Getter Dragon GX-51

Getter Dragon GX-51 by Mazingetter

Anno 2009, Bandai abbatte un nuovo tabù producendo il primo soc di un mecha tratto dalla famosissima serie OAV in 13 episodi Shin Getter Robot, Armageddon, la riproduzione dei modelli ispirati alla quale era sinora stata una priorità di Aoshima. Nell’anno da poco chiusosi, infatti, complice qualche probabile cambiamento nei diritti legati alla serie, Bandai ne ha approfittato per dare in pasto ai collezionisti il gx-51 Getter Dragon e per annunciare come gx-52 il Getter 1 con quei caratteri somatici che li contraddistinguono nel suddetto anime. Il gx-51 è stato immesso sul mercato alla fine di novembre 2009 precedendo curiosamente l’uscita del modello con numero seriale precedente, il gx-50 Combattler V, per motivi tuttora sconosciuti. Sfruttando i nuovi rivoluzionari snodi concepiti e gradualmente ottimizzati con i precedenti gx-44, gx-45 e gx-47, anche questa volta Bandai è riuscita a regalarci un piccolo gioiello in cui si concentrano posabilità e tanto, tanto metallo, così da soddisfare le priorità collezionistiche di tutti.

LA SCATOLA:
Sembra che per questi modelli più semplici, a partire dal 2009, Bandai stia mantenendo una
linea di design comune con l’immagine del gokin in primo piano, quella della testa sullo sfondo ed il nome in diagonale. L’artwork di questo gx-51 infatti ricorda terribilmente quello dei precedenti gx-45 e 47 ed è sovrapponibile a quello del prossimo gx-52. In primo piano abbiamo infatti la foto del nostro bel Getter a braccia conserte e sullo sfondo vediamo invece la testa, con tanto di occhi illuminati mentre il nome del modello è disposto in diagonale quasi a separare le due immagini. Nell’angolo in alto a sinistra è riportato come da tradizione il logo della serie anime ed in basso è applicato l’adesivo con il marchio Dynamic. Il retro è bellissimo, centralmente è ritratto il modello in levitazione a braccia conserte, dietro di lui centinaia di altri Getter Dragon nella stessa posa proprio come nella famosa scena delle prime puntate dell’anime in cui il laboratorio Saotome è protetto da un vero e proprio esercito di Getter Dragon. A destra e sinistra di questa immagine centrale sono stati inseriti gli abituali riquadri illustranti le caratteristiche dello stand espositivo e degli accessori che corredano il modello. Data la relativa semplicità del gokin la confezione è abbastanza piccola (25x17x8 cm) e fa molto piacere constatare come, soppesandola, si concentri un peso assai significativo in un oggetto di così contenute dimensioni.

IL CONTENUTO:
Nella scatola troviamo:
-il contenitore in polistirolo in cui, senza testa ed avambracci e protetto dalla solita bustina di plastica trasparente, è alloggiato il nostro Dragon, assicurato nella sua posizione da due stecchette e due fermi in polistirolo.
-3 blister di plastica, 2 più grandi ed uno più piccolo nei quali troviamo rispettivamente:
– la basetta e le due asce (queste ultime protette da bustine di plastica trasparente)
-la testa, i due avambracci, i due coprispalla, la mach wing, l’accessorio per la riproduzione della posa a braccia conserte, i perni per l’aggancio dei coprispalla alle spalle e il gancio per consentire l’esposizione del modello in levitazione sulla basetta.
-3 paia di mani (2 pugni chiusi, 2 a dita aperte e piegate, 2 per l’impugnatura delle asce),
-2 aste (una più corta e una più lunga) e un sostegno per gli accessori
-il libretto illustrativo, semplice e corredato da belle immagini relative ai mecha che popolano l’anime

IL MODELLO:
Appena estratto dal suo contenitore sono 2 gli aspetti che emergono al primo impatto, il peso e le dimensioni: il primo è spaventosamente soddisfacente, quasi mezzo kilo (465 grammi)per un modello che vede le uniche parti in plastica a livello di piedi (pare proprio che l’uso alla caviglia dei nuovi funzionalissimi snodi comporti inevitabilmente il sacrificio di questa parte imponendone la composizione in plastica), avambracci, testa e coprispalla mentre la taglia del modello anche in questo caso, come già avvenuto per i precedenti gx-45 e 47, ha in parte deluso i collezionisti. Il modello infatti non supera i 17-17.5 cm, presentando un’altezza inferiore al precedente gx-18 Getter Dragon. Personalmente questa down scale che stanno subendo i soc non mi urta più di tanto anche se capisco come ad altri possa dare fastidio una collezione di nanetti non più proporzionati ai precedenti soul of chogokin. In questo specifico caso, ad ogni modo, trovo che l’altezza sia comunque azzeccata consentendo un accostamento proporzionato allo Shin Getter 1 e 2 Aoshima anche se secondo la mia personalissima ipotesi la scelta di simili dimensioni è stata dettata dalla prossima produzione da parte di Bandai proprio di uno Shin Getter 1 di alcuni centimetri più alto di questo gx-51. La posabilità del modello è eccezionale come per tutti i soc progettati con i nuovi snodi e come nei precedenti gx-45 e 47 le articolazioni di caviglia e anca sono ad estrazione così da avere un maggior gioco in grado di permettere escursioni più ampie. La flessione del ginocchio, complici gli sportellini sulla parte alta della superficie posteriore della gamba, è estrema e permette di posizionare il modello anche in ginocchio. L’addome è snodato rispetto al bacino garantendo movimenti di torsione del tronco ed il torace è a sua volta mobile rispetto all’addome stesso con la possibilità di piccoli movimenti di flessione anteriore e di basculamento laterale. Le spalle hanno libertà totale di movimento anche se appaiono un po’ troppo distaccate dal tronco, questo discutibile aspetto estetico può fortunatamente essere in parte dissimulato e mascherato dai coprispalla che le sormontano. I gomiti, ad aggancio calamitato, hanno una notevole possibilità di flessione e anche i polsi si piegano parecchio. Gli spin cutter sugli avambracci girano, ma consiglio di evitarne la rotazione quando il gomito è molto piegato come indicato in un foglietto allegato al libretto stesso da parte di Bandai, pena la possibile rottura delle punte della sega circolare a causa di problematiche di ingombro sterico da parte dello sportellino dell’articolazione del gomito all’interno dell’avambraccio. La testa, da applicarsi e con snodo a sfera,ha ampie escursioni ed è libera di muoversi in qualsiasi direzione. Lo sculpt è discretamente fedele all’anime e personalmente ho apprezzato molto l’aspetto “pompato” del soggetto, con gambe e avambracci massicci, quasi a ricordare le bellissime resine prodotte da T.O.P. La verniciatura è in linea con gli standard Bandai, complessivamente buona e senza particolari difetti salvo una puntina di vernice grigia satinata saltata sulla coscia sinistra all’altezza del ginocchio. Un po’ noioso l’aggancio dei coprispalla ai perni che si applicano sulle spalle, ma niente di particolarmente problematico. Tra gli accessori decisamente scenografica la mach wing, soprattutto nella posa a braccia conserte, anche se delude l’impossibilità di riprodurre pose di volo per l’incapacità di estendere in alto le braccia ad ali applicate. Intelligente anche l’idea del blocco con i due avambracci fusi tra di loro per la riproduzione della famosa posa a braccia conserte peraltro molto pubblicizzata nelle foto promozionali e sulla confezione del modello stesso, assurdo quindi che il dettaglio di questo accessorio sia praticamente nullo e che non ci sia un minimo stacco tra il rosso dei due avambracci e delle mani che con una tenue sfumatura sarebbe sicuramente risultato più bello e verosimile. Gli spin cutter in questo caso sono fissi e non ruotano. Il display stand è semplice e pratico e permette, grazie alla dotazione di due aste di lunghezza differente, diverse modalità di esposizione (senza mach wing, con la mach wing o ancora con la mach wing e sollevato in sospensione a braccia conserte).

IN CONCLUSIONE:
L’alto contenuto in metallo, la grande posabilità ed i costi relativamente contenuti degli ultimi soc non componibili o trasformabili rendono anche questo Getter Dragon un modello certamente degno di nota e in grado di soddisfare per diversi motivi un po’ tutti i collezionisti. Dispiace che effettivamente le dimensioni siano un po’ troppo contenute, ma spero che, come ho già detto, tutto ciò sia stato fatto in previsione di un prossimo Shin Getter 1 in scala. Personalmente,considerato anche da quanto tempo desideravo avere una riproduzione del soggetto in questione,è rientrato nella mia top five dei modelli 2009 e non posso far altro che consigliarne l’acquisto.Entro un massimo di 70 euro tutto compreso credo che sia il prezzo da consigliare.Un affettuoso saluto a tutti gli utenti di Japanrobot, continuate a seguirci!

Mazingetter
(le foto sono state realizzate dall’autore dell’ articolo).