BLACK GETTER RYOMA MODE REPAINT (EX GOKIN)

Foto e recensione di Marco De Bon

Era il lontano 2006 quando Fewture, inaugurando la linea EX Gokin, se ne uscì con il suo primo modellone die cast. Un pezzo amato, ricercato, ambito e costosissimo: il Black Getter, tratto dalla serie “Getter Robo: the last day”. Per la precisione si trattava di una pesantissima rivisitazione del soggetto, ispirata dalle linee uscite dalla matita di Taku Sato, che stravolgeva il design del mecha infondendogli una cattivissima impronta dark. Il chogokin, oltre che dall’estetica mozzafiato e dalle armi spettacolari, era caratterizzato dall’essere costruito con un’enorme quantità di parti in metallo incollate su di un’anima di plastica, soluzione (poi ripresa dagli altri Getter Fewture) che ha reso qualche esemplare piuttosto delicato e colpito da qualche indesiderato problema di assemblaggio (leggi: asimmetrie, scollature e quant’altro).

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Nel 2012 Fewture ristampa il modello, ma con una serie di novità che lo rendono effettivamente qualcosa di diverso dalla prima uscita, infastidendo così il meno possibile tutti i collezionisti avversi alle ristampe di pezzi ormai rarissimi e costosissimi… Intendiamoci, il Black Getter è sempre lui: stesso sculpt, soliti 25 cm per il suo pesantissimo chilo di peso, stessa tipologia di snodi quasi completamente a scatto (comprese caviglie, punte dei piedi, ginocchia, bacino e per l’apertura laterale delle spalle) con possibilità di ruotare avambracci e le gambe dal ginocchio in giù, spostare in avanti le spalle e sfruttare uno snodo ventrale. La posabilità è buona, la verniciatura piuttosto spessa e stesa in modo uniforme. Sempre presente l’elegante ed ingombrante stand espositivo e la navicella Getter in gran parte in metallo (nel mio caso verniciata abbastanza male) con il suo secondo stand più piccolo. E, naturalmente, assolutamente assicurato il consueto, devastante impatto estetico… veramente un chogokin cattivissimo, stupendamente colorato e di una presenza scenica direi unica.
Cos’è dunque cambiato rispetto alla prima edizione? Innanzitutto, sono presenti alcune variazioni cromatiche, delle quali la più evidente è la diversa colorazione di alcuni pannelli di cosce e gambe, che da viola passano al nero/grigio scuro. Abbiamo poi qualche miglioria strutturale: il mantello è più leggero e lo snodo ventrale è finalmente molto più solido, anche se rimane delicato (inadeguato?) come suggerisce uno dei fogli illustrativi. Infine abbiamo il changing set per trasformare il Black Getter in un Getter One in versione black! Infatti, è presente tutta una serie di componenti sostitutivi (mantello, pettorina, armi dedicate, ecc.) che trasformano di fatto il chogokin in un altro soggetto, trasformazione che si completa staccando le ginocchiere-coprigamba calamitati dalla gamba stessa. Le ginocchiere sono in plastica, con una parte gommata sotto di esse per scongiurare graffiature sulla sottostante parte in metallo verniciato, soluzione questa che non ha convinto qualche possessore del modello, ma che secondo me è azzeccata e funzionale.
Il concetto di due robot in uno è ben evidenziato anche dal packaging, eccezionalmente curato come sempre (solo cartone molto spesso per lo scatolo e box rigorosamente in polistirolo… i blister di plastica lasciamoli agli altri!) e che si divide nettamente in due parti, ognuna dedicata alla componentistica di una delle due configurazioni.
Ciò che manca all’appello, invece, è la litografia firmata dal designer Sato, chicca che quindi rimane un’esclusiva della prima versione del Black Getter EX.
Un appunto finale lo porterei alla sorprendente permanenza di qualche bruttura, come la difficoltà riscontrata da molti ad inserire in modo stabile le pettorine, o le lame che si staccano troppo facilmente dagli avambracci, o ancora la delicatezza del comunque migliorato snodo ventrale: dopo tutti questi anni, e visto l’importo richiesto, forse Fewture poteva rifinire ancor di più la propria opera. Che però, per una volta non consiste in un semplice recolor, ma sicuramente in qualcosa di più.

COMMENTO FINALE

Il Black Getter repaint è un modellone assolutamente esagerato sotto tutti i punti di vista: bellissimo, ingombrante, ultra-appariscente, iper-accessoriato e, come sempre, molto costoso (ma comunque molto molto meno impegnativo dell’ormai irraggiungibile prima stampa). Ai tempi dei vari pre-ordini era possibile portarselo a casa con una cifra che si aggirava attorno ai 380 euro, ma naturalmente ora il prezzo è già lievitato. A mio parere, se stravedete per questo affascinante chogokin può starci il sacrificio economico, come pure a chi volesse acquistare un unico Fewture rappresentativo senza il pensiero di doverne affiancare “per forza” altri (come invece per gli altri Getter che compongono un trio) io consiglierei questo bestione. E poi, lasciatemelo dire: in un momento in cui tutti i produttori abbassano la qualità e il contenuto die-cast, per lo meno Fewture sforna ancora i suoi chogokin DOC, seppure sicuramente perfettibili.