DIA BATTLES V2

Foto e recensione di Marco De Bon

Il 2016 di Takara Tomy si rivela essere oltremodo prolifico, segnato da un lato da un’invasione di prodotti Transformers, dall’altro dall’esordio di una nuova, interessantissima linea, che rievoca un nome a dir poco leggendario: signori, sono tornati i Diacloni! Per chi se li ricorda, possono scorrere i primi brividi. Considerati a piena ragione tra i più bei giocattoli fantascientifici della storia, con i suoi Diacloni Takara invase il mercato dei primi anni ’80 con meravigliosi robot trasformabili o componibili (tra i primi mai visti), che in un secondo tempo avrebbero poi dato lo spunto essenziale per la nascita dei Transformers.

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Dopo così tanti anni, questa grandiosa licenza viene sfruttata per dare alla luce un reboot davvero spiazzante: coloro che, ai tempi, erano bimbi indaffarati nelle più spericolate avventure robotiche, hanno oggi l’opportunità di collezionare prodotti moderni che ne richiamano il nome e lo spirito. Ma sarà riuscita Takara a tirare a lucido l’immagine del brand, oppure si tratta di un’ennesima, fumosa, insipida operazione commerciale, come troppe ce ne vengono propinate ai giorni nostri? Il primo esponente dei nuovi Diacloni è il Dia Battles, e ci fa capire che la nuova linea DA ha un potenziale a dir poco immenso.
Diciamo subito che il reboot è uno di quelli apportati con la manina pesante: il nuovo Diaclone ha un’estetica moderna, pompata, aggressiva, anche se conserva le linee essenziali di sculpt e schema cromatico dell’originale. Ma non è un semplice restyling, come qualche appassionato si aspettava o sperava, sebbene lo spirito vintage sia comunque salvaguardato. Ritroviamo si le tre mitiche navicelle che assemblandosi danno vita al mecha principale, ma qui si va anche molto, molto al di là di ciò che ricordano le nostre flebili menti da trentenni/quarantenni (ma anche oltre… nevvero?), visto che vengono contemplate anche varianti alternative al mecha principale e, ancora, i singoli moduli possono a loro volta unirsi a due a due per creare altri mezzi ben caratterizzati. Tra robot umanoidi, astronavi, mezzi cingolati e quant’altro, il Dia Battles può primeggiare praticamente in qualsiasi sfida bellica e su tutti i terreni, accompagnato da quattro piccolissimi dianauti articolati che possono, a piacere, entrare nell’abitacolo di uno dei tre moduli, oppure imbracciare le loro piccole moto (ne è presente solo una nella confezione) e affiancare i mezzi principali. Le possibilità, la “giocabilità” e le varianti da esposizione sono praticamente infinite, e più o meno tutte riuscite, anche se qualche configurazione è sicuramente più spettacolare e meno forzata di altre. Riassumendo, combinando contemporanemente le navicelle 01, 02 e 03 possiamo ottenere il Dia Battles v2, il Battles Triser, lo Scramble Mode o il Manual Mode. Se invece vogliamo optare per qualcosa di più compatto, con la combo 01 + 03 otteniamo Hopper o Crawler, mentre con quella 02 + 03 Glide o Fortress. Beh, buon divertimento.
Ma credo che alla maggior parte degli appassionati interessi prevalentemente il mecha principale, andiamo quindi a snocciolare qualche dettaglio, cercando di non essere noiosi: 19 i cm in altezza, 1/60 la scala utilizzata, mentre è la plastica il materiale totalmente dominante, pure leggerina. Ma la progettazione è ottima, tutto risulta decisamente stabile e fermato da blocchi e snodi a scatto, cosicchè possiamo godere di un grande equilibrio e posabilità, facendo magari attenzione a qualche particolare piccolo e delicato, come antenne, ali e carrelli. Peccato per i cingoli finti e il solo paio di mani (bucate…) a disposizione; per contro segnalo la grande fluidità dei passaggi di configurazione e le tante chicche tecniche (le braccia che scorrono da un modulo all’altro per le varie trasformazioni, le gambe che nascondono piedi e/o cingoli a seconda della modalità, e il bellissimo meccanismo di fuoriuscita ad ingranaggi della testa, azzeccatissima citazione di cose che si vedevano negli antichi Diacloni, come pure in altri geniali giocattoli dell’epoca, su tutti gli Starcom). Anche se è diventato qualcosa di estremizzato, lo spirito del giocattolo originale è catturato in pieno, il divertimento è assicurato e l’occhio appagato, nonostante la colorazione data prevalentemente in pasta. Insomma, tanto fumo, ma anche un sacco di arrosto, patatine fritte, birra e rutto libero.
Interessante la variante cromatica di questo DA-01, denominata Moon Base version: proposta come limited nel Takara Tomy Mall, è caratterizzato da una colorazione grigiastra dal gusto militare; a mio avviso interessante per sfruttare una doppia esposizione in vetrina.
Il prezzo a cui è proposto tutto questo arsenale è, tutto sommato, discretamente abbordabile viste le cifre che ormai vengono richieste anche per i prodotti più nefandi. Mi sento di consigliarlo praticamente a tutti: a chi vuole riaccendere una dolce scintilla nostalgica, ma anche a chi vuole semplicemente un prodotto moderno e ben fatto. Dia Battles è solo l’inizio, Takara ha già fatto intravedere il nuovo mondo diaclonico: tanti modelli, varianti, mezzi comprimari. Fate attenzione a ciò che desiderate…
Bentornati Diacloni!