MAZINKAISER (SRC)

Foto di Damiano “Gon” Pellicano, recensione di Francesco Galeazzi

“Don’t wanna know why everybody ready get it on! “ I pugni pronti a colpire, non arrenderti Sei il guerriero più forte, saturo di un’ energia irrefrenabile La bandiera issata, EX DANGER Violenza estrema contro chi non teme neppure Dio! Inizia così la recensione del Mazinkaiser Src, con la frase di apertura della sigla dell’OAV cantata dai Jam Project che riassume tutto quello che esso rappresenta. Il suo nome originale significa “Dio Demone Imperatore” essendo l’unione delle parole giapponesi “Ma e “Jin” e di quella tedesca “Kaiser”.

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Nell’OAV il Mazinkaiser viene ritrovato dal pilota del Mazinga Z Koji Kabuto quando, durante un combattimento contro le forze del Dott Hell, il Pilder lo conduce automaticamente nella base sotterranea segreta del nonno Juzo Kabuto che spiega al nipote che la realizzazione del Mazinkaiser è antecedente al Mazinga Z e al Grande Mazinga. Il dott Juzo resosi conto del tremendo potenziale offensivo del ‘Kaiser, ha preferito semplificarne il design riducendone anche la pericolosità per chi l’avrebbe pilotato. “Potrai essere un Dio o un Diavolo”, è con questa frase che il nonno mette in guardia il nipote . Quando tutto sembra perduto, il Centro di Ricerche quasi distrutto, il Grande Mazinga reso inoffensivo, il Mazinga Z catturato e utilizzato come Mostro Meccanico dall’ambiguo Barone Ashura, ecco arrivare un’ombra minacciosa che polverizza l’esercito nemico con un raggio simile al Brest Fire mettendolo in fuga. Comincia così la lotta tra il bene e il male dove Koji e i suoi amici possono affrontare il Dott Hell e la sua cieca ambizione di conquistare il mondo con l’aiuto del più potente dei Mazinga. La scatola si presenta in linea con tutte le altre uscite src, piccola, compatta con foto accattivanti del mecha. Ciò che la differenzia è la pesantezza e la profondità della confezione. Appena lo si apre, si nota che il modello occupa e riempie completamente tutto il blister lasciando poco spazio per le altre due paia di mani, una spada e la parte centrale del Jet Scrandler, mentre le ali principali e quelle di coda insieme allo spadone si trovano posizionate in un secondo blister. Alto quasi 20 cm è il più grande e pesante della sua categoria e una volta preso in mano si nota come il metallo sia presente in molte parti del corpo, specialmente nelle gambe, nel busto e sugli snodi. La tecnologia ad estrazione usata per quest’ultimi consente di estremizzare ogni posa rendendola più realistica possibile specialmente le articolazioni delle braccia e le ali posizionabili possono accompagnare ogni movimento. Per quanto riguarda le giunture delle gambe, si nota un lieve difetto nell’articolazione in particolare se si vuole estremizzare una divaricazione forse dovuto alla grandezza e al peso del modello. Per sopperire a questa mancanza i “progettisti”Bandi hanno messo un sistema di estrazione in più su entrambi i talloni. Degno di nota è il ”fiocco” rosso sul petto da dove parte il Brest Fire che si può piegare a seconda di come sono posizionate le braccia specialmente quando lo Spadone viene preso con tutte e due le mani. Il colore predominante è il nero, reso ancora più brillante dalle parti grigio metallizzate delle cosce, delle braccia e da piccole decorazioni dorate. La testa ben dettagliata ed accattivante, è diventata oggetto di diverse critiche e discussioni a causa del Jet Pilder. Quest’Ultimo infatti oltre a non essere estraibile, sembra sia approssimato e sgraziato, rispetto alle linee ben proporzionate del modello, chiamato anche “Piccione” appollaiato. In sua difesa c’è chi sostiene che il design del robot riprenda quello del videogioco dove il Pilder ha effettivamente quella forma, e altri invece semplicemente ignorano la cosa. Oggettivamente è un particolare che si perde nella completezza del modello e personalmente credo che stiamo parlando comunque di un Src e non di un Soul of Chogokin dove ci si aspetta e si pretende livelli di realizzazione ancora più alti. Per gli amanti degli “effetti speciali” esiste la possibilità di acquistare a parte il kit per la principale arma che contraddistingue tutta la famiglia “Z” : i pugni sparanti o meglio dire gli avambracci dove viene simulato l’atto del distacco dal braccio del pugno con tanto di fumo e fuoco dovuto dalla forza di detonazione. (Il Kit comprende ulteriori spade e armi anche per lo Shin Getter Oav src).

COMMENTO FINALE

Nonostante i difetti di articolazione,criticato per via del “Piccione”in testa e forse messo a confronto con il fratello maggiore di casa Max Factory e con il cugino della Aoshima, Bandai ha confezionato un bel prodotto che fa scena e che con minima spesa garantisce ai “metallo dipendenti” tanta resa. In fin dei conti è sempre un piccolo chogokin e con il suo design accattivante, con le sue ali demoniache e il suo spadone maledettamente grande, altro non merita che essere messo in vetrina vicino alle sue altre versioni.