Editoriale – News

 

Era il lontano 28 maggio 2003 quando l’amico Fabio Novello registrava per la prima volta il sito www.japanrobot.it. All’epoca l’uso di internet per gli appassionati di collezionismo robotico era una vera e propria manna dal cielo.  Avere informazioni immediate sulla qualità di ciò che si andava a comprare e consigli sui prezzi consigliabili degli oggetti dei nostri desideri rappresentavano, in un’epoca assolutamente pionieristica per questo tipo di hobbby almeno in Italia, informazioni di una preziosità inimmaginabile.

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Caro chogokin ti scrivo. Bandai ladra?
Premessa: i prezzi di riferimento sono quelli di listino in yen (la situazione italiana è troppo disomogenea per essere presa in esame) senza iva giapponese (perché teoricamente non dovrebbe venire applicata a chi compra dall’estero, che paga invece le tasse doganali).
Poi tenete conto che nei recenti anni ci sono stati sbalzi di cambio non indifferenti, per cui meglio attenersi alla situazione giapponese. In questi ultimi mesi si è parlato molto di come i prezzi dei nostri modellini siano aumentati impennandosi, indicando come pietra dello scandalo il Golion/Voltron di Bandai venduto a 30000 yen. 

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Caro chogokin ti scrivo. Il futuro di Fewture.
Premessa: in questi articoli non discuterò delle case che sono fallite o che hanno smesso di produrre gokin. Non hanno saputo rimanere nel mercato e ciò è già di per sè una risposta.
Ma parliamo di Art Storm / Fewture. O meglio, parliamo di Taku Sato, noto anche come Robo-Shi (Professor Robot), un nickname che si guadagnò nel 1993 per via della qualità dei suoi garage kit.

 

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