione con T-Rex che dà vita alla combo restyling + metallo. I Getter T-Rex diventano molto amati per il design che si ispira più al manga che all’anime, inoltre anche le parti in metallo cominciano ad essere più estese, per quanto sottili. I modelli sono ancora sui 150 mm e il prezzo gira sempre intorno ai 10000 yen. Diciamo che la sensazione all’epoca fosse di avere fra le mani dei Super Robot Chogokin di lusso, in un momento in cui Bandai abbassava la quantità di metallo utilizzata. Poi nel 2014 nacque la linea MetamorForce per presentare modelli trasformabili rivisitati nel design. Si esordì coi Dinogetter che per 15000 yen circa offrivano un’estetica del tutto inedita: la fusione fra i getter e i dinosauri e la trasformazione dell’uno nell’altro. Ma nel 2014 venne presentato anche il Giant Gorg fedele all’anime nella linea T-Rex. Un gigante da 31 cm con parti in diecast venduto a 43000 yen. Ed ebbe talmente successo da essere ristampato. Qui Sentinel iniziò il suo cambio di marcia. Le sue qualità più apprezzate erano il restyling, le dimensioni generose e l’utilizzo del diecast. Mettendo tutto questo assieme si arriva a due veri mostri partoriti nel 2016: Il Riobot Sahelanthropus di Metal Gear Solid venduto a 41000 yen per 28 cm e il MetamorForce Dancouga venduto a 39500 yen per 22 cm. Soprattutto il Dancouga si prende diverse libertà sul design e sul processo di trasformazione. Aumentando anche in modo considerevole la quantità di metallo utilizzata diventa in breve tempo un successo. A questo punto il cambio di marcia è completato. Restyling + metallo + dimensioni generose. E un prezzo da oggetto di lusso. La linea Riobot vede un azzeccatissimo restyling del Mazinkaiser, dotato anche di effect parts, che segna il passo (sul sito ufficiale viene ancora indicato come modello da 180 mm, ma in realtà il prodotto finito arriva ai 220 mm, chiaro segnale di un cambiamento in corsa verso una nuova politica). Il prezzo? 32000 yen. E per il 2017 abbiamo già in prenotazione per la linea MetamorForce un Baikanfu totalmente rivisto nello sculpt dal suo stesso creatore Masami Obari (e quindi chiamata BARIation in suo onore) a un prezzo di listino di 39500 yen. Come se non bastasse, all’ultimo Wonder Festival viene presentato un prototipo del Riobot Shin Getter 1 e l’annuncio del God Gravion come MetamorForce BARIation. I prezzi ancora non si sanno, ma non è difficile immaginarli. Sentinel ha ormai preso la strada del lusso, diventando nei fatti un produttore che non è più alla portata di tutti. Di sicuro i suoi sculpt innovativi accendono molte discussioni (c’è chi apprezza l’originalità, ma anche chi non gradisce un eccessivo stravolgimento rispetto all’anime di partenza). Poi la quantità di diecast utilizzato non è certo uguale per tutti (il Mazinkaiser non è il Dancouga, da questo punto di vista). Se c’è una cosa che lascia perplessi però è anche la delicatezza di questi prodotti. Non possono essere presi e sbatacchiati a destra e a manca, anzi vanno manovrati con cura, tanto che anche in alcuni libretti delle istruzioni vengono segnalati quali movimenti si possono fare e come. Ma di certo come posabilità sembrano stracciare la concorrenza. Ovviamente, se ti inventi un design apposta per permettere movimenti che col design originale non sarebbero stati possibili, si rientra nel geniale. O nel bieco stratagemma, a seconda di come uno la voglia vedere. Di certo grazie a Sentinel il mercato dei chogokin effettua un nuovo balzo in avanti, ma rimane sempre un balzo che si fa ben pagare. Il resto rimane in mano nostra. Preferiamo il restyling o l’originale? Adesso abbiamo la possibilità di scegliere. Per dirla a denti stretti, pare poco casuale che Bandai decida di realizzare proprio ora un Soul of Chogokin Mazinkaiser e ristampare con delle modifiche Baikanfu e Dancouga. La concorrenza ha sempre fatto bene al mercato ed è il cliente a decidere con le sue scelte cosa è meglio. L’unica cosa che ci lascia perplessi sono i prezzi così alti, che sembrano diventare routine insieme a quelli Fewture. Anche Bandai ha alzato i prezzi, ma non siamo ancora a questi livelli (e speriamo che non ci si arrivi). Mai come ora il peggior nemico del collezionista è il suo portafoglio. Questo hobby si sta sempre più spostando nella categoria lusso. Purtroppo altre case sembrano voler seguire questo esempio…